Dopo un anno di pianificazione, presto in Basilicata arriverà “l’infermiere” di parrocchia, una figura qualificata che, confrontandosi costantemente con un coordinatore parrocchiale di pastorale della salute, si incaricherà di attivare procedure e servizi utili per affrontare le tante realtà di sofferenza e di malattia che affliggono la società di oggi. Dopo un anno di pianificazione, questo lunedì l’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Conferenza episcopale italiana e l’Azienda sanitaria locale Roma 1 hanno firmato l’accordo per il relativo progetto. La sperimentazione partirà a settembre per il momento in tre regioni, Piemonte, Lazio e, per l’appunto, in Basilicata. Il senso della nuova figura è dato dalle parole di Don Massimo Angelelli, direttore l’Ufficio nazionale per la Pastorale della salute della Cei, che ha spiegato come funzionerà l’iniziativa: «Ci saranno due due figure di riferimento nell’ambito di questo progetto. La prima è un coordinatore parrocchiale di Pastorale della salute che contatterà le realtà sul territorio. La Asl manderà poi un suo infermiere qualificato e col coordinatore si incontreranno in parrocchia, per discutere dei problemi della cittadinanza e attivare le necessarie misure di intervento»
