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«SERVE UN PARTITO VERO CHE DECIDE INSIEME»

POTENZA. Tra un mese esatto, il prossimo 3 dicembre, si celebrerà attraverso le primarie, il congresso regionale del Partito democratico

POTENZA. Tra un mese esatto, il prossimo 3 dicembre, si celebrerà attraverso le primarie, il congresso regionale del Partito democratico della Basilicata. Vito Santarsiero è uno dei tre candidati segretari (gli altri due sono Mario Polese e Vittoria Purtusiello). Il consigliere regionale Santarsiero ieri è venuto a fare visita alla redazione del Roma Basilicata a Potenza spiegando le ragioni della propria sfida congressuale e rispondendo alle domande dei giornalisti del Roma. Questa una sintesi delle domande e delle risposte del consigliere regionale.

Perché non si è riusciti a fare sintesi nell’area renziana?

«Non vi è nulla di anomalo, siamo ad un congresso regionale, l’area renziana lucana è molto vasta e, al netto del riconoscersi nel segretario nazionale e nel suo messaggio riformatore, considero normale avere visioni diverse».

«Ma che congresso sarà?

Abbiamo bisogno di un congresso vero, non serve a nessuno un congresso inutile, tanto meno se tarato su organigrammi e accordi di poltrone. Dopo 2 anni di assenza totale di partito e di dibattito interno abbiamo quasi da rifondarlo, dobbiamo confrontarci sul suo ruolo, sulla sua identità, sul suo essere plurale, su come riconnetterlo alla società lucana. In questi anni si è alimentata la strana idea che il partito possa essere spostato nelle istituzioni o al più in un luogo piccolo, quasi familiare, o chiuso in stanze ristrette; tutto questo non può essere, si deve tornare nel campo largo della comunità plurale. È normale quindi che anche in area renziana vi siano visioni diverse».

Secondo lei cosa deve fare il prossimo segretario?

«Cercare il Pd sempre, l’unità intorno al suo simbolo, ai suoi valori, al suo messaggio, ai suoi gruppi dirigenti, alla sua posizione e centralità politica, dal più piccolo dei Comuni alla istituzione Regione. In questi anni è successo di tutto».

Cosa è successo davvero e su cosa si differenzierebbe la sua candidatura?

«Un malinteso e strumentale senso del civismo ha portato a costruire strumentalmente nei Comuni liste contro il Pd ispirate da uomini Pd, non deve accadere mai più. Al Comune di Potenza il gruppo del Pd è all’opposizione e mentre facciamo il congresso cosa accade? Accade che suoi iscritti sono al governo e accade che suoi iscritti in Consiglio votano con Fratelli d’Italia tanto i bilanci quanto il Presidente del Consiglio. Vogliamo dire basta subito o si fa finta di niente? Qui vi è poco da discutere. E poi, il limite ai mandati è o non è un tema di cui discutere? E la scelta dei nostri rappresentanti al parlamento o alla presidenza della Regione o al ruolo di sindaco come la facciamo? Le primarie contano o no? E la meritocrazia come la coniughiamo con le nomine? E poi ancora i giovani, i circoli, le donne e tanto altro».

E cosa ancora?

«La nostra idea di Regione, di sviluppo sostenibile, di giustizia sociale. Non può essere quella interessata che viene da alcuni mondi esterni, quella idea non può essere imposta alla politica. La nostra idea di Regione deve essere quella che viene dal profondo delle nostre radici, della nostra idea di società, di democrazia, di bene comune. Deve essere quella che ci distingue dalla destra e da altri. Si costruisce con il contributo di tutti, con l’ascolto di esigenze e interessi contrapposti, ma la sintesi finale, quella che porta la luce finale sulla proposta e la caratterizza, spetta al partito e alle sue classi dirigenti. Oggi non abbiamo una idea di Regione, ecco perché ho proposto in 100 giorni di lavorare ad essa con il contributo di tutti e poi aprire un gran dibattito».

Quale coalizione con il PD?

«Siamo un partito di massa, nel nostro destino è l’essere guida e riferimento. La coalizione a destra del Pd deve essere fatta da forze politiche non ondivaghe, stabili e coerenti nei valori e nelle politiche, a sinistra è più facile e naturale la convergenza sulle politiche ma vi è più difficoltà nelle relazioni. Un grande partito favorisce le aggregazioni, in una coalizione il Pd non può fare a meno di essere insieme ad una sinistra democratica e riformista».

È solo in questa sfida?

«Non sono solo, affatto. Tanta gente, tanti dirigenti, tanti iscritti e tanti amministratori sono scesi in campo a sostenere e sottoscrivere la mia candidatura in tutta la regione, tanti giovani e tanta gente di esperienza e capacità come Erminio Restaino che coordina la mozione politica da me presentata».

DI SALVATORE SANTORO

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