Le Cronache Lucane

LUCI AI DAVANZALI, È LA NOTTE DI SAN GERARDO

Nella notte 15-16 ottobre 1755 il Patrono della Basilicata trapassa a vita eterna


Nella notte tra il 15 ed il 16 ottobre San Gerardo Majella trapassa a vita eterna.

Muro Lucano che è il suo paese natio, lo ricorda ogni anno, con spettacoli di luci e voci. Ma quest’anno il Covid ha fermato anche questa manifestazione dove i tantissimi fedeli e partecipanti hanno potuto negli anni scorsi rivivere la vita di questo Santo straordinario, spentosi al soli 29 anni, toccando diversi luoghi intrisi di spiritualità, dal Santuario di Capodigiano dove si realizzarono i primi miracoli del piccolo Gerardo, e solitamente con una fiaccolata il percorso si snodava lungo il ponte centenario con le Ripe illuminate fino a salire per le viuzze del quartiere Pianello dove si incontra, in un alone di sacralità la porta aperta della casa dove Gerardo nacque e visse con la sua umile famiglia e poi la bottega dove il padre lavorava.

Le porte della Chiesa Madre si spalancavano infine in una nuvola di fumo bianco per accogliere i credenti che ripercorrevano le tappe che portarono Gerardo alla morte e alla Santità. Emozione tangibile ed un puro stupore pervade ogni anno gli animi dei partecipanti.

Quest’anno, nell’intimità delle proprie case, e della Chiesa, Muro non dimentica il suo Santo concittadino, accendendo un lumino, sul davanzale delle finestre.

Venerato ogni giorno in tanti Paesi del Mondo, il religioso della Congregazione del Santissimo Redentore, fu canonizzato nel 1904 da papa Pio X. Morì di tisi nel convento redentorista di Materdomini all’età di 29 anni, il 16 ottobre 1755, dopo un breve periodo trascorso a letto durante il quale, si dice, non mancarono fatti prodigiosi.

La mattina dopo la morte del Santo le campane diedero l’annuncio della nascita al cielo di Gerardo, Santo Patrono della Basilicata.

San Gerardo Majella oggi è universalmente invocato come Protettore delle donne partorienti e dei bambini. La storia narra che poco prima di morire aveva fatto finta di dimenticare, a Oliveto Citra, un suo fazzoletto presso la casa di una famiglia che l’ospitava. Una bambina, allora, gli corse dietro per restituirglielo, ma Gerardo le disse di tenerlo perché un giorno le sarebbe servito. Passati alcuni anni – Gerardo era già morto – la bambina, diventata sposa, gridava per le doglie del parto. I medici la davano per spacciata. Giunta quasi in fin di vita, si ricordò del fazzoletto di fratel Gerardo e volle che glielo posassero aperto sulla pancia. Appena ricevutolo, i dolori cessarono e la donna diede alla luce senza alcuna difficoltà il suo primo figlio.

Amico dei poveri e dei contadini, Gerardo, che negli ultimi anni faceva il questuante, riscosse negli ambienti popolari un’ammirazione straordinaria. Si narra, infatti, che quando passava di paese in paese, ali di folla lo aspettavano sui margini delle strade per avere la sua benedizione o per vedere soltanto questo umile fraticello.

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