C’è una storia, una vita di arte e di lotta alla mafia e c’è un regista lucano che ha fatto di questa vita un film. Si tratta del murese Renato Lisanti, che con tenacia e passione ha realizzato la sua pellicola cinematografica, riconosciuta di interesse culturale dalla commissione per la cinematografia del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali. ll film “Il Pittore della Tenda” è stato già presentato a Bologna in anteprima mondiale ma ora torna nella sua terra, prima al Bella Basilicata Film Festival e poi proprio a Muro, dove è stato proiettato in due serate con grande partecipazione e coinvolgimento dei concittadini. Il documentario è stato selezionato per la sezione “storie italiane”, dedicata a personaggi e storie che hanno influenzato significativamente il panorama culturale italiano. Il pittore della tenda allestiva anche una scena a grandezza naturale che rappresentava l’omicidio di suo padre: un corpo, disteso bocconi sulla terra che lavorava, un albero di limoni, un’impronta sul terreno, una schiena crivellata di colpi. Un pugno nello stomaco che ha spesso suscitato polemiche e censure. È la scena di come lui, Emanuele Modica 24 enne, trovò suo padre quel tragico mattino del 1961, un’installazione ora visibile nella sua casa-museo. Per trent’anni ha girato l’Italia a bordo di un furgone, carico di idee e di storie. Sempre in corsa, lontano dalle istituzioni e dai galleristi, ovunque volesse fermarsi issava una grande tela verde e allestiva la sua mostra. Con un unico obiettivo: sfidare la mafia e vendicare con l’arte l’assassinio di suo padre.
