Le Cronache Lucane

ALTALENA

La Morte non necessita di espressioni verbali per manifestare la sua supremazia e le vittime restano mute con lo sguardo spento incapaci di vedere la loro condizione.

Il dipinto si apre allo sguardo del visitatore quasi fosse un sepolcro che la Terra ha voluto rigettare, spalancandolo, stanca ormai del suo contenuto, adesso pronto per la nuova destinazione.

I colori sono spalmati con maestria per accentuare la storia che nei confini della tela si consuma tra cromie marcate ed appena accennate dissolvenze che lentamente ci immergono in una atmosfera onirica inquietante.

Due dimensioni si incontrano, quella terrena nella parte bassa del dipinto e quella spirituale che la sovrasta ma che ancora non ha acquisito totalmente i suoi elementi connotativi;

quasi si aggancia, infatti, alla “Terra di Sotto”, rappresentata da una sedia, qui simbolo di potere e di privilegio ai quali non si vuole rinunciare, in un ultimo tentativo di tregua prima di assumere il ruolo che le compete e che la distingue nettamente per le proprie peculiarità dalla condizione materiale.

Questo è ciò che costituisce l’arredo del palcoscenico su cui i personaggi in cerca di pace operano memori di un copione forse più volte recitato in vita ma che ora non permette loro di profferire parola alcuna.

La Morte non necessita di espressioni verbali per manifestare la sua supremazia e le vittime restano mute con lo sguardo spento incapaci di vedere la loro condizione.

Tre corpi si dondolano su altalene i cui sedili ricordano le coperture dei sepolcri.

Le corde che le completano hanno agganci in un cielo che li attende e cromie rosate preludono a tempi migliori in cui la pace dei sensi sarà probabilmente raggiunta.

Due dei personaggi mostrano membra nude femminili ma il personaggio che assume una posizione superiore nello spazio aereo sembra abbia il corpo tatuato a rappresentare l’abito di Arlecchino ma maschera non è.

Ricorda certamente l’Alchino dantesco il cui compito è di ghermire i dannati della bolgia dei barattieri che si sono fatti corrompere per denaro o altra ricompensa ed ora hanno perso tutto anche la dignità e si mostrano nudi come vermi.

Sono due donne col capo reclino all’indietro, le labbra socchiuse e gli occhi chiusi che dondolandosi cercano conforto al loro prossimo destino, come se fossero alla ricerca di quel dondolare consolatorio nella culla da neonati.

Dondola anche il terzo personaggio, quel demone che inganna mostrandosi simile a loro sull’altalena ma il cui capo rovesciato all’indietro denota compiacimento per l’inganno che sta perpetrando nei confronti delle due anime dannate e gli occhi chiusi ne accentuano il godimento.

Il Cielo e la Terra, i due elementi marcatamente rappresentati sulla tela, simbolo della vita spirituale e della vita terrena, si toccano ma restano ben distinti all’orizzonte; non ci devono essere dubbi: la Morte è la Morte e non si confonde con la vita.

Maria Anita Acciarini MANITA

 

Dipinto “altalena” di Franco Tarantino

 

 

 

 

 

Domenico Leccese 

Le Cronache Lucane
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