Le Cronache Lucane

LA REGIONE VUOLE SOFFOCARLA, MA LA PINETA COMBATTE

Policoro, si complicano i piani di Tripaldi: il progetto da 1,5 mln più vicino al fallimento. L’Alsia tira le orecchie al Commissario

In attesa del parere «vincolante» contrario della Soprintendenza, Domenico Tripaldi, Commissario straordinario delegato per l’attuazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico, già sta incassando i primi no al progetto definitivo redatto dall’ingegnere Giovanni Martino e relativo all’intervento da 1milione e 597mila euro per la realizzazione di un canale scolmatore in località “Torre Mozza” a Policoro. Dopo 4 anni dai pareri contrari, risalenti al 2016, sia della Commissione regionale per la tutela del paesaggio, nonchè del Soprintendente, il progetto però era un altro, a breve la situazione è destinata a tornare al punto di partenza. Al Commissario Tripaldi il “blitz” della Conferenza dei servizi decisoria per dare l’avvio ai lavori non è riuscito e non riuscirà. Nell’area c’è una grande pineta che non può morire perchè la Regione ha deciso di sanare con i soldi pubblici, quel milione e mezzo citato, l’abuso compiuto da un privato e favorendo così interessi privati ed anche il porto Marinagri, la cui società, tra le altre cose, è stata dichiarata fallita nel maggio scorso.

Questo è anche il tenore del parere inviato, per quanto di propria competenza, dall’Agenzia lucana di sviluppo e di innovazione in agricoltura (Alsia) al Commissario Tripaldi. Le osservazioni dell’Alsia si sviluppano su 3 direttrici: ambientale, economica e giurisprudenziale. In ognuno dei 3 ambiti settoriali citati, le contestazioni sono così puntualmente semplici, ma corrette, che la loro basilarità amplifica la goffaggine amministrativa del Commissario Tripaldi. L’intervento in questione, «interessa direttamente» non meno di 34 ettari di bosco. Bosco che è costituito principalmente da conifere, il cui apparato radicale, «come noto», ha evidenziato l’Alsia, «non è esente da danni da asfissia derivante da ristagno idrico, né è esente da attacchi parassitari deleteri indotti-agevolati da sovrabbondante presenza idrica». Bocciate pertanto le «vasche» di raccolta come da progetto di Martino e da lui denominate «casse di laminazione». Contestualmente cassato anche quell’«allagamento controllato» previsto dall’ingegnere. Secondo Martino l’intervento del canale scolmatore risulterà efficace, se «le aree in argomento saranno allagate frequentemente “anche in occasione di eventi meteorici non particolarmente significati”». Inevitabili, quindi, le conseguenze negative sullo stato vegetativo del bosco, ma non solo.

Perchè l’allagamento e le nefaste ricadute «potrebbero non limitarsi alle aree direttamente interessante dall’intervento». C’è di più. Il collegamento con l’aspetto economico, intrinsecamente connesso a quello giurisprudenziale, è, come recita il progetto di Martino, il seguente: «Al fine di ridurre l’onere finanziario dell’intervento sono state escluse a priore aree da espropriare, privilegiando aree pubbliche». Al burocrate Tripaldi non può essere sfuggito il dato che l’acquisizione a titolo gratuito delle aree di intervento, è pura ipotesi non sorretta da elementi concreti riguardo l’attuazione della stessa. Per questo, l’Alsia, facendo indirettamente intendere che i piani di Tripaldi e Martino se dovessero arrivare alla prova dei fatti, si imbatterebbero in grandi errori, ha chiesto di conoscere «gli estremi di legge di cui si è previsto di potersi avvalere per la presupposta acquisizione gratuita delle aree in argomento».

La relazione causa-effetto è agevolmente comprensibile: se l’intenzione di acquisire a titolo gratuito le aree pubbliche per il canale scolmatore, l’«allagamento controllato» e quant’altro previsto dal progetto, non poggia su un quadro normativo specifico e legittimante l’atto, allora il dato non può e non potrà non inficiare la realizzabilità dell’intervento. La pineta che combatte continua a raccogliere sostenitori. Tanto che l’Alsia ha già fatto presente al Commissario Tripaldi di far salva ogni possibilità di futura rivalsa per «eventuali danni derivanti dall’intervento al patrimonio Alsia, direttamente e/o indirettamente interessato».

IL TOMBINO ABUSIVO IN BREVE Il problema è storicamente sorto con la costruzione del porto Marinagri, la cui società è stata dichiarata fallita lo scorso maggio, e con la conseguente semi occlusione del canale 7 all’altezza di via S. Giusto dato il «tombino» che «parzializza sensibilmente la sezione idrica e pertanto costituisce un significativo ostacolo ai deflussi di piena». Tombino, tra le altre cose, considerato abusivo poichè costruito da un privato in difformità, come si apprende dalle relazioni del Demanio e del Consorzio di Bonifica del Bradano e Metaponto, delle prescrizioni imposte. Il tombino abusivo, «interviene, infatti, come una vera e propria strozzatura pazializzando la portata in uscita e riducendo la capacità di smaltimento del canale a circa un terzo di quella massima “a sponde piene” comportando un significativo rigurgito a monte, causa di esondazioni lungo il Canale 7”»

 

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Ferdinando Moliterni

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