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GLI INCROCI PERICOLOSI DEL PD E I VETI PERSONALI A PACE

di Salvatore Santoro POTENZA. Ma ora che accade alla Regione per la presidenza del Consiglio e gli equilibri politici all’interno

di Salvatore Santoro
POTENZA. Ma ora che accade alla Regione per la presidenza del Consiglio e gli equilibri politici all’interno della Giunta e poi dell’intero centrosinistra? Aurelio Pace è stato “bocciato” definitivamente per un suo ruolo da presidente del Consiglio? Si farà ancora un rimpasto più complessivo di Giunta o con l’ingresso di Cifarelli il quadro è compiuto e si arriverà con questa squadra di assessori a fine legislatura?
Queste le domande che in queste ore “assillano” il ceto politico lucano e che vengono poste anche chi scrive.

 


Per comprendere quello che accadrà prima bisogna riepilogare quanto appena accaduto. Per quanto riguarda l’esecutivo la novità è che ora c’è il quinto assessore: praticamente dopo la sforbiciata imposta dalla spending rewiew di montiana memoria i consiglieri regionali furono ridotti da 30 a 20. Di conseguenza anche la giunta fu snellita da sei a 4. Poi a novembre scorso con l’entrata in vigore del nuovo Statuto regionale è stato deciso che gli assessori potevano anche diventare 5.
Il presidente della Regione, Marcello Pittella però, non si è avvalso di questa possibilità subito. Ma si è arrivati all’inizio di agosto. In realtà l’intenzione iniziale era quella di trovare un accordo complessivo tra presidenza del Consiglio, rimpasto di Giunta, segreteria regionale del pd e nomine delle Direzioni generali delle varie postazioni del subgoverno in scadenza.
Evidentemente nonostante i vari tentativi di mediazione e le numerose riunioni e vertici politici delle scorse settimane il quadro si è presentato così complesso che Pittella ha deciso di procedere a nominare il quinto assessore (utilizzando le prerogative che sono proprie del presidente della Giunta) affidandogli le deleghe alle Attività produttive che finora aveva mantenuto in prima persona. Una nomina quella di Roberto Cifarelli che è tutta interna alle dinamiche del pd. Praticamente oggi gli assessori ufficiali del Pd sono due ed entrambi materani: Cifarelli appunto e Luca Braia che pure fu nominato in corsa sempre per equilibri politici interni i dem nella stagione delle comunali a Matera.
Con la scelta di Cifarelli è evidente la volontà di smorzare la tensione interna al Pd con l’area di minoranza dem che fa capo a Orlando che di fatto almeno in Basilicata diventa “alleata” (o per lo meno non avversaria) dei renziani lucani guidati da Pittella.
Ovviamente questa scelta, sebbene non osteggiata ufficialmente da nessuno dei big del Pd fa rimanere ancora in “castigo” Piero Lacorazza che pur guidando l’altra area di minoranza (quella ancora più corposa in Basilicata che fa capo a Emilano) resta fuori dai giochi delle postazioni di governo regionale. Subisce in qualche maniera la nomina di Cifarelli in Giunta anche il consigliere regionale Achille Spada che rimane “soldato semplice” in Consiglio mentre gli assessori materani ora sono diventati ben tre (oltre a Cifarelli e Braia c’è pure Nicola Benedetto che però non è del Pd).
Da qui il muro alzato alla elezione di Aurelio Pace come presidente del Consiglio: una postazione quella che potrebbe riequilibrare i giochi nel Pd. Per questo quando nei giorni scorsi si è iniziato a parlare di Pace presidente del Consiglio sono partiti i veti dem. Da Achille Spada che vede crescere il protagonismo territoriale di politici con i quali prima o poi si dovrà misurare di nuovo in camopagna elettorale. Dal defilippiano Carmine Castelgrande che a sua volta non ha mai nascosto velleità da presidente del Consiglio lui stesso o da assessore e pure si vede ora confinato ancora nel ruolo di consigliere regionale semplice. Anche se alla fine Castelgrande aveva tolto il proprio veto per l’intervento politico di De Filippo che evidemente deve aver trovato una sintesi con Pittella in campo renziano.
E poi c’è stato il veto durissimo della coppia Piero Lacorazza e Vito Santarsiero nei confronti di Pace. La vicenda in questo caso è più complessa e affonda le radici anche in questioni più antiche: non va dimenticato infatti che quando Lacorazza era presidente della Provincia il suo più acerrimo oppositore da posizioni di centrodestra era appunto Pace. In più Lacorazza chiede che tutte le scelte di postazioni vengano coniugate a un piano programmatico di fine legislatura. Per Santarsiero invece il no a Pace, oltre che politico è anche legato a tutte le vicende del Comune di Potenza. Infatti a Pace sarebbe stato anche chiesto nel corso di un confronto serrato di riunuciare – in virtù dell’appartenenza al centrosinistra regionale – al sostegno nel Comune di Potenza della maggioranza di dario De Luca. Senza contare che quando emerse la questione del dissesto comunale imputato a Santarsiero (che era sindaco nella scorsa amministrazione) Pace fu uno dei protagonisti degli attacchi allo stesso consigliere del Pd.
Insomma questa è la situazione. Ora c’è la pausa estiva. Al prossimo consiglio regionale (che sarà il 14 settembre) la questione presidenza tornerà attruale e Pace magari tornerà alla carica. Ma nel frattempo il Pd dovrà anche trovare la quadratura per la segreteria regionale e per quelle provinciali. Quindi nulla è scontato ma la sensazione è che quello che si poteva fare ieri (e non si è fatto) è complicato che si faccia domani.

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