Le Cronache Lucane

COVID-19, UNA PANDEMIA CLASSISTA E GIOVANILISTA

Lettere lucane

Tra le tante crudeltà di questa pandemia, ce n’è una che suscita pensieri inconfessabili. Si tratta dell’età media dei deceduti, che grosso modo si aggira intorno agli ottant’anni, anche se ci sono delle eccezioni, come dimostra la morte al San Carlo di Potenza di un quarantenne di Accettura. Il triste dato di fatto che il Covi-19 sia maggiormente letale per gli anziani porta i non anziani a compulsare nevroticamente notizie sui coetanei ammalati, sempre in cerca della conferma che se si è giovani si è al sicuro. Ma al sicuro non si è mai, perché dopo i quarant’anni si rischia comunque di ammalarsi in maniera grave, e magari di finire, sempre che se ne trovi una libera, in terapia intensiva. Un altro fattore di crudele darwinismo è il tema delle “comorbilità”. Quelle rare volte che un giovane muore, subito ci si mette alla ricerca su internet delle “patologie concomitanti” di cui soffriva e, quando si legge che il giovane deceduto era malato di diabete, o di cancro, o di qualche malattia cardiaca, allora, se si è sani, si tira un respiro di sollievo, trovando conferma alla convinzione che “il Covid uccide gli anziani”. Ma cosa succede quando a morire è un quarantenne sano, senza malattie pregresse? Lì, a quel punto, si vacilla, e ci si sente esposti ai capricci del caso; e, di colpo, le convinzioni si sbriciolano, spianando la strada all’ansia, se non addirittura al panico. Trovo tutto questo estremamente naturale, ma anche crudele, perché le malattie – almeno le malattie – dovrebbe essere democratiche. Dalle guerre alle pandemie, la verità è che le sciagure non sono mai uguali per tutti. Il Covid-19, per esempio, tende ad accanirsi sugli anziani, aumentando la povertà di chi aveva poco, dimostrandosi involontariamente classista e giovanilista, essendo i giovani ricchi i meno colpiti dal suo flagello.

diconsoli@lecronache.info

 

 

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