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MANUEL BORTUZZO : NON MI ARRENDO

Verosimilmente i medici scioglieranno la prognosi tra oggi e domani e le sue dimissioni potrebbero essere più veloci del previsto. La famiglia, supportata dalla Federazione nazionale di nuoto, è alla ricerca di una struttura riabilitativa dove trasferire Manuel. «Quello che ora conta – conclude il papà – è far di tutto per aiutarlo a riprendersi». Tra i centri che si stanno valutando, c’è il Santa Lucia di Roma ma anche l’istituto di Montecatone a pochi chilometri da Imola.

Manuel Bortuzzo riconosce chi sparò. Stupore davanti alle foto: «Perché l’ha fatto?»
di Camilla Mozzetti
Quando papà Franco gli mostra le fotografie, Manuel sgrana gli occhi e dice: «Sono loro, questi due uomini mi hanno sparato». Li riconoscerebbe tra mille volti, Lorenzo Marinelli e Daniel Bazzano, che la sera di sabato scorso in via Menandro (quartiere Axa a sud di Roma) hanno sparato contro di lui fuggendo poi a bordo di uno scooter.
Manuel Bortuzzo, le indagini proseguono: sotto la lente la criminalità di zonaLa giovane promessa del nuoto, a cui i medici hanno diagnosticato una lesione irreversibile del midollo spinale perché il proiettile di quella calibro 38 si era conficcato nell’undicesima vertebra, chiede al papà di guardare ancora quelle immagini e dice: «Non li avevo mai visti prima». «Ma perché – domanda – hanno sparato contro di me?». Papà Franco si riserva qualche secondo prima di parlare. Fa un grande respiro e prova a dare un senso a quella risposta che non dà consolazione perché non ne esiste una sola: «Hanno detto di aver sbagliato ma sta tranquillo – gli dice – li hanno arrestati». 

«ERRORE? USCIRE ARMATI NO?»

È solo in quel preciso momento che lo sguardo di Manuel riprende vita: «Sono contento» commenta il diciannovenne muovendo poi la mano a chiedere al padre di metter via il telefono con le foto dei due aggressori – rinchiusi ora nel carcere di Regina Coeli con l’accusa di tentato omicidio aggravato dalla premeditazione e dai motivi abietti – perché adesso c’è altro a cui pensare. Proprio il papà, che ieri ha incontrato gli agenti della Squadra Mobile e il Questore Guido Marino ringraziando le autorità per il lavoro svolto, taglia corto: «Quei due ora vogliono chiedere scusa ma potevano costituirsi subito, adesso non è possibile pensare al perdono, sono imbarazzato soprattutto per cosa dicono: “è stato un errore”, non è stato uno sbaglio, invece, prendere un’arma e andare a sparare ad un ragazzo».

Manuel riconosce chi sparò: stupore davanti alla foto: «Perché lo ha fatto?»

© Internet (altro) Manuel riconosce chi sparò: stupore davanti alla foto: «Perché lo ha fatto?»

«POSSO AVERE LA CIOCCOLATA?»

Le condizioni cliniche di Manuel intanto migliorano con il passare delle ore e anche se il diciannovenne ancora fa fatica a parlare, nel primo pomeriggio chiede ai medici di accontentare una sua piccola passione: «Posso avere un po’ di cioccolata?». Viene accontentato: mangia un “Twix”, scherza con i fratelli – Michelle, Jennifer e Kevin – abbraccia mamma Rossella e anche la pediatra di famiglia, che è arrivata da Treviso solo per lui, e saluta i compagni di nuoto che restano dall’altra parte del vetro nel reparto di Terapia intensiva. Manda un bacio a Martina, la sua fidanzata che quella notte era con lui di fronte al distributore di sigarette quando l’ha visto accasciarsi dopo la sparatoria. La ragazza risponde creando la forma di un cuore con le mani mentre al campione Gabriele Detti, che si allenava con lui al Centro federale di Ostia, il diciannovenne manda un messaggio vocale: «Ti riprendo alla prima occasione». 

«NON MI ARRENDO»

Non si arrende Manuel, il suo allenamento più duro è iniziato non appena ha riaperto gli occhi e compreso la sua condizione. Non lo spaventa il futuro che lo attende: «Ce la faccio sai? Io non mollo» dice a Massimiliano Rosolino che nel pomeriggio lo va a trovare dopo la visita del presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, e prima di stringere la mano alla sindaca Virginia Raggi che ha dato mandato all’Avvocatura capitolina di valutare la possibilità di costituire il Campidoglio come parte civile nel processo che lo riguarderà. 

Verosimilmente i medici scioglieranno la prognosi tra oggi e domani e le sue dimissioni potrebbero essere più veloci del previsto. La famiglia, supportata dalla Federazione nazionale di nuoto, è alla ricerca di una struttura riabilitativa dove trasferire Manuel. «Quello che ora conta – conclude il papà – è far di tutto per aiutarlo a riprendersi». Tra i centri che si stanno valutando, c’è il Santa Lucia di Roma ma anche l’istituto di Montecatone a pochi chilometri da Imola.

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fonte IL MATTINO :

Manuel non potrà più camminare. È il drammatico responso dei medici che hanno in cura il ragazzo ferito da un colpo di pistola la notte tra sabato e domenica alla periferia sud di Roma e che ora lotta nel reparto di terapia intensiva del San Camillo. Vent’anni, un talento del nuoto che ora deve fare i conti con un futuro spezzato da un proiettile che gli ha lesionato il midollo. «La possibilità di riacquisto del movimento delle gambe con le conoscenze mediche attuali non è possibile», ha spiegato Alberto Delitala, direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell’ospedale romano. Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, promette la cattura dei responsabili, mentre sul fronte delle indagini resta sempre in campo l’ipotesi dello scambio di persona. Le indagini si concentrano su una gang di pugili legata alla Camorra.

Intanto al San Camillo i familiari di Manuel restano col fiato sospeso, in attesa di avere notizie sullo stato di salute del nuotatore. «Nonostante la decompressione del midollo, eseguita con i mezzi più avanzati, il midollo spinale non conduce», recitava l’ultimo bollettino medico di questa mattina nel quale si parlava di «lesione midollare completa». Il prossimo passo, dunque, sarà quello del risveglio di Manuel per poi organizzare il trasferimento in un centro di riabilitazione «per consentire al paziente di riprendere una vita anche in presenza di una lesione midollare». Per il momento la prognosi resta riservata, bisognerà «attendere ancora qualche giorno per dichiararlo fuori pericolo» perché – spiegano i medici – «le complicanze sono ancora possibili in questa fase». «Se il decorso continua senza complicanze pensiamo nei prossimi giorni di tentare la riduzione della sedazione e un risveglio del ragazzo» ha detto Emiliano Cingolani, anestesista e responsabile Centro Rianimazione 1 del San Camillo.
Manuel Bortuzzo, Filippo Magnini gli scrive su Instagram: «Non mollare»

Sulla drammatica notte di sabato scorso proseguono le indagini degli agenti della Squadra Mobile che stanno stringendo sempre più il cerchio sui due autori dell’agguato nonostante un clima di omertà che sembra avvolgere il quartiere. Oggi sono stati ascoltati diversi testimoni della violenta rissa scoppiata nel pub dell’Axa, alla quale è seguita poi la sparatoria da parte di due uomini su uno scooter. Gli investigatori hanno sentito più volte la fidanzata di Manuel ma anche gli amici del ragazzo. Dai loro racconti sembra essere escluso il suo coinvolgimento nella rissa, cosa che confermerebbe dunque l’ipotesi dello scambio di persona. Sotto la lente dei poliziotti ci sono gli ambienti che gravitano attorno al quartiere di Acilia, in particolare nella zona delle case popolari. Chi ha premuto il grilletto potrebbe aver confuso Manuel con qualcuno che poco prima aveva preso parte alla rissa dall’altro lato della piazza. Alcuni dipendenti hanno raccontato che qualche protagonista della violenta rissa era già stato in quel locale in passato e aveva avuto un’altra lite. Tra loro potrebbe esserci anche qualche ex pugile.
«Sono vicino a Manuel e alla sua famiglia, stiamo facendo tutto il possibile perché i delinquenti che hanno sparato siano presi e messi in galera», ha detto oggi il ministro Salvini mentre Luca Zaia, governatore del Veneto, regione di cui è originario Manuel Bortuzzo, ha definito la vicenda «allucinante» ed «indegna di un Paese civile». «Non siamo il far west», ha detto. Al giovane sono arrivati anche tantissimi messaggi tramite social. Tra questi anche quello di Filippo Magnini, ex stella azzurra del nuoto italiano. «Forza e coraggio Manuel! – ha scritto su Instagram – lotta e non mollare mai».

«Quel motorino nero è spuntato dal nulla. Manuel e io eravamo di spalle. Pioveva. Avevamo i giacconi tirati su. All’improvviso lui si è girato verso di me e ha gridato “Mi hanno sparato, chiama Alessandro”, il suo amico, e si è accasciato a terra. Ho temuto che fosse morto». Martina, 16 anni, la fidanzata di Manuel Mateo Bortuzzo, la promessa del nuoto 19enne a cui sabato notte due giovani su uno scooter hanno sparato in piazza Eschilo, all’Axa, quartiere a pochi chilometri da Ostia, ieri pomeriggio è stata nuovamente ascoltata dagli agenti della Squadra Mobile. Il quarto interrogatorio dal fattaccio, uno dei quali anche con l’aiuto della psicologa. La ragazzina, anche lei nuotatrice, accompagnata dalla mamma, ripete: «Noi con la rissa al pub e gli spari non c’entriamo niente». Le sue parole sono state ancora una volta messe a verbale nel fascicolo che gli investigatori invieranno alla pm Elena Neri. «Non saprei riconoscerli», ha chiarito.

I MOVENTI
La Procura vuole essere certa che si sia trattato di uno scambio di persona, che Manuel abbia preso davvero la pallottola al posto di qualcun altro, probabilmente una persona che era stata coinvolta poco prima in una rissa al pub irlandese in cima alla piazza. Si indaga, infatti, anche per escludere che dietro agli spari possano esserci altri moventi. Per questo i poliziotti hanno insistito chiedendo quali fossero le frequentazioni di Manuel e anche di Martina.

«Con Manuel ci vediamo da pochissimo – ha raccontato la ragazzina – lui era arrivato a Roma in autunno, conosceva solo noi del nuoto e della foresteria della Guardia di Finanza dove alloggiava. No, non so neanche chi fosse la sua ragazza precedente». Gli investigatori hanno voluto sapere anche di lei. «Il mio ex ragazzo è fuori Roma, è andato al funerale del nonno a Napoli. È un tipo per bene che non ha mai avuto attriti con Manuel o altri», ha risposto. Gli inquirenti non vogliono lasciare nulla al caso almeno finché non avranno tutti gli elementi per inchiodare i responsabili. Ieri in Questura sono stati ascoltati diversi testimoni. Tra questi una persona ritenuta coinvolta nella rissa, ma che ha negato di averne preso parte, nonostante alcuni graffi sul volto. Le indagini puntano a una gang di pugili che si allenano nelle palestre di zona con aderenze ai clan dei Casalesi che spadroneggiano ad Acilia, la borgata limitrofa alla residenziale Axa. Gente che farebbe parte del giro dei pusher delle case popolari del “Villaggio” che una volta ospitava i profughi giuliano dalmati – in queste ore passato al setaccio dalla polizia di Ostia – e che già in passato è incappata in controlli per armi e cocaina.

Personaggi che non disegnano di andare in giro con il “pezzo” (la pistola) al seguito, stile Gomorra. Anche un ex pugile professionista frequentatore del pub è stato sentito dalla polizia, ma risulterebbe estraneo alla vicenda. Chi ha premuto il grilletto potrebbe avere le ore contate. Intanto Manuel resta ricoverato in prognosi riservata all’ospedale San Camillo. Ieri i medici hanno abbassato la dose di sedativo per capire come reagiva dopo l’intervento per l’asportazione del proiettile che si era conficcato all’altezza dell’undicesima vertebra. Il ragazzo si è così svegliato per qualche minuto e ha riconosciuto la madre, facendo qualche piccolo movimento con gli occhi e le dita. «Mi ha stretto la mano e l’ho abbracciato, mi ha riconosciuto», ha detto mamma Rossella al presidente della Federnuoto Paolo Barelli che anche ieri è andato in ospedale. 

LE CONSEGUENZE
A preoccupare ora sono le conseguenze sulla mobilità del giovane atleta. Il timore è che Manuel non riprenda a camminare. «Non ci sono segni di ripresa agli arti inferiori», ha detto ieri il direttore dipartimento di Neuroscienze, il professor Alberto Delitala, che lo ha operato. Il ragazzo sarà comunque sottoposto a una risonanza magnetica e ad altri accertamenti per avere un quadro esatto della situazione. Al San Camillo è tornata anche Martina ieri sera, attorno a lei Alessandro e le amiche per le quali «se dopo la festa dei 18 anni di Laura non ci fossimo tolti i vestiti eleganti per rimetterci tuta e scarpe da ginnastica, forse Manuel non sarebbe stato scambiato per un altro». E la mamma di Laura: «Gli hanno sparato mentre la polizia era al pub, un agente mi ha detto che forse lo scooter era passato anche davanti a loro. Vanno presi».

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