Le Cronache Lucane

PADULA: «IL POST ME L’HA SCRITTO QUAGLIARIELLO»

Sul Covid bonus l’ex assessora chiede scusa ai potentini e racconta che la “linea” le è stata dettata dal leader di IDeA che poi l’ha scaricata

Il nodo cruciale di questa vicenda sembra essere quello che ormai da anni siamo abituati a vedere in politica: pur di avere una poltrona si “ucciderebbero”( sempre metaforicamente parlando) tutti i nostri nemici. Anche nella vicenda del defenestramento della Padula dalla Giunta Comunale gli inciuci di partito e la speranza per una poltrona più ambiziosa sembrano incarnare il perfetto alibi di un “assassinio” politico. A decretare la fine politica della Padula sembrano esserci proprio quelli che in realtà le hanno concesso di diventare assessora. Chi doveva difenderla dagli attacchi esterni sembra invece essere il “puparo” che muove i fili di questa vicenda. Surreale ma vero. Basti vedere la miriadi di post e comunicati stampa che gli esponenti in Consiglio comunale del suo stesso partito hanno fatto nei confronti dell’ex assessora dichiarando all’intera regione di non essere più gradita ai loro occhi. In questi casi solitamente spetta al segretario regionale o al leader nazionale del partito provare a mettere pace tra le varie anime. Ma questo non è avvenuto. Dal racconto della Padula si evince come inizialmente il leader nazionale Quagliariello abbia provato a lanciarle un salvagente, soprattutto nella questione dello scandalo “covid bonus”. Da una serie di conversazioni e messaggi intercorsi dalla Padula, il senatore di Idea avrebbe spinto la Padula a chiedere scusa sui social per aver richiesto il bonus spettante alle partite Iva. Messaggio che la Padula, riporta, di essere restia a pubblicare, più propensa decisamente al silenzio. Ma così non è stato. Perchè dai vertici del partito le giunge una dichiarazione già scritta, che la Padula deve solamente pubblicare sui suoi profili social: «Sono una Partita IVA e ne sono orgogliosa. Rischio in proprio, non ho un posto fisso. Faccio politica per passione e non ho alcuna intenzione di diventare una professionista della politica. Esercito la responsabilità ogni giorno e, responsabilmente, rivendico la mia scelta. Chi sta sul territorio con una propria attività e vuole rimanerci con dignità, in altri Paesi non ha avuto bisogno di fare domande, ha ricevuto contributi direttamente sul conto corrente. Non sono disposta a partecipare a questa fiera dell’ipocrisia ». Cosa che lei ha fatto e che conosciamo tutti gli i risvolti clamorosi che ha suscitato, tanto da indurre l’ex assessora a rimuoverlo dopo un paio di ore. Qualcuno potrebbe domandarle: i social erano i suoi poteva rifiutarsi. Anche questo è vero, ma chi mastica un po di politica sa bene che se i vertici del partito decidono una “strategia” da usare a te non resta che adeguarti. Una strategia che purtroppo non si è rivelata vincente come quella della collega Guma, anche lei rea di aver chiesto il covid bonus, ma che adottata la tecnica del silenzio ha suscitato meno ire nei suoi riguardi. Il polverone ha dato la possibilità ai consiglieri comunali di IDeA di fare la loro mossa vincente, chiedendo a causa di questo scandalo l’estromissione della Padual. Non solo. I consiglieri, come abbiamo raccontato anche in questi giorni, hanno adottato una morsa stringente nei confronti del sindaco Guarente: manifestandogli la possibilità di non prendere parte alle sedute del Consiglio e facendo venire così meno i loro voti per le approvazioni. La tattica per mettere alle strette il sindaco Guarente e “indurlo” a rimescolare le carte in Giunta sembra aver funzionato. IDeA si sarebbe fatta forte di proseguire su questa linea anche grazie all’appoggio del gruppo di consiglieri di Fratelli d’Italia. Anche loro avrebbero fatto comprendere a Guarente che senza un rimpasto di Giunta la situazione durante i Consigli sarebbe potuta mutare da un momento all’latro, e si comprende bene che da 3 a 7 voti in meno il sindaco perderebbe appoggi importanti. Il sindaco si è trovato così costretto a scegliere se salvare la sua di “poltrona” o quella di una giovane ragazza abbandonata da tutti, persino dai suoi stessi colleghi di partito. Su questo impossibile fare una colpa a Guarente, forse però qualcuno a partire dai vertici di IDeA dovrebbe chiedersi se questa è ancora politica.

LA LETTERA DI PADULA AL SINDACO GUARENTE

«PIEGARSI ALLE “LOGICHE DI BOTTEGA” NON FA BENE ALLA CITTÀ»

Marika Padula in questa storia si è mostrata con il suo vero volto, quello umano. Dietro l’assessora si cela ancora una giovane donna che forse era ancora poco “matura” per scendere in politica e comprendere tutte le dinamiche che circondano questo mondo. Lo si evince da una lunga lettera che Padula scrive al sindaco Guarente che racchiude i punti salienti di questa vicenda. Tra i passaggi fondamentali la Padula ha sottolineato come: «Certo mi sarei aspettata una qualche più decisa presa di posizione rispetto a questa vicenda che ha visto l’uso di inaccettabili vocaboli sessisti e che, per due situazioni identiche ha ritenuto naturale prendere in considerazione l’opportunità di avere solo me come capro espiatorio. L’utilizzo di due pesi e due misure non è compatibile con quello che ci siamo sempre detti e prefissi: Un modo nuovo di fare politica dove il fare a vantaggio della nostra comunità è il solo nostro scopo. Nella mia ingenuità mi sarei aspettata – non solo dal mio Partito ma dalla stessa Amministrazione di cui faccio parte – non la classica difesa d’ufficio o di parte ma, di più, una netta presa di posizione rispetto ad un beneficio di legge da me ottenuto in modo del tutto legittimo ed al quale hanno attinto migliaia di altri professionisti pur trovandosi a svolgere, nel contempo, il ruolo di Amministratori Pubblici (…)». E ancora: «Credo e resto convinta che una mia possibile revoca da Assessore non possa essere legata a strumentalizzazioni di siffatto genere né possa prescindere da un’analisi ed eventuale critica sul mio operato amministrativo, pertanto così come ampiamente già a più riprese dichiarato, evidenzio – laddove ve ne fosse ancora la necessità – la mia “non volontà” a dimettermi – ne andrebbe della mia dignità – restando in attesa di determinazioni in merito che, ribadisco, resto convinta non possano prescindere da una più generale valutazione sul mio operato amministrativo e soprattutto non piegarsi a “logiche di bottega” e di biechi interessi personali di qualche vetusto, trasversale, onnipresente e meschino “semprevivo consigliere comunale”». La risposta del sindaco Guarente a queste osservazioni, se pur non scritta, la si può leggere tra le righe della remissione della delega della Padula.

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