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PIÙ CHE LA POLITICA, POTRANNO I TECNICI: «NELLE CARTE SOGIN ERRORI GROSSOLANI»

Deposito rifiuti radioattivo: i governatori italiani giocano al “cerino in mano” e il Dg Arpab, Tisci, rompe gli indugi

La pubblicazione della Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee a ospitare il Deposito nazionale per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi a molto bassa e bassa attività e per lo lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi a media e alta attività, ha dato il via al noto gioco politico denominato “il cerino”: nessun governatore italiano vuole averlo tra le mani alla fine del giro. Bardi, già ieri a Roma per cominciare a tessere quella che l’assessore regionale Rosa ha definito la «tela politica», in collegamento video col Dipartimento ambiente per la prima riunione tecnico-istituzionale finalizzata alla redazione di un documento per confutare l’idoneità delle zone lucane così come individuate da Sogin, lo ha ribadito: «Sin d’ora deve essere chiaro che nel nostro territorio non sorgerà, nè ora, nè mai, nessun deposito di rifiuti nucleari». In realtà la Basilicata, rispetto al Lazio e soprattutto al Piemonte che dalla mappa Sogin appare come la scelta più probabile, parte avvantaggiata poichè non ha neanche una zona verde scuro, ossia «molto buona».

Il no della politica e politicamente motivato, nell’ambito della procedura di consultazione pubblica attraverso la quale, entro i prossimi 57 giorni, i soggetti portatori di interessi qualificati potranno esprimersi in merito alla localizzazione, costruzione ed esercizio del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi e del Parco tecnologico, è abbastanza fine a sé stesso. Stimola l’elettorato, ma nulla più. L’Italia non può più fare a meno di realizzare questa infrastruttura e ogni anno viene speso un fiume di milioni a favore di quelle nazioni che, prima o poi li rispediranno indietro, stanno “conservando” i rifiuti radioattivi italiani. La partita è tecnica.

Tra l’altro nelle schede Sogin sono contenuti anche degli spazi in bianco da approfondire, anche in riferimento alle aree lucane si incontrano appunti quali «questo argomento richiede indagini dirette proprie delle successive fasi del processo di localizzazione» o «questo argomento richiede approfondimenti a scala locale propri delle successive fasi del processo di localizzazione e pertanto l’individuazione nell’area degli elementi indicati viene fornita solo in termini generali». Il Direttore generale dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale (Arpab), Antonio Tisci, al margine della riunione svoltasi al Dipartimento ambiente, ha spiegato di ritenere che «la Sogin abbia commesso degli errori grossolani». «Il primo dei quali e il più evidente a tutti ha aggiunto il Dg Tisci è quello di ritenere che il territorio della Basilicata non abbia pregi naturalistici. Sulle singole schede, la Basilicata viene descritta come terra di steppe e stoppie, senza animali e con una coltura di scarso valore.

Credo che questo sia il terreno sul quale si possa ribaltare la situazione, consentendo di escludere le aree lucane da tutti i requisiti. Altre questioni sono più difficili, ma ovviamente i tecnici ci stanno già lavorando». Tornando alla politica, nella legittimità della posizione contraria, al centrodestra lucano non basterà dire no al Deposito nazionale di rifiuti radioattivi e al Parco tecnologico che «costituirà un centro di eccellenza a livello internazionale nell’ambito della ricerca tecnologica e industriale». Se non al Governo e alla Sogin, il centrodestra lucano dovrà comunque spiegare ai cittadini-elettori le motivazioni del rifiuto ai «benefici economici e occupazionali» diretti, indiretti e indotti. Oltre alla «previsione dell’impiego di personale residente nei territori interessati», la Sogin ha dedicato ampi capitoli alle «opportunità economiche per le comunità locali», nonchè ai vantaggi economici e competitivi «per le imprese che operano sul territorio».

Ferdinando Moliterni

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