Sono state depositate le motivazioni della sentenza seguita all’udienza del 26 novembre 2018 presso la Suprema Corte di Roma, sul ricorso di Marcello Pittella contro le decisioni del Tribunale del Riesame di Potenza sulle misure cautelari nell’ambito dell’inchiesta sulla Sanità lucana della Procura di Matera. Per la Cassazione l’ordinanza del Riesame “si caratterizza per una serie di affermazioni che non superano il confine meramente congetturale” Inchiesta Sanità. Motivazioni Cassazione: nessun indizio che giustifichi arresto di Pittella
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Secondo quanto riportato nel documento della quinta sezione penale della Corte di Cassazione il tribunale del Riesame del capoluogo lucano
“non ha individuato elementi indiziari dai quali desumere che Pittella abbia fatto sorgere”
o “rafforzato il proposito criminoso nei coindagati”
inoltre “non è motivato nell’ordinanza il pericolo di inquinamento delle prove e quanto al pericolo di reiterazione, basato sulla possibilità di ricoprire nuovi incarichi, il giudice non può spingersi fino a -ritenere adeguata una misura cautelare per comprimere l’esercizio del diritto costituzionale di elettorato passivo-”
Secondo l’accusa, Marcello Pittella nella sua veste di governatore della Regione Basilicata avrebbe istigato i suoi coindagati a pilotare concorsi e nomine nella sanità a favore dei candidati a lui più graditi: il suo coinvolgimento nell’ipotesi accusatoria sarebbe un “concorso morale” e di “dolo eventuale”
Il riesame del Tribunale di Potenza, il 19 luglio 2018, aveva motivato le esigenze cautelari dei domiciliari a Lauria, sostituiti poi a settembre con il divieto di dimora a Potenza con il pericolo di inquinamento delle prove e di reiterazione, derivante dalla possibilità del governatore, di assumere nuovi incarchi politici.
Per la Cassazione invece l’ordinanza del Riesame
“si caratterizza per una serie di affermazioni che non superano il confine meramente congetturale”
La Corte infatti evidenzia nel complesso una
“valutazione monca e caratterizzata da affermazioni solo assertivamente probabilistiche”
Quanto all’ipotesi del concorso morale, i giudici ricordano che :
“la partecipazione psichica a mezzo istigazione richiede che sia provato che il comportamento tenuto dal concorrente morale abbia effettivamente fatto sorgere il proposito criminale” o la abbia anche soltanto rafforzato, ma “la mera -raccomandazione- o -segnalazione- non costituisce una forma di concorso morale nel reato, in assenza di ulteriori comportamenti positivi o coattivi che abbiamo efficacia determinante”
in quanto il “soggetto attivo” è libero di aderire o meno alla segnalazione.
Sono 2 i concetti chiave che emergono dalle 18 pagine della sentenza della Cassazione con la quale gli ermellini, pronunciandosi sul ricorso del governatore sospeso Marcello Pittella (difeso dai professori Donatello Cimadomo e Franco Coppi) hanno «annullato l’ordinanza impugnata con rinvio per nuovo esame al Tribunale di Potenza».
In primis il Riesame del capoluogo si è troppo “appiettito” sulle conclusioni del Gip di Matera racchiuse nella «genetica ordinanza» di Sanitopoli e in secondo luogo che l’accusa non ha fornito agli ermellini nella loro completezza tutti gli strumenti utili a valutare il «nesso eziologico» tra gli elementi probatori fino ad allora raccolti, perchè in quella fase le indagini erano ancora in corso e l’inchiesta era «in un fase magmatica», e la conferma dei domiciliari.
Su tutti gli elementi che si possono enucleare dalle motivazioni della Cassazione uno emerge con più nitidezza: forse gli arresti domiciliari sono stati esagerati. Bastava il divieto di dimora a Potenza per far intervenire la Severino e far scattare la sospensione dell’incarico di governatore.
Sulla reiterazione del reato la Cassazione dà una mano al Riesame e, pur accogliendo la censura della difesa di Marcello Pittella, in qualche modo lascia aperta la possibilità di una misura cautelare, anche se più blanda.
I giudici di Potenza hanno «omesso di indicare gli elementi specifici dai quali desumere l’attualità del rischio di reiterazione dei reati nonostante la intervenuta sospensione dell’indagato dall’incarico ricoperto»
Ad ogni modo i legali difensori del governatore in queste ore stanno valutando il deposito, che probabilmente verrà fatto nella giornata (del 12 al Max 13 dicembre p.v.) di nuova istanza al Gip, per chiedere la revoca del divieto di dimora, senza aspettare il Riesame, che entro dieci giorni, dal momento in cui riceve le carte da Roma, dovrà pronunciarsi.

