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NICOLA ZINGARETTI: Basta col teatrino, Salvini e Di Maio si dimettano

Mentre loro giocano e difendono reciprocamente le loro poltrone l’Italia paga, oggi due miliardi di euro, domani probabilmente molto di più.

Basta col teatrino, Salvini e Di Maio si dimettano

Oggi per la prima volta, come noi denunciamo da tempo, il governo ha ammesso che dovranno tagliare importanti servizi ai cittadini e alle imprese per due miliardi di euro a causa della drammatica situazione in cui hanno portato i conti pubblici. Nel prossimo autunno tra clausole di salvaguardia IVA e sforamento dei conti derivanti dalla bassa crescita economica rischiamo una manovra correttiva da oltre 30 miliardi di euro. Ora basta. Così non possiamo andare avanti. Sono mesi che stiamo denunciando la gravità della situazione in cui questo governo ci ha portato e il pericolo di pesanti tagli ai servizi per i cittadini. Purtroppo il governo non sta facendo nulla per cambiare questo stato di cose. Il “decreto crescita” appare del tutto inadeguato a fronteggiare la gravità della recessione in cui è caduta l’economia italiana. Da quando sono in carica è crollata l’occupazione: 116 mila occupati in meno, di cui 88mila in meno a tempo indeterminato. L’Italia è andata in recessione e per il 2019 si prevede una contrazione dell’economia dello 0,2%, è crollata la fiducia delle imprese del 5% e quella dei consumatori è ai minimi degli ultimi 20 mesi, è diminuito dello 0,5% il reddito disponibile reale delle famiglie.
Uno scenario sconcertante che si aggrava con i tagli ai servizi che colpiranno cittadini e imprese. Ad oggi sono previsti tagli agli interventi per la competitività e lo sviluppo delle imprese per 631 milioni di euro, proprio in una fase di crisi economica in cui ci sarebbe più bisogno di questi interventi. Tagli alle politiche sociali (40 milioni di euro), una stangata sul trasporto pubblico locale da 300 milioni di euro che colpirà le classi sociali più fragili, quando, invece, dovremmo aumentare gli investimenti sulla mobilità anche per favorire una maggiore sostenibilità ambientale del nostro modello di sviluppo. Un taglio che avrebbe conseguenze devastanti sulla tenuta stessa del sistema del trasporto pubblico locale. Inoltre, tagli sul diritto allo studio (30 milioni di euro), all’università (40 milioni di euro), alla ricerca (30 milioni di euro), un errore madornale perché in un mondo in tumultuoso cambiamento è sempre più importante la qualità della formazione. Invece, in un paese dove la mobilità sociale è già così bassa, si rischia di trasformare il diritto universale a un’istruzione di qualità in un privilegio sempre più per pochi.

Il governo non si preoccupa di questo, stanno distruggendo il Paese mentre continuano a litigare su tutto dalla Tav, alla Cina, dall’autonomia regionale alle alleanze in Europa, dalle opere pubbliche alla politica economica, dai diritti delle donne a quelli della famiglia. Ci risparmino inutili sceneggiate mentre i cittadini e le imprese di questo Paese stanno continuando a pagare sulla propria pelle il dilettantismo e l’incapacità di questo governo. Anche perché nonostante i loro continui teatrini, alla fine Salvini regge la poltrona a Di Maio e Di Maio regge la poltrona a Salvini. Abbiano il coraggio di dimettersi perché l’Italia merita di più. Voltiamo pagina e facciamo ripartire il Paese.


Dobbiamo avere il coraggio di scelte radicali in grado di contrastare efficacemente le disuguaglianze, creando lavoro di qualità, puntando sul rilancio degli investimenti pubblici e privati, sulla lotta al cambiamento climatico, sui giovani, sulla riduzione delle differenze di genere. Occorre subito una svolta green. È quello che ci chiedono i milioni di ragazze e ragazzi di Friday 4 Future, che scendono in piazza per difendere il loro diritto al futuro. La svolta green per un Paese come l’Italia può diventare il più potente volano per lo sviluppo del lavoro e delle imprese se gestita in modo giusto, innovativo e inclusivo. Gli investimenti sono la chiave di una strategia nazionale per la piena e buona occupazione. Dobbiamo riportare, a regime, gli investimenti pubblici al 3% del PIL attraverso lo sblocco delle grandi opere già finanziate e il rilancio degli investimenti degli enti locali. Bisogna accelerare la capacità dello Stato di attuare quanto programmato e finanziato, anche reclutando nuovo personale con competenze tecniche. Dobbiamo incentivare gli investimenti privati con un rilancio di Impresa 4.0, e migliorare il trasferimento tecnologico tra mondo della ricerca pubblica e PMI. Inoltre dobbiamo lavorare a un grande piano per cambiare l’Europa cominciando da uno specifico bilancio dell’eurozona per perseguire politiche anticicliche sostenendo il lavoro e gli investimenti nei paesi in recessione. Il primo passo deve essere dotare l’area euro di una indennità europea di disoccupazione sulla linea della proposta avanzata dai governi italiani del Pd.

L’Italia ha bisogno di ricucire le proprie disuguaglianze territoriali, promuovendo un grande programma di rilancio del Mezzogiorno, delle aree interne e delle periferie urbane. Investire sull’istruzione e sulla conoscenza, dai servizi per l’infanzia a una dote per i giovani provenienti da famiglie meno abbienti attivabile a 18 anni per finanziare un progetto formativo o imprenditoriale. È necessario accelerare gli investimenti nell’edilizia e nella digitalizzazione delle scuole.

Dalle nostre scelte sulla scuola pubblica dipenderà la capacità dei cittadini, in particolare dei più giovani, di affrontare il futuro e l’innovazione come un’opportunità e non come una minaccia. Ci batteremo per “quota 10”, 10 miliardi in più per il fondo sanitario nazionale nel prossimo triennio per garantire e incrementare i livelli essenziali di assistenza e assumere 100 mila nuovi operatori nella sanità pubblica italiana. Perché la spesa sanitaria non è un costo, ma un investimento.

Le risorse per fare questo ci sono, in parte sono già stanziate e andrebbero solo usate meglio. Altre risorse possono essere recuperate dal taglio dei sussidi dannosi per l’ambiente, da una più efficace azione di contrasto all’evasione fiscale, da un’attenta operazione di revisione della spesa pubblica e da un migliore utilizzo delle risorse europee. Tutte azioni scomparse dalle politiche dell’attuale governo. Serve tutto questo per costruire una nuova speranza, per portare il Paese fuori dalla crisi economica e di fiducia in cui questo Governo l’ha cacciata.

Mentre loro giocano e difendono reciprocamente le loro poltrone l’Italia paga, oggi due miliardi di euro, domani probabilmente molto di più.

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