Le Cronache Lucane

TRICLOROMETANO , ENI SI DEFILA MA TISCI INSISTE: «NON DOVEVA ESSERCI, CI DICA PERCHÈ INVECE C’ERA»

Sulla sostanza cancerogena rilevata in misura 100 volte superiore ai limiti di legge, il Dg Arpab controreplica al Cane a 6 zampe

Perdita delle acque di processo al Centro d’estrazione petrolifera dell’Eni a Viggiano, il Cova: i tecnici dell’Arpab hanno riscontrato la presenza di un solvente clorurato cancerogeno, il triclorometano, in quantità di 100 volte superiore al limite normativo, ma il Cane a 6 zampe nega. Più precisamente l’Eni non ha inteso negare nè la presenza nè i relativi valori del triclorometano così come resi noti dall’Agenzia regionale per la protezione ambientale (Arpab), ma ha inteso respingere il legame eziologico tra il Cova e il tricolometano.

Eni, da parte sua, ha voluto precisare che «il composto triclorometano non è in alcun modo presente nel processo produttivo del Cova e che non è stato riscontrato nei campionamenti effettuati sulle acque destinate alla reiniezione».

La perdita emersa a inizio mese, ha interessato un punto interno della condotta di reiniezione (pozzo Costa Molina 2) nelle unità geologiche profonde, dei reflui, per come li intende la Procura di Potenza nell’ambito del processo Petrolgate, di acque di processo. «Pertanto – ha aggiunto l’Eni – si esclude ogni correlazione con la perdita di acqua trattata notificata lo scorso 31 ottobre. Attualmente sono in corso tutti i necessari accertamenti e verifiche nella massima collaborazione con gli Enti di controllo». Il problema, tuttavia, rimane e seppur non ancora del tutto gravi, precisi e concordanti, indizi rilevanti già sono stati raccolti e la loro lista viene aggiornata con costanza.

Non solo il problema del triclorometano in quantità 100 volte superiori ai limiti di legge rimane, ma proprio a seguito della replica dell’Eni, la questione è maggiormente complicata. Per questo e altri motivi, Cronache ha contattato il Dg dell’Arpab, Antonio Tisci, per raccogliere ulteriori informazioni. «Le verifiche – ha dichiarato Tisci – sono in corso e continueranno. Proseguiremo nell’effettuare tutti i controlli, anche perchè il monitoraggio sull’evento spill ci permette anche di approfondire specifiche tecniche connesse al funzionamento del Centro Oli di Viggiano».

«I tecnici dell’Arpab ritengono che il triclorometano dovrebbe proprio non esserci lì dove ne è stata, invece, rilevata la presenza. La circostanza che invece ci sia unita ai valori di 100 volte superiori ai limiti normativi, merita la massima attenzione».

«Nel frattempo le indagini sul terreno a differenti profondità – ha concluso Tisci – però è evidente che, trovandosi l’area all’interno del perimetro del Cova, i primi a cui chiedere una spiegazione del perchè il triclorometano che non dovrebbe esserci, invece c’è, è l’Eni». Allo stato attuale delle cose, in attesa degli ulteriori esiti dei sopralluoghi continui dell’Arpab, un elemento appare certo, sia l’Agenzia che la multinazionale petrolifera concordano sul punto: al di là del preoccupante dato dei valori, l’aver trovato quel solvente cancerogeno è un’anomalia in quanto il tricolorometano, in estrema sintesi, non dovrebbe essere impiegato nel processo produttivo del Cova. Di conseguenze se non c’è certezza che il responsabile sia Eni, non si può, al momento, neanche escludere il contrario: che non lo sia.

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