Le Cronache Lucane

«SULLE RAGIONI DELL’INCARICO FIDUCIARIO, SARÀ IL PRIMO CITTADINO A FORNIRE RISPOSTE ESAURIENTI»

Intervista al portavoce del sindaco Bennardi, Piergiuseppe Otranto: bilancio di attività tra ruolo amministrativo e politico, risultati e traguardi

Quando ci si trova difronte a una personalità così poliedrica e brillante come quella del portavoce del sindaco Bennardi, l’avvocato Piergiuseppe Otranto, si è tentati di spaziare su così tanti e variegati temi, da rischiare di prendersi anche una simpatica correzione a “matita blu”, che, comprensibile per la “deformazione professionale” di impeccabile docente universitario, ci è servita a chiarire definitivamente che il ruolo che Piergiuseppe Otranto svolge per il Comune di Matera è quello di portavoce del Sindaco, con attribuzione di alcuni compiti propri del “capo di gabinetto” senza che tale ultima attribuzione comporti oneri aggiuntivi per l’Ente. Ma lasciamo subito la parola alla…”difesa”!

Che bilancio farebbe dei suoi primi mesi in qualità di Capo di Gabinetto del Comune di Matera e soprattutto se può spiegare ai profani per sommi capi in che consiste la sua professione e perché è così “delicata” e gravida di responsabilità?

«Ecco mi scusi ma se me lo permette…. la correggo. Posso parlarle in prima battuta del bilancio del primo mese e mezzo da portavoce che è il ruolo che il sindaco mi ha chiesto di svolgere in ragione del mio curriculum e della mia esperienza. Ma torniamo alla domanda sul “bilancio”: assolutamente positivo. In quanto portavoce sono chiamato a comunicare scelte, orientamenti e strategie del programma istituzionale dell’amministrazione in stretto collegamento con il Sindaco e secondo le sue direttive. Il Sindaco, poi, mi ha anche voluto attribuire alcuni compiti propri del “capo di gabinetto” figura chiamata a coadiuvare l’autorità politica nell’esercizio di funzioni di indirizzo e di controllo; nei rapporti con altre istituzioni e con il territorio; nei rapporti internazionali; nelle relazioni con gli assessorati e con l’apparato burocratico. Sono tutte funzioni di ausilio e supporto all’operato del Sindaco che richiedono grande impegno ed assoluta sintonia con il vertice politico e sono onorato che Domenico Bennardi abbia pensato a me per questo ruolo».

Rimanendo al suo incarico, nei giorni scorsi sette consiglieri del Centrodestra minoranza comunale, hanno depositato una interrogazione per fare chiarezza sul suo ruolo di portavoce del Sindaco e di capo di gabinetto, che pare lei abbia ottenuto “dribblando” la normativa e dunque sarebbe oltre che sovra-remunerato, anche illegittimo.

 «Mi faccia essere chiaro sul punto: i consiglieri comunali che hanno formulato l’interrogazione rappresentano una parte cospicua dei cittadini di Matera ed hanno il diritto-dovere di incalzare l’Amministrazione qualora ritengano che ci siano questioni politiche, o addirittura di legittimità degli atti amministrativi, meritevoli di approfondimento. Il ruolo dell’opposizione è fondamentale nelle dinamiche di un’assise democratica. Dunque, ben vengano le richieste di chiarimenti e le occasioni di confronto. Detto questo, proprio perché i consiglieri hanno depositato una formale interrogazione, sui profili politici, e quindi sulle ragioni dell’incarico fiduciario, sarà il Sindaco a fornire risposte esaurienti. Posso solo limitarmi a segnalare come, nel processo volto alla riorganizzazione delle pubbliche Amministrazioni, avviato già negli anni Novanta, la comunicazione istituzionale è diventata centrale nella sua triplice accezione del “diritto all’informazione”: il diritto “di informare, “di informarsi” e “ di essere informati”. In questo contesto nasce la legge n. 150/2000 che in modo inequivocabile, anche sul piano dei requisiti e dei rapporti formali e contrattuali, definisce gli ambiti del portavoce, dell’ufficio stampa e dell’ufficio per le relazioni al pubblico. Quando il sindaco mi ha proposto di ricoprire il ruolo di portavoce, abbiamo insieme ritenuto che potessi assumere senza ulteriori oneri finanziari per l’Ente, anche il ruolo di capo di gabinetto che è ruolo non gestionale ma politico, affidato ad un soggetto che non ha potere di firma e non impegna l’Amministrazione verso terzi. Ci conforta, d’altra parte, che ci siano precedenti esperienze di questo tipo messe in campo anche da amministrazioni di centro destra».

 In questo primo trimestre di amministrazione Bennardi, il Sindaco del quale lei è il braccio destro si è dovuto subito confrontare con temi molto critici come ad esempio la differenziata, la pandemia, la chiusura delle scuole etc. Che clima esterno ha percepito esserci intorno alla nuova amministrazione? Collaborazionisti o “negazionisti”?

«Ho percepito un grande entusiasmo intorno al Sindaco. Merito va ai numerosissimi cittadini che lo hanno votato, ma anche a quei materani che pur non avendolo votato sembra che lo aspettino, senza idee preconcette, alla prova dei fatti per giudicarlo. È un patrimonio di credibilità e fiducia che va coltivato con il lavoro di ogni giorno».

Oltre che rinomato e brillante avvocato lei è anche professore associato di Diritto amministrativo presso l’Università degli Studi di Bari e professore di “Gestione delle pubbliche amministrazioni”. Esiste una formula magica per un ottimo funzionamento di una amministrazione?

 «Direi che non ci sono né formule magiche né scorciatoie. Bismark, che di amministrazione se ne intendeva, diceva che “con cattive leggi e buoni funzionari si può pur sempre governare ma con cattivi funzionari, le buone leggi non servono a nulla”. Voglio dire che sono fondamentali le risorse umane. Nell’amministrazione comunale ci sono dipendenti bravi e preparati. La sfida è farli lavorare con entusiasmo e su obiettivi, valorizzando le competenze di ognuno. Per fare questo dobbiamo riformare profondamente organigramma, funzionigramma e regolamento dei servizi e degli uffici. È il percorso che conduce le amministrazioni pubbliche verso i traguardi di imparzialità e buon andamento che la Costituzione delinea».

 Matera è oggi una città che soprattutto dopo il conseguito titolo di Capitale Europea della Cultura 2019 è sempre sotto i riflettori e lo scrutinio d’Italia e d’Europa e a giugno 2021 sarà la sede ospitante i Ministri degli esteri dei “G20”. Sente a seguito di ciò una particolare pressione o le sfide difficili le piacciono?

 «Se fosse un avvocato in dibattimento il giudice non ammetterebbe questa domanda, perché suggestiva. Insomma, mi suggerisce la risposta… Comunque, scherzi a parte, le sfide difficili non solo mi piacciono, ma mi danno una carica di adrenalina e di entusiasmo necessaria per affrontarle. Quella del G20 è certamente un’occasione unica per Matera e per i suoi cittadini e sono sicuro che sia l’Amministrazione, sia la cittadinanza si faranno trovare pronte. Dobbiamo solo lavorare, adesso, ognuno per quanto di sua competenza e nella speranza che il covid ci dia tregua e ci consenta di mostrare al mondo le doti eccezionali di operosità e accoglienza di questa città».

 Cosa teme di più di questa pandemia in qualità di funzionario pubblico, professore universitario e soprattutto come uomo e quali sono le sue speranze?

«Ho tre figli piccoli e genitori grandi, quindi come uomo anzitutto spero che la salute non manchi né a loro né ai ragazzi ed anziani del nostro Paese. Come professore posso solo sperare che i ragazzi tornino in aula il prima possibile e, come professore di diritto amministrativo in particolare, mi auguro che il lockdown ci faccia dare valore a tante libertà che troppo spesso diamo per scontate e ci insegni quanto sia importante avere istituzioni amministrative solide che, pur con mille limiti, rispondono ai bisogni dei cittadini nei momenti di maggiore difficoltà».

Scorrendo il suo notevole curriculum vitae si legge tra le altre cose una comune “passione” e competenza che l’accomuna al Sindaco Bennardi: i Beni Culturali. Quanto vale oggi in Italia la parola “Cultura”?

«La “parola” cultura vale molto, anzi direi che “a parole” è troppo spesso richiamata, evocata, come un fantasma che però raramente si materializza nei “fatti”. Il passo però mi pare che stia cambiando: c’è una maggiore attenzione verso i beni culturali materiali e immateriali, verso la valorizzazione che deve affiancare la tutela, verso politiche di fruizione, verso lo sfruttamento economico del patrimonio culturale che non può essere più considerato un tabù»

Cosa risponde a chi ritiene che la sua “non materanità” sia un pregiudizio allo svolgimento della sua professione di portavoce a Matera o invece non crede data la stretta un’unione tra Puglia e Basilicata che con lei Matera torni un po’ Terra d’ “Otranto”?

 «Anche questa domanda, che evoca il mio cognome, è simpaticamente provocatoria. Non essere di Matera certamente non mi ha giovato nelle prime settimane… Si parlava di luoghi, vicende politiche, storie personali che non conoscevo. Piano piano sto recuperando terreno: per i luoghi c’è google maps e nel fine settimana mi concedo qualche incursione “turistica” in città; per il resto ascolto molto e cerco di imparare un po’ di storia politica della città. D’altro canto, Bari e Matera sono separate da poche decine di chilometri ma unite da secoli di storia, cultura, da un idem nel sentire che percepisco quotidianamente. Lavorando ogni giorno spero di far ricredere quanti hanno espresso perplessità sul mio essere barese».

 Mi direbbe un aggettivo o più di uno che definisce quello che secondo lei sono e rappresentano i Sassi di Matera?

 «Non mi sottraggo al gioco e rispondo con un aggettivo: stupefacente. Ma guardando i sassi mi viene in mente la prima definizione giuridica di “bene culturale” del 1967: “Testimonianza materiale avente valore di civiltà”. Matera stessa è una testimonianza materiale di civiltà e lavorare in questa città è un privilegio».

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