Le Cronache Lucane

“Forse paziente più giovane al mondo” Neonato di 10 giorni positivo al Covid, Zooprofilattico di Foggia isola il virus

Nonostante l’emergenza Covid19, l’IZS di Puglia e Basilicata non ha mai ridotto la propria attività, sia amministrativa che tecnica, di laboratorio di riferimento per le Regioni Puglia e Basilicata in tema di Sanità Pubblica e Veterinaria e a Maggio di quest’anno il Ministero della Salute ha finalmente designato il “Laboratorio di Riferimento Nazionale per il trattamento degli alimenti e dei loro ingredienti con radiazioni ionizzanti” presso l’istituto Zooprofilattico Sperimentale della Puglia e della Basilicata e l’Istituto Superiore di Sanità

EMERGENZA SANITARIA COVID_19
“Hanno pochi sintomi ma la carica virale è alta”

“Forse paziente più giovane al mondo” Neonato di 10 giorni positivo al Covid, Zooprofilattico di Foggia isola il virus 

Nato da 10 giorni e positivo al coronavirus, lo studio dell’Istituto Zooprofilattico avvisa: “I neonati possono contagiare”

Il 17 settembre è stato pubblicato sulla rivista scientifica internazionale IDCases l’articolo dal titolo “Sars-CoV-2 isolation from a 10-day-old newborn in Italy: a case report”

Il lavoro nasce dalla proficua collaborazione tra Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Puglia e Basilicata e l’Ente Ecclesiastico Ospedale Generale Regionale “F. Miulli”.

Nello specifico viene descritto l’isolamento del virus da un neonato di appena 10 giorni risultato positivo al test biomolecolare specifico per Covid19.

È certamente il più giovane paziente italiano (e forse mondiale) da cui viene isolato il virus Sars-Cov2 e questo dato apre una serie di considerazioni sul potenziale ruolo dei neonati nella trasmissione della malattia.

Questo interessante articolo scientifico è l’ultimo, in ordine cronologico, dei traguardi raggiunti dall’IZS di Puglia e Basilicata nella lotta alla pandemia.

Oltre alle analisi biomolecolari sui tamponi nasofaringei, l’IZS di Puglia e Basilicata, e nello specifico l’equipe diretta da Antonio Parisi, svolge una proficua attività di caratterizzazione dei ceppi di virus Sars-Cov2 circolanti in Puglia e Basilicata e sono oltre 50 i ceppi virali sequenziati e depositati nelle banche genetiche internazionali che sono consultabili gratuitamente da tutti i gruppi di scienziati del mondo impegnati nella ricerca sul COVID19. 

In tempo record sono stati potenziati i sistemi di biosicurezza del laboratorio di massima sicurezza BL3 dell’IZSPB per sviluppare il test di isolamento del virus su monostrati cellulari. Proprio perché unico laboratorio in Puglia e Basilicata in grado di poter svolgere questo tipo di esame il dg del Policlinico di Foggia, Vitangelo Dattoli, ha fortemente voluto la collaborazione con l’IZSPB per effettuare esami mirati all’isolamento del virus sui tamponi debolmente positivi finalizzati alla definizione del reale ruolo epidemiologico di questa categoria di pazienti.

Altra importante collaborazione, e anche questa fortemente voluta dalla Presidenza della Regione Puglia, è quella con il Direttore della Struttura Regionale di Coordinamento della Medicina Trasfusionale, Angelo Ostuni, in cui l’IZSPB è impegnato nel test di sieroneutralizazione, un tipo di esame che può essere svolto solo in un laboratorio di massima sicurezza.

Questo test, diverso dal normale test sierologico, serve a definire il livello degli anticorpi che proteggono dal virus nei pazienti che hanno superato l’infezione Covid19 e che si sono resi disponibili a donare il proprio plasma per curare i casi più gravi di Covid19.

Nonostante l’emergenza Covid19, l’IZS di Puglia e Basilicata non ha mai ridotto la propria attività, sia amministrativa che tecnica, di laboratorio di riferimento per le Regioni Puglia e Basilicata in tema di Sanità Pubblica e Veterinaria e a Maggio di quest’anno il Ministero della Salute ha finalmente designato il “Laboratorio di Riferimento Nazionale per il trattamento degli alimenti e dei loro ingredienti con radiazioni ionizzanti” presso l’istituto Zooprofilattico Sperimentale della Puglia e della Basilicata e l’Istituto Superiore di Sanità.

È il degno riconoscimento di una decennale attività scientifica su questo delicato tema, portata avanti da Eugenio Chiaravalle e dalla sua equipe.

Nato da 10 giorni e positivo al coronavirus, lo studio dell’Istituto Zooprofilattico avvisa:

 

“I neonati possono contagiare”
“Hanno pochi sintomi ma la carica virale è alta”


Neonato positivo coronavirus



“Da neonati positivi al coronavirus è possibile rilevare alta carica virale anche in presenza di sintomi moderati e ciò potrebbe essere pericoloso per la diffusione del virus. Inoltre, alcuni comportamenti tradizionali della popolazione italiana e in particolare del Sud Italia, dove è consuetudine visitare i neonati nei giorni immediatamente successivi al rientro a casa, possono amplificare la trasmissione di Sars_CoV_2”

 

IL CASO
È questa la conclusione a cui arriva uno studio dell’Istituto Zooprofilattico di Foggia, pubblicato sulla rivista scientifica internazionale IDCases che riporta il recente caso di un neonato di 10 giorni, il più giovane paziente italiano e probabilmente mondiale risultato positivo al coronavirus.

La sua mamma, 34enne, è stata ricoverata il 9 di agosto presso la clinica “Mater Dei” di Bari con tampone negativo.


Lo stesso giorno ha dato alla luce il suo bimbo.


Il piccolo, dopo 10 giorni, ha incominciato ad avere febbre fino a 37,8° e per tale motivo è stato prima trasferito all’Ospedale pediatrico “Giovanni XXIII” e poi al reparto di neonatologia del “Miulli” di Acquaviva.


Dopo i controlli di routine negativi, poiché vi erano lievi sintomi respiratori il neonato è stato sottoposto al tampone per il controllo del
 #Covid_19 che ha dato esito positivo.
Il giorno dopo, effettuati i tamponi anche ai familiari, a risultare positivi sono stati la nonna paterna, la mamma, il papà e uno dei fratellini maggiori.

L’altro fratello non è invece risultato contagiato “probabilmente”

annota lo studio

“perché in quei giorni non era in stretto contatto con la famiglia, ma viveva temporaneamente con i nonni materni”

I RISULTATI
Il tampone rinofaringeo del neonato di 10 giorni è stato inviato a Foggia presso il laboratorio dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Puglia e della Basilicata, per il test di isolamento.

Dopo 48 ore di incubazione

“era apprezzabile un effetto citopatico abbastanza buono”

continua l’analisi

“Dopo ulteriori 24 ore è stato evidenziato un impressionante effetto citopatico costituito dall’arrotondamento e dal distacco della maggior parte delle cellule”

In pratica, il Covid-19 presentava un’alta carica virale.

Pochi SINTOMI
Il neonato ha manifestato febbre per 3 giorni dopo il ricovero e poi le condizioni di salute sono risultate stabili.

Secondo lo studio il piccolo

“ha quasi certamente contratto la Sars-CoV-2 da un membro della famiglia, presumibilmente la nonna paterna che, molto probabilmente, era infettiva nei giorni successivi al parto, quando andava a far visita al neonato a casa sua”

Ciò che rileva, intanto, è

che la carica virale fosse molto alta”

Tuttavia

“nonostante l’elevata carica virale, il neonato non ha mai mostrato sintomi gravi se non lievi sintomi respiratori e, come detto, febbre non alta per 3 giorni successivi al ricovero in ospedale pediatrico”

Le CONCLUSIONI
L’Istituto Zooprofilattico conclude per la necessità di

“una riflessione sulle potenzialità di trasmissione di Sars-CoV-2 da neonati e bambini che, forse, viene sottovalutata”

Secondo lo studio

“alcuni comportamenti tradizionali della popolazione italiana e in particolare del Sud Italia, dove è consuetudine visitare i neonati nei giorni immediatamente successivi al rientro a casa, possono amplificare la trasmissione di Sars-CoV-2 da bambini infetti sconosciuti. Infatti i neonati che vivono all’interno dell’ambiente domestico possono diffondere grandi quantità di virus e portare ad alti livelli di contaminazione, tanto da essere pericolosi per chi ne viene a contatto”

Il pericolo non arriva via aerea da possibili colpi di tosse ma da

“secrezioni infettive come le feci o la saliva”

Scopo del lavoro, dunque, è

“segnalare che anche da neonati positivi al Sars-CoV-2 è possibile isolare virus vivi anche in presenza di sintomi moderati, condizioni che potrebbero essere pericolose per la diffusione del virus” 

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