Le Cronache Lucane

ANCHE LAURA BOVOLI E TIZIANO RENZI PROVANO L’ESPERIENZA DEGLI ARRESTI DOMICILIARI

L’INCHIESTA DI FIRENZE
Fatture false, i genitori di Renzi agli arresti domiciliari 18 febbraio 2019

Secondo la tesi dell’inchiesta della Procura di Firenze, che nell’aprile scorso ha notificato ai tre l’avviso di chiusura delle indagini preliminari i Renzi attraverso un presunto giro di fatture false avrebbero agevolato un «sistema» ideato dall’imprenditore Luigi Dagostino, ex dominus della società Tramor, per frodare il fisco.

Tiziano Renzi e Laura Bovoli, il papà e la mamma di Matteo Renzi agli arresti domiciliari

I reati contestati: bancarotta fraudolenta e false fatturazioni. Sono accusati di aver provocato «dolosamente» il fallimento di tre cooperative dopo averne svuotato le casse. Tra gli indagati anche l’ex autista del camper per le primarie dell’ex premier

«Omessi versamenti»
Il primo a indagare su questo “sistema” è stato il pubblico ministero di Cuneo Pier Attilio Stea con accertamenti sulla “Direkta Srl”. Gli atti sono stati poi trasferiti alla Procura di Firenze proprio per i rapporti con la “Eventi 6” e adesso si è deciso di procedere con gli arresti per evitare che lo stesso “modus operandi” venga applicato ulteriormente. Nel capo di imputazione è infatti specificato che «gli indagati cagionavano il fallimento della società per effetto di operazione dolosa consistita nell’ aver omesso sistematicamente di versare i contributi previdenziali e le imposte»

Tre cooperative
La clamorosa svolta dell’indagine – condotta dal procuratore Giuseppe Creazzo, dall’aggiunto Luca Turco e dal pubblico ministero Christine Von Borries – era arrivata nell’autunno scorso grazie all’esame della documentazione acquisita presso la “Eventi 6” che portava a tre cooperative: “Delivery”, “Europe service Srl” e “Marmodiv”. Queste ultime due furono perquisite nei mesi scorsi e il materiale sequestrato – libri contabili, fatture, contratti – avrebbe corroborato l’ipotesi accusatoria convincendo i magistrati e chiedere l’arresto dei coniugi Renzi per il timore di inquinamento delle prove, ma anche per la reiterazione del reato. Il giudice ha ritenuto fondato il sospetto secondo cui le cooperative «non hanno alcuna vita sociale, ma vengono costituite soltanto come schermo per altri affari»

Tiziano Renzi e Laura Bovoli sono agli arresti domiciliari. Il provvedimento di cattura per i genitori dell’ex premier è stato eseguito dalla Guardia di Finanza per i reati di bancarotta fraudolenta e false fatturazioni.

I genitori di Renzi a processo: «fatture false»
Sotto la lente 160 mila euro versati dal «re degli outlet» Dagostino. Intercettato diceva: «Lo so benissimo che questo è un lavoro che valeva al massimo 50-60-70 mila euro. Ma se tu me ne chiedi 130 e sei il padre del presidente del Consiglio mi posso mettere a discutere con te e chiederti lo sconto?»

Entrambi sono accusati di aver provocato «dolosamente» il fallimento di tre cooperative dopo averne svuotato le casse ricavando così in maniera illecita svariati milioni di euro. Sono aziende collegate alla “Eventi 6”, la società di famiglia già finita sotto inchiesta proprio per una gestione allegra e la sparizione di fondi. Con loro è stato arrestato anche Gian Franco Massone, vicepresidente di una delle coop.

LA RISPOSTA A CALDO DI MATTEO RENZI

“Sono costretto ad annullare la presentazione del libro a Torino per una grave vicenda personale. Da circa un’ora mio padre e mia madre sono ai domiciliari. Ho molta fiducia nella giustizia italiana e penso che tutti i cittadini siano uguali davanti alla Legge. Dunque sono impaziente di assistere al processo. Perché chi ha letto le carte mi garantisce di non aver mai visto un provvedimento così assurdo e sproporzionato. Mai.
Adesso chi crede nella giustizia aspetta le sentenze. Io credo nella giustizia italiana e lo dico oggi, con rispetto profondo, da servitore dello stato.
Arriveranno le sentenze e vedremo se questi due cittadini settantenni, incensurati, sono davvero i pericolosi criminali che meritano – oggi, casualmente proprio oggi – questo provvedimento. Arriveranno le sentenze e misureremo la credibilità delle accuse. Arriveranno le sentenze e vedremo chi è colpevole e chi no.
Da rappresentante delle Istituzioni difendo lo Stato di diritto e chiedo a tutti di credere nella giustizia.
Da figlio sono dispiaciuto per aver costretto la mia famiglia e le persone che mi hanno messo al mondo a vivere questa umiliazione immeritata e ingiustificata. Se io non avessi fatto politica, la mia famiglia non sarebbe stata sommersa dal fango. Se io non avessi cercato di cambiare questo paese i miei oggi sarebbero tranquillamente in pensione.
Dunque mi sento responsabile per il dolore dei miei genitori, dei miei fratelli, dei miei figli e dei miei nipoti. I dieci nipoti sanno però chi sono i loro nonni. Sanno che possono fidarsi di loro. E sanno che ciò che sta avvenendo è profondamente ingiusto.
Ma voglio che sia chiaro a tutti che io non mollo di un solo centimetro. La politica non è un vezzo personale ma un dovere morale.
Se qualcuno pensa che si possa utilizzare la strategia giudiziaria per eliminare un avversario dalla competizione politica sappia che sta sbagliando persona. Non ho mai avuto così tanta voglia come stasera di combattere per un Paese diverso e per una giustizia giusta. Chi ha letto le carte dice che di questa storia si parlerà a lungo e che siamo davanti a una decisione assurda. Io non ho letto le carte, aspetto le sentenze. So però ciò che hanno fatto in questi anni alla mia famiglia. E mi basta per dire che non accetteremo nessun processo nelle piazze o sul web. I miei genitori si difenderanno in aula, come tutti i cittadini. Io continuerò a combattere per questo Paese, forte della mia onestà. Forte delle mie idee. Forte dell’affetto di tanta gente che sa perfettamente che cosa sta accadendo.”

LE INTERCETTAZIONI

“Tiziano, cioè chiama chi vuoi, i conti son questi, son 300.000 da pagare e da pagare subito”, dice l’amministratore della Marmodiv. E’ il giugno del 2018. I conti di una delle tre società dei Renzi nel mirino dell’inchiesta, stanno traballando. Tiziano Renzi, ricostruiscono i finanzieri, ha affidato la gestione della società al suo «uomo», Giuseppe Mincuzzi, uno dei 15 indagati. La finanza ascolta. Sente i malumori di un altro collaboratore, Daniele Goglio, estraneo all’inchiesta: per fare un favore a Tiziano ha preso in mano la Marmodiv. “Ma se gli vuoi dare un bel consiglio digli ‘Tizià stattene a casa e non fare più niente’”, dice a Goglio un amico. La conversazione è captata il 15 maggio. La sera prima, delle aziende dei Renzi hanno parlato a Report. “Hai visto ieri sera Report che c. di casino?” dice Goglio. “Speriamo che non ti vengano a chiamare pure a te”, commenta il suo interlocutore. “Diciamo che bisogna trovare una soluzione per sistemarla sta cosa. E lì ce l’hanno con il figlio, si è intestardito”. Goglio si aspetta comunque che il favore che sta facendo al padre dell’ex premier, un giorno gli tornerà utile. Ne parla al telefono con un’amica: “Comunque oh mi ha detto chiaramente Tiziano, se hai bisogno di qualsiasi cosa… a parte che mi ha illustrato quello che sta facendo, poi ti racconto con calma, già da luglio inizieremo con diversi lavori… ma a parte quello lui mi ha detto ‘guarda nel frattempo capisco che ti ho messo in una situazione di disagio, si sta parlando di Marmodiv, quindi tu dimmi cosa ti serve che io te lo giro’ e io gli ho detto ‘vabbò fammi fare due conti e poi ne parliamo’… Mi fa se tu ti fidi della mia parola io ti garantisco che il piacere che tu mi stai facendo, che per me è un grossissimo piacere, io assolutamente…”. La Marmodiv, che distribuisce volantini pubblicitari, ha avuto grane con l’Esselunga, che ha contestato un lavoro. Dell’accaduto, Tiziano ne parla con il genero Andrea Conticini. Tiziano: “No mi ha detto la Matilde che c’è stata una contestazione forte di Esselunga”. Conticini: “Sì sì abbastanza”. Tiziano: “Ma è risolvibile?”. Conticini. “Risolvibile è risolvibile.. quello che rompe le scatole è che ci raccontano c. in cooperativa e soprattutto che loro sanno perfettamente il tragitto che va dalla sede quindi dall’Osmannoro per intenderci fino a Montecatini Alto che è la strada che fa il controllore per venire a lavorare e tornare a casa in moto sono le zone che lui controlla tutte le distribuzioni…”. Tiziano: “Ma bisogna mandar via Pino, e metter quell’altro, dal 1° maggio bisogna che Pino vada a Roma e che la gestione le faccia quell’altro… gli si dice guarda si è cambiato gerenza proprio perché non ci davano risposte giusto, capito?”.

“Mai vista una cosa del genere: arresti domiciliari a due persone prossime ai 70 anni per fatti asseritamente commessi al più tardi nel 2012. Ci riserviamo ogni valutazione sul merito alla lettura completa delle carte”, commenta l’avvocato Federico Bagattini, già legale dei coniugi Renzi nel processo per false fatturazioni con l’imprenditore Luigi d’Agostino, (il re degli outlet di lusso) che comincia il mese prossimo. Bagattini è stato uno dei primi ad accorrere a Rignano, quando la guardia di finanza, intorno alle 19, è arrivata a casa di Renzi senior e Laura Bovoli. Nelle 95 pagine dell’ordinanza, i pubblici ministeri hanno annotato le distrazioni dei beni delle società, trascritto le conversazioni al telefono e le mail sequestrate nel corso di varie perquisizioni che si sono susseguite negli anni. Ma nessuno pensava che sarebbe scoppiata questa bomba. Per i Renzi comincia un’altra battaglia giudiziaria, forse la più dura. Con loro e Massone, anche se in posizioni più defilate, altri 12 indagati: oltre all’«autista» Bargilli, i membri dei vari cda Pier Giovanni Spiteri, Simone Verdolin, Pasqualino Furii, Gianfranco Massone, Pierpaolo Fasano, Alberto Ansaldo, Paolo Terreni, Giuseppe Mincuzzi, Carlo Ravasio, Aldo Periale, e l’avvocato Luca Mirco.

All’origine dell’inchiesta fiorentina ci sarebbero due fatture di 140mila e 20mila euro emesse dalla Eventi 6, società dei genitori dell’ex premier, alla società di Luigi D’Agostino. Gli accertamenti hanno poi portato a scoprire molti altri documenti sospetti. Tra gli indagati c’è anche Roberto Bargilli, detto Billi, renziano di ferro nonché autista della campagna delle primarie in camper e numerose le intercettazioni che riguardano anche il cognato di Matteo, Andrea Conticini. L’attenzione dei pm, Christine Von Borries e Luca Turco, è tutta concentrata su tre società, tra le tante, dei Renzi: Delivery, Marmodiv, Europe Service srl. Società che, secondo il gip Angela Fantechi che ha firmato l’ordinanza, “non hanno alcuna vita sociale, ma vengono costituite soltanto come schermo per altri affari”. La Marmodiv, ad esempio, era già sotto l’esame del tribunale fallimentare di Firenze, ma i Renzi se n’erano liberati prima che le casse facessero crac. Questa inchiesta, condotta dalla guardia di finanza, ha puntato i fari molto indietro, sino al 2012, e ha accatastato una dopo l’altra una serie di bancarotte e false fatture che, nel numero, hanno formato un castello accusatorio che ha spinto il giudice a riconoscere la sussistenza delle esigenze cautelari. Sempre secondo il gip, che ha recepito le richieste della procura guidata da Giuseppe Creazzo, “gli indagati cagionavano il fallimento della società per effetto di operazione dolosa consistita nell’aver omesso sistematicamente di versare i contributi previdenziali e le imposte”.

“Un’altra strada” è quella che ha preso improvvisamente l’inchiesta sulle ipotesi di bancarotta delle imprese della famiglia Renzi. Dalle (note) richieste di fallimento, agli arresti domiciliari: un’accelerazione decisa nelle indagini della procura di Firenze, che ieri sera, alle sette, si è concretizzata in due misure cautelari clamorose. Tiziano Renzi e Laura Bovoli, i genitori dell’ex premier Matteo, sono finiti agli arresti domiciliari. Con loro, anche Mariano Massone, il socio genovese con cui Tiziano era già finito sotto processo nel capoluogo ligure.

Arresto genitori di Renzi, le intercettazioni: “Tiziano, sono 300mila da pagare subito”  – Fonte : LA NAZIONE

I contenuti dell’ordinanza di arresto per i genitori di Renzi – Fonte:  Lettera43

Si compone di 97 pagine l’ordinanza con cui il Gip di Firenze, Angela Fantechi, ha disposto gli arresti domiciliari nei confronti dei genitori di Matteo Renzi. La misura di custodia cautelare a carico di Tiziano Renzi e Laura Bovoli, secondo il giudice, è necessaria perché «sussiste il concreto e attuale pericolo che gli indagati commettano reati della stessa specie di quelli per cui si procede (tributari e fallimentari)». Un rischio che «emerge dalla circostanza che i fatti per cui si procede non sono occasionali e si inseriscono in un unico programma criminoso in corso da molto tempo, realizzato in modo professionale».

 LE CONDOTTE CONTESTATE AI CONIUGI RENZI

Inoltre, nei confronti degli indagati finiti ai domiciliari, tra i quali figura anche l’imprenditore ligure Mariano Massone, «non è allo stato ipotizzabile la concessione della sospensione condizionale della pena», vista la «gravità concreta dei reati per cui si procede e la loro esecuzione in un contesto temporale rilevante». Per quanto riguarda le società sul cui fallimento la procura di Firenze vuole fare chiarezza, il Gip ha osservato come «il modus operandi adottato da Tiziano Renzi e Laura Bovoli affinché Eventi 6 potesse avere a disposizione manodopera senza essere gravata di oneri previdenziali ed erariali, è consistito nel costituire e nell’avvalersi delle cooperative Delivery Service, Europe Service e Marmodiv poi destinandole all’abbandono non appena essere raggiungevano uno stato di difficoltà economica, più che prevedibile in considerazione che sulle stesse gravava l’onere previdenziale, e con riferimento a Marmodiv anche l’onere fiscale derivante dall’emissione di fatture per operazioni inesistenti al fine di consentire l’evasione di imposta a Eventi 6». Sempre con riferimento alla posizione di Tiziano Renzi e Laura Bovoli, quindi, il Gip ha ritenuto opportuno porre in evidenza «condotte volontarie realizzate non per fronteggiare una contingente crisi di impresa», quanto piuttosto «finalizzate a massimizzare il proprio profitto personale con ricorso a strategie di impresa che non potevano non contemplare il fallimento delle cooperative» stesse.

NELLE INTERCETTAZIONI SI PARLA DI UN BUCO DI 300 MILA EURO Nell’ordinanza del Gip sono riportate anche le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche più significative ai fini dell’inchiesta. In una di queste, in particolare, si parla di un «buco di 300 mila euro» nei conti della cooperativa Marmodiv. Un ammanco che – scrive il Gip – «sarebbe da attribuire alla gestione» di una persona indicata come «l’uomo di Tiziano Renzi». Nella conversazione intercettata, uno dei due interlocutori racconta all’altro di un incontro avuto con il padre dell’ex premier, nel corso del quale avrebbe detto a quest’ultimo: «Tiziano, c’e da pagare i fornitori, c’e un buco da 300 mila euro […] Tiziano, chiama chi vuoi, i conti son questi […] hai due soluzioni, trovare 300 mila euro, trovali con le banche, trovali con… metticeli tu, fai quello che vuoi, gli ho detto, trovali ma trovali». Nell’ordinanza si dà conto, inoltre, di una mail inviata da Tiziano Renzi alla moglie, nella quale lo stesso Renzi senior spiega il metodo da seguire per fare utili con la Eventi 6. L’oggetto recita: «Contratto per il 10% a todobien». E nel corpo della missiva si legge: «Occorre predisporre un contratto che preveda questo compenso in base a un lavoro potenzialmente contestabile, anche se il contratto deve essere apparentemente non punitivo. Chiaramente per i clienti che Eventi 6 passerà come realizzazione alla cooperativa Marmodiv. Contemporaneamente creiamo una nuova cooperativa e la mettiamo pronta. Quando abbiamo preso in mano i lavoratori e abbiamo capito, facciamo il blitz, cambiamo il presidente e chiudiamo Marmodiv per mancanza di lavoro che nel frattempo, dall’oggi al domani, lo dirottiamo alla nuova».

La vignetta di Mario Bochicchio:

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