Le Cronache Lucane

Raffaele LANGONE : lettera aperta al Governatore VITO BARDI

Presidente BARDI, la Giunta Regionale della Basilicata si appresta a discutere un possibile, anche se per molti discutibile, nuovo accordo

Presidente BARDI,
la Giunta Regionale della Basilicata si appresta a discutere un possibile, anche se per molti discutibile, nuovo accordo da sottoscrivere con le compagnie petrolifere per l’estrazione del petrolio dal sottosuolo lucano. A far parte dell’accordo devono esserci necessarie e stringenti tutele per i cittadini e per l’ambiente ma anche un significativo “rimborso economico storico” dovuto ai lucani”, da utilizzare, in primis, per la tutela delle vite di coloro che continuano a vivere e lavorare (fortunati loro) in Basilicata.

Questa la proposta : 

Terremoto prossimo venturo – Lettera aperta al Presidente della Regione Basilicata.

Signor Presidente della Regione Basilicata,
aumenta, con il passare del tempo, la probabilità che la nostra terra di Basilicata possa essere interessata da fenomeni tellurici di una certa entità.
Al fine di ridurre il numero delle possibili vittime che le probabili scosse telluriche potrebbero causare e al fine, altresì, di contenere i danni alle abitazioni, ai sistemi produttivi, agli impianti e alle strutture di pubblico interesse, sarebbe opportuno attivare azioni preventive attraverso esercitazioni vere da fare in ogni dove e con una certa frequenza, e ad utilizzare la tecnologia oggi disponibile per attivare processi di Early Warning sia sociale che produttivo.
Ma andiamo con ordine.

Molti comuni lucani hanno una classificazione sismica di 1° e 2° categoria, di pericolosità elevata, la prima categoria, potendosi verificare eventi molto forti, anche di tipo catastrofico.

Nella categoria 2, gli eventi sismici, seppur di intensità minore, possono creare gravissimi danni. Dunque, va da se che la prima prevenzione la si fa costruendo le nuove abitazioni con criteri antisismici che tengano conto della classificazione sismica del comune dove si costruisce. E quì nasce il primo problema. 

Dopo il terremoto del 1980 si sono ricostruite e soprattutto riparate le abitazioni dei centri storici dei comuni dell’area disastrata con criteri che tenevano conto della classificazione sismica di allora che era, per la maggior parte dei comuni, più bassa di quella in vigore oggi.

La maggior parte dei comuni rientrava nella classificazione di 2° categoria. Dal 2003 quegli stessi comuni rientrano nella classificazione di 1° categoria.

Dunque nei centri storici della maggior parte dei comuni del Marmo, del Melandro, del Vulture e dell’Alto Basento, compresa la città di Potenza, e del Lagonegrese, colpito dal terremoto del 1998, si è intervenuto riparando e consolidando le abitazioni, i laboratori artigiani, i negozi, le fabbriche e le strutture di pubblico interesse con criteri non idonei e meno sicuri rispetto alla classificazione sismica in vigore.

E la cosa non è di poco conto.

Per consolidare e riparare abitazioni in aree di seconda categoria occorrono interventi diversi da quelli necessari  nei comuni classificati in prima categoria.

Per rimediare a ciò Occorrerebbero delle risorse finanziarie notevoli che oggi lo stato non ha ma che in Basilicata potremmo avere grazie al PETROLIO. Come?.. E’ presto detto.
Le compagnie petrolifere dovrebbero versare nelle casse della Regione Basilicata, in aggiunta alle royalties annuali, che speriamo vengano finalmente utilizzate per fare sviluppo, delle royalties straordinarie tali da avere, in cinque anni, almeno tre  miliardi di euro. Ciò sarebbe doveroso, visto le bassissime royalties pagate finora.

Gli interventi realizzati in passato hanno certamente rinforzato le vecchie abitazioni, ma quei consolidamenti basteranno in caso di forti terremoti a salvare vite umane nei comuni oggi classificati di prima categoria? Ecco perchè occorrono le risorse aggiuntive del petrolio. Le compagnie petrolifere ce lo devono.

Questo perchè non ci sono oggi le risorse economiche pubbliche per poter integrare gli interventi antisismici fatti allora e necessari a rendere sicure le abitazioni e le strutture produttive e sociali riparate in quegli anni, secondo i criteri della riclassificazione sismica nel frattempo intervenuta. ( Norme Tecniche per le Costruzioni (Decreto Ministeriale del 14 gennaio 2008), in vigore dal primo luglio 2009)

Come muoversi nel frattempo?

L’obiettivo, come ovvio, deve essere quello di trovare soluzioni che in caso di scosse sismiche di una certa intensità, non facciano morti o che questi siano ridotti al minimo.

Ragioniamoci.

Lo stato delle attuali conoscenze non consente di prevedere con precisione dove come e quando si verificheranno i prossimi terremoti. Quello che però è possibile fare oggi è attivare, con il modo di costruire, con la tutela del territorio, con l’informazione, con le esercitazioni e con la tecnologia,  azioni di prevenzione e salvaguardia delle vite umane nonché di limitazione dei possibili danni alle strutture abitative, sociali e produttive.

Occorre realizzare in Basilicata, una rete sperimentale di sismografi diffusi su tutto il territorio regionale al fine di “segnalare per tempo” l’imminente arrivo di un terremoto. Occorre connettere ai pc di qualche centinaio di  lucani un dispositivo di rivelazione sismica in modo da realizzare il più grande ed utile network di rilevazione sismica europea. In pratica si devono distribuire alcune centinaia di minisensori in altrettante case e/o uffici pubblici. I sensori, che rimarrebbero sempre attivi, in caso di terremoto invierebbero istantaneamente un segnale al server centrale che a sua volta “allarmerebbe” le strutture della protezione civile, tutti gli enti collegati e la popolazione dell’imminente verificarsi di un evento sismico significativo.

La proposta si basa su un fatto fisico; i dati trasmessi sulla banda larga viaggiano più velocemente delle onde sismiche e quindi l’informazione di un imminente terremoto potrebbe arrivare in tempo per allertare i luoghi che stanno per essere colpiti. 

Si capirà immediatamente allora che un allarme che giunga alcune decine di secondi prima del sisma consentirebbe, ai cittadini che abitano nelle aree che stanno per essere interessate dall’evento sismico, di attivarsi per avere salva la propria vita e quella dei propri cari. 

C’è chi sostiene, come Paolo Gasperini del dipartimento di scienze fisiche dell’università di Napoli, che un sistema come quello proposto consentirebbe di  avere ben 20 secondi di vantaggio. Una eternità !! Chi ha vissuto il terremoto del 1980 sa che nei primi 8 –  10 secondi dal verificarsi del terremoto si è “imbambolati” dalla sorpresa e non si sa cosa fare e soprattutto.. il tempo non passa mai. Se al contrario i cittadini fossero informati ed addestrati, un segnale che avvertisse dell’arrivo di un imminente terremoto almeno 20 secondi prima del verificarsi della scossa sismica, salverebbe certamente tantissime vite umane perché la gente saprebbe cosa fare e come comportarsi. (La velocità a cui viaggia l’informazione a cavallo delle onde elettromagnetiche è di gran lunga superiore a quella delle onde sismiche. Lo scarto tra l’allerta e l’arrivo del terremoto varia da qualche secondo fino a un minuto e mezzo, a seconda della distanza a cui ci si trova dall’epicentro)

Una rete siffatta attiva un procedimento di EarlyWarning  e laddove è stata costruita, California e Giappone, ha l’obiettivo di ridurre, appunto, il numero di perdite di vite umane, di preavvertire la popolazione, di interrompere i processi industriali a rischio, di interrompere il traffico ferroviario, di prevenire un possibile danno grave agli impianti industriali, di prevenire gli incendi etc. etc.

Ovviamente il segnale di allerta è tanto più efficace quanto prima arriva al sistema di diffusione rispetto al verificarsi dell’evento sismico.

Nei pressi della faglia di Sant’Andrea, è stato attivato un sistema assai sofisticato di Early Warning  basato su  sensori inseriti in pozzi di grande profondità in grado anche di far guadagnare ulteriori secondi preziosi al sistema di allarme.

Noi in Basilicata abbiamo pozzi profondi, anzi profondissimi, quelli petroliferi di ricerca ed esauriti che arrivano oltre i 4.000 metri. Perché invece di tapparli non si pensa di utilizzarne qualcuno, oltre che per la geotermia profonda (speriamo), anche per un sistema di Early Warning anche sociale, e dunque tutto lucano, che comprenda oltre ai pozzi petroliferi profondi, anche la rete di simografi connessi ai pc di qualche centinaio di  lucani come in precedenza proposto? Sensori posti alla profondità dei pozzi petroliferi farebbero guadagnare diversi preziosissimi secondi necessari a salvare potenziali vite umane.

Il CNR  e l’Università di Basilicata redigano rapidamente il progetto. La Regione Basilicata chieda alle compagnie petrolifere che estraggono il petrolio  di accollarsene l’onere come ulteriore royalty da lasciare al territorio… E questa volta “il petrolio” servirà a salvare tante vite umane.

Però si faccia presto, rapidamente,.. senza se.. e senza ma.

Analogo progetto il CNR dovrebbe  presentarlo in tutte le altre regioni italiane dove si estrae gas e petrolio (Emilia Romagna, Sicilia, Marche etc). Modello lucano, appunto !!!

L’imperativo però è Fare presto.. perché ci sono alcuni  “modelli e  algoritmi” che indicano non molto lontana, dal punto di vista probabilistico, la data di un possibile forte terremoto. 

Dunque,in sintesi occorre tutelare il territorio, costruire con criteri antisismici, fare esercitazioni e impiegare la tecnologia disponibile.

 

Riflessioni – di Raffaele Langone

Postato 8th September 2016 da

 

 

 

Le Cronache Lucane
Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com