Le Cronache Lucane

LA BUONA SANITÀ È SEMPRE PIÙ ROSA PIPPONZI: «LA RIPARTENZA È DONNA»

Nel focolaio della Casa di riposo di Vietri a combattere il Covid sono solo operatrici donne. Il sostegno della Consigliera regionale di Parità

La pandemia da Covid-19 sta colpendo tutta la popolazione, anche se in modo diverso, a causa di vari fattori, tra i quali anche il sesso e il genere che sembrano svolgere un ruolo molto importante. Uomini e donne sono diversi in salute e in malattia. Ed è proprio partendo da questa differenza che ci piace far emergere come in questa epidemia la sanità è sempre più al femminile. Qualche numero, finalmente verrebbe da dire, è a favore delle donne: nel sistema sanitario nazionale oggi sono la maggioranza, intorno al 60% circa del totale.

Nonostante negli anni ci sia stata una rapida e progressiva femminilizzazione della professione medica nella distribuzione dei ruoli le donne costituiscono il 33% dei medici e il 73% del personale infermieristico. A fronte di un medico donna ogni tre camici bianchi ancora oggi solo una donna su dieci occupa un posto di dirigente medico di struttura complessa, cioè gli ex primari. Il forte divario ancora oggi è rappresentato dai ruoli che le donne rivestono: poche all’apice del sistema e molte di più nei ruoli di personale sanitario. Ma nonostante questo le donne in questa pandemia hanno mostrato il loro valore, soprattutto in ambito sanitario. Una delle storie più virtuose e anche emozionanti giunge proprio dalla Basilicata.

Nei giorni scorsi un importante focolaio è stato riscontrato all’interno della Casa di riposo di Vietri di Potenza. Il Covid è arrivato anche al “Giovanni Paolo II”, 20 anziani su 21 ospiti e purtroppo già due decessi. Tra i contagiati anche le operatrici della struttura, 5 sono risultate positive mentre solo 2 non hanno contratto il virus. Ma nonostante questo hanno deciso di lottare con i i loro anziani. Hanno deciso di farsi forza e restare nella Casa di riposo per far sì che agli ospiti non manchi nulla. Nonostante qualcuna di loro ha sintomi hanno deciso di continuare a prestare servizio. Un atto di amore e di coraggio, senza dubbio. Una comunità stretta intorno alla struttura, sono infatti numerose le donazioni di commercianti che tra cibo e bevande ogni sera non fanno mancare il loro sostegno alle operatrice (in isolamento da oltre 11 giorni). Non si sentono abbandonate, anzi per il momento ringraziano la costante presenza dell’amministrazione comunale e dei sanitari dell’Asp.

«La resilienza passa per le donne, so può e si deve ripartire dalle donne». È questo il messaggio che lancia la consigliera regionale di Parità, Ivana Pipponzi non appena è venuta a conoscenza dell’impegno di queste sette operatrice. Ognuna di loro ha al momento abbandonato la famiglia per prestare servizio, nonostante le difficoltà. Un atto che forse solo le donne posso comprendere di più, ma che può servire a far aprire gli occhi a quel mondo che a ancora oggi è troppo al maschile. «Noi dobbiamo dire grazie alle donne come queste operatrici se alla fin fine in qualche maniera in questa pandemia siamo riusciti a prenderci cura ed aiutare gli altri con questa grande generosità che è tipica femminile» aggiunge la Pipponzi. Una storia che pone le basi per un futuro certamente migliore nella consapevolezza che le donne ai vertici di un sistema sanitario sarebbero capaci di guidare con maggiore umanità.

La professione medica sotto il profilo delle ricerca e dell’innovazione scientifica può solo migliorarsi attraverso una sua femminilizzazione. Non si assisterà a delle mere consulenze mediche, ma ad una vera e completa presa in cura del paziente. «Sono tante le donne nel sistema sanitario nazionale -precisa la Consigliera regionale di Parità-. Il forte divario anche in questo campo però lo ritroviamo sulla suddivisione dei ruoli. Sempre poche in quelli dirigenziali e moltissime tra le professioni come infermiere, Oss e così via. Solo pochissime sono dirigenti medico. Il lavoro cosiddetto di “bassa manovalanza”, ma sono proprio queste donne quelle che hanno tenuto su questa pandemia. Sono quelle che hanno permesso la tenuta sociale del sistema».

Nella Basilicata sommersa però sono tante le azioni virtuose messo in campo da donne, come ci conferma la stessa Consigliera di Parità: «Ne vedo tante di azioni positive, in diversi posti regionali. Le donne lavoratrici in tutti i campi hanno mostrato di non arrendersi. Anche le donne impegnate nello smart working, hanno dimostrato di essere quelle che si impegnano di più. In Basilicata sicuramente bisogna far notare che non funziona bene il digitale. Cosa che mette in difficoltà soprattutto questa ultima categoria di lavoratrici. Eppure, nonostante questo, riescono comunque a gestire lavoro personale, didattica distanza per i figli e perchè no mantenimento della vita quotidiana (come pagamento delle bollette o spesa). Se questi nuovi sistemi funzionassero meglio anche nella nostra regione le potenzialità di una donna lavoratrice sarebbero numerose».

Al momento, anche per via della pandemia resta il campo sanitario quello maggiormente penalizzato: «Da tempo come ufficio seguiamo le dinamiche delle lavoratrice del centro Aias. Con tutte le problematiche che sta passando l’azienda loro non si sottraggono dallo spostarsi. -aggiunge-. Ho trattato ultimamente un caso di una lavoratrice Aias che quasi giornalmente raggiunge il suo posto di lavoro a Montalbano, partendo da Potenza. Si sposta tutti i giorni pur di stare accanto ai bisognosi e ai disabili presi in carico dell’azienda». Pipponzi non ha fatto mancare un messaggio di sostegno e vicinanza alle operatrici sanitarie di Vietri di Potenza: «Innanzitutto noi dobbiamo dire grazie a queste donne perché ripeto la tenuta sociale dipende da loro. Anche perchè mi chiedo: questi anziani o questi disabili che già vivono il dramma dell’essere lontani da casa e dagli affetti dalla famiglia come avrebbero fatto senza di loro? Noi sappiamo quanto è importante proprio il contatto fisico con la famiglia anche per poter psicologicamente in qualche maniera stare bene, sopravvivere, soprattutto in questa emergenza.

Quindi avere questo personale che nonostante tutto decide di continuare a lavorare abbandonando le proprie famiglie mostra grande senso di responsabilità e umanità. Anche perhè bisogna dire che in questo atto verso il prossimo, se così possiamo chiamarlo, c’è una doppia responsabilità: da una parte essere attaccati al proprio lavoro e quindi non far mancare il proprio sostegno alle fasce più deboli e d’altro canto non far mancare il proprio sostegno alle proprie famiglie anche se si è lontani. Credo che veramente andrebbe dato un premio a queste donne». La pandemia però ha mostrato che in ambito lavorativo ha colpito soprattutto le donne. A mostrarlo gli ultimi dati che sottolineano come ad aver perso il lavoro (per non essere riuscite a conciliare famiglia e lavoro sono state soprattutto le donne).

Eppure la Consigliera regionale di Parità prova a guardare con ottimismo al futuro: «La pandemia ha colpito le donne ma non soltanto in Basilicata in tutta Italia. In Italia abbiamo oltre 303.000 posti di lavoro in meno, perché tutti i posti “tipicamente” femminile che sono quelli del settore terziario hanno subito una crisi molto pesante con la pandemia. Sappiamo inoltre che le donne sono quelle che lavorano di più in part time, perciò estromesse più facilmente.

Questa pandemia dal punto di vista lavorativo ha colpito in maniera molto pesante maggiormente le donne, basti pensare che in Italia siamo tornati come divario di occupazione femminile a dati inferiore a quelli registrati nel 2017. In Basilicata che eravamo al 32% nel 2020 con i dati delle dimissioni sono certa che almeno tre o quattro mila in meno se li sconteremo. Io credo che l’occupazione femminile sarà inferiore al 30% in questo 2021, proprio perché dicevo dato la chiusura e quindi anche licenziamenti in questi settori dove le donne sono maggiormente occupate. Ma le donne non possono mollare, perché se mancano le donne credo che tutta l’economia e tutta la società avrebbe dei problemi. Sarebbe implicata la tenuta di tutto il sistema. Quindi le donne non devono demordere, devono andare avanti. Dobbiamo ripartire proprio dalle donne per il loro esempio virtuoso che danno di resilienza e soprattutto di amore e di generosità» conclude Ivana Pipponzi.

Maria Fedota

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