Le Cronache Lucane

CICALA: PROSEGUIRE LAVORO AVVIATO SU BENI CONFISCATI ALLE MAFIE

“Continuare il percorso intrapreso con il suo predecessore per lo sviluppo di un lavoro riguardante beni ed aziende confiscati e sequestrati alla criminalità organizzata che auspichiamo possa avere una ampia diffusione regionale”

Il presidente del Consiglio regionale e del Coordinamento delle Commissioni e degli Osservatori regionali sul contrasto della criminalità organizzata e sulla promozione della legalità in video collegamento con il Prefetto Bruno Corda “Continuare il percorso intrapreso con il suo predecessore per lo sviluppo di un lavoro riguardante beni ed aziende confiscati e sequestrati alla criminalità organizzata che auspichiamo possa avere una ampia diffusione regionale”.

Lo ha dichiarato il presidente del Consiglio regionale della Basilicata e presidente del Coordinamento delle Commissioni e degli Osservatori regionali sul contrasto della criminalità organizzata e sulla promozione della legalità, Carmine Cicala, al Prefetto Bruno Corda, attuale Direttore dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, durante la video conferenza di questa mattina. Il coordinamento, istituito nel 2018, nasce su impulso della Commissione  parlamentare antimafia presieduta nella XVII legislatura dall’On. Rosy Bindi, la quale, nella  relazione conclusiva delle attività svolte, ha auspicato la possibilità di strutturare delle  collaborazioni stabili con i diversi organismi istituiti a livello regionale e locale per il contrasto alle  mafie ed alla criminalità organizzata, indicando proprio la Conferenza  dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome come il più opportuno luogo di confronto istituzionale. “Quello dei beni e delle aziende confiscate – ha dichiarato il presidente Cicala – è un tema molto importante su cui il Coordinamento ha ritenuto preminente rivolgere particolare attenzione considerato il ruolo di primo piano che esso occupa nella lotta alla criminalità organizzata”. “In questa ottica, dunque, il Coordinamento ha ritenuto di rivolgere particolare attenzione a questo tema considerato il ruolo di primo piano che esso occupa nella lotta alla criminalità organizzata, nonché le dimensioni economiche e finanziarie che ha raggiunto negli ultimi anni.  L’imponente patrimonio oggetto di confisca – prosegue Cicala – comprende ormai al suo interno non solo beni collegati a fenomeni mafiosi, ma anche casi di corruzione, arrivando così ad interessare l’intero territorio nazionale, come dimostrano i dati ed i numeri diffusi dalla stessa Agenzia, che si riferiscono ad un’articolazione regionale che conta complessivamente  oltre 30.000 immobili e circa 4.000 aziende oggetto di confisca. Negli scorsi mesi, anche avvalendoci della collaborazione dell’Agenzia, abbiamo avviato una riflessione comune al fine di mettere in campo degli interventi quanto più possibile condivisi in ambito regionale, certi del rilevante contributo che, accanto ad Enti  locali e realtà del Terzo settore, anche le Regioni possono dare non solo in termini finanziari ma  anche sul fronte del potenziamento e della promozione della formazione professionale degli  amministratori e del personale tecnico”. “Il risultato degli approfondimenti condotti – conclude – ha portato all’elaborazione di uno schema – tipo di proposta di legge regionale per la valorizzazione ed il riuso di beni ed aziende confiscati, approvato dall’Assemblea plenaria della Conferenza lo scorso 26 giugno. Un progetto concreto sul quale il Segretariato della Conferenza sta svolgendo una puntuale azione di monitoraggio. Il documento va inteso come orientamento istituzionale condiviso, contenente una serie di disposizioni di principio suscettibili di applicazione in ogni contesto territoriale.  Una proposta che non ha alcuna pretesa di esaustività e che potrebbe essere recepita anche solo parzialmente. La finalità è quella di favorire un maggiore raccordo tra gli interventi regionali in materia costituendo, così, un primo significativo esempio di armonizzazione legislativa regionale”.

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