Di Leonardo Pisani
Scrivendo del festival “Icona” organizzato da Ulderico Pesce, mi ha colpito la proiezione del film storico “ Quanto è Bello Lu Murire Acciso”, una pellicola del 1975, del compianto regista Ennio Lorenzini, che descrisse l’atmosfera di ribellione al tempo del Risorgimento. Sorpreso per vari motivi, innanzitutto perché è una pellicola caduta quasi nell’oblio, se non fosse per pochi veri cinefili. Poi perché fu sottovalutato anche all’epoca, non benne i favori della critica, nonostante il David Di Donatello e Il Nastro D’Argento ricevuti nel 1976.

Erroneamente conosciuto come un film sul rivoluzionario e patriota italiano Carlo Pisacane, al contrario, non descrisse la sua vita ma fu rivisitato dal regista come un Nuovo Che Guevara, inserito all’interno della “protagonista” principale del film: la lotta e la passione politica.
Di questo cult, me ne sono occupato altre volte, ne venni a conoscenza per caso, vedendo una mattina una trasmissione su un canale Rai. Ne parlarono, riportando più la pellicola nel genere strettamente storico che non in quella miscellanea tra mito e storia, epica e realtà dei fatti, tra un personaggio realmente esistito come il Conte Carlo Pisacane e il condottiero quasi alla Che Guevara che Lorenzini fa interpretare a Stefano Satta Flores e come ha scritto la collaboratrice del Roma Roberta Gambaro: «presentato dal regista in stile che guevariano, sia nell’estetica, nella passione, che nella scena finale della “morte sul tavolo”, sicuramente fu l’ispirazione giusta per poter dar vita a questo film, che in un’epoca di grande fermento politico, cercava forse di smuovere qualche anima che già si stava assopendo a un sistema liberale ma di certo non liberato. Nel contempo, descriveva l’azione ideologica come una sorta di barriera alle proprie intenzioni rivoltose».
Erano anni particolari, il 1975: in Cambogia Pol Pot prende il potere e cambia il nome della nazione in Kampuchea Democratica: è l’inizio di una dittatura sanguinaria con milioni di morti, Bill Gates crea la Microsoft Corporation e in Gran Bretagna Margaret Thatcher è la nuova leader del partito conservatore inglese. In Italia Berlinguer lancia il compromesso storico e nelle elezioni arriva a solo tre punti in percentuale in meno della Dc, La rai passa dal governo al controllo del Parlamento, si riforma il diritto di famiglia, la maggiore età passa da 21 a 18 anni, la leva da 24 mesi a 12, Pasolini è assassinato, intanto continuano i morti tra estrema sinistra ed estrema destra.

Il film di Lorenzini ne risente, come spiega la Gambaro: «Da valore maggiore, rispetto alla mera considerazione documentaristica e fantasiosa, per alcuni aspetti fallace, che si attiene ai fatti e si consuma nel funerale del futuro rivoluzionario. Forse film per alcuni noioso, soprattutto per chi non era certamente più nostalgico o comprensivo di un mondo che -nell’epoca della comodità capitalistica- non si sarebbe certamente più apprezzato; forse un film troppo ingenuo e senza il piglio dialettico fondamentale, data l’estrazione di tipo documentaristico di Lorenzini, che non ha voluto dimostrare la storia, ma ne ha voluto dimostrare l’azione di essa e le conflittualità tra nobili, contadini e nuova borghesia».
Il film mi colpì perchè tra le comparse c’era un lucano, alquanto conosciuto, Nicola Savino, un leader del Psi di Basilicata, già assessore regionale, parlamentare e sottosegretario di stato con Ciampi. Quel gioiello di film era collegato strettamente alla Basilicata, e lo stesso Savino spiega la sua partecipazione in un’intervista a Roberta Gambaro: « Al tempo ero preside e candidato nella campagna elettorale per la regione. Interruppi volentieri la campagna per partecipare a questo film. Era un clima nel quale l’impronta che aveva l’esperienza, era di un collettivo di sinistra. Pisacane, nel film, era una rivisitazione di Che Guevara. Anche la scena della morte e dell’esposizione sul tavolaccio, richiamava un po’ il clima ingenuo di sinistra, che poi bisognava capire cosa voleva dire “sinistra”…
Rivello, il mio paese, era un comune socialista e forse è anche per questo che Lorenzin e il suo gruppo “bussarono” alla porta di Rivello, cercando comparse. Tuttavia il film non si svolse a Rivello ma a Sapri, per l’esterno dello sbarco; sul fiume Serrapotamo e nel Cilento. Gli interni furono ripresi in un contesto tanto meraviglioso quanto abbandonato, che si chiama La Certosa di San Lorenzo, a Padula, la quale struttura ha la forma di una griglia poiché questo San Lorenzo fu arrostito su questa griglia. Conservo un filmato di Giorgio Bassani il quale si chiedeva come si facesse a far deperire un posto del genere. La sovraintendenza, oggi, ha recuperato questo splendore architettonico ma sarebbe bello farci qualcosa oggi e non lasciarlo così abbandonato. Trasformarlo in qualcosa di utile.»
Tullio Kezich, Il Mille film. Dieci anni al cinema 1967-1977, vede nel film di Lorenzini una metafora dell’ «impresa boliviana di Che Guevara, [che] i rivoluzionari scientifici deplorarono [per] tanta cecità spontaneistica [mentre] i libertari ne fecero un mito.» IL titolo è quello di una canzone popolare rielaborata da Roberto De Simone ed alla colonna sonora collaborò anche una giovane Lina Satri, Virgilio Villani della Nuova Compagnia di Canto Popolare, e come esperti Tommaso Bianco e Francesco Tiano, artista di strada. Oltre al brano che riprende il titolo del film e che ne segna i momenti drammatici, si aggiungono al commento sonoro del racconto le note delicate della Marinaresca, forse uno brani più belli, mentre in Massune e Giacubbine, una tarantella di tipo ottocentesco, è evidente il lavoro di accurata ricerca storica musicale di De Simone
