Le Cronache Lucane

DI MARTINO DG AL CROB: RINVIATA LA NOMINA

Dopo il caso Barresi il centrodestra corre ai ripari sull’«onere motivazionale»

Nomina del Commissario di Renzi in Molise, Gerardo Di Martino, come Direttore generale dell’Irccs Crob di Rionero in Vulture: Zullino stoppa la pressa d’atto in Ia Commissione consiliare. Il caso dal punto di vista delle forme si intreccia con quello dell’ex Dg dell’Aor San Carlo, Massimo Barresi, e dell’attuale Dg dell’Asp di Potenza, Lorenzo Bochicchio. Dall’allora Giunta regionale di centrosinistra, era il 2018, all’attuale di centrodestra, la politica impara a fare i conti con il «quid pluris motivazionale » che adesso spaventa la maggioranza. E dato che neanche il centrodestra ha chiaro il concetto, a scanso di equivoci, il centrodestra seguirà quanto consigliato dall’adagio melius abundare quam deficere.

Il conferimento dell’incarico in favore di Di Martino, a 10 mesi dall’indizione del relativo Avviso pubblico, deciso dalla Giunta regionale, assenti i leghisti Fanelli e Merra, il 24 luglio è apparso dal punto di vista delle forme molto simile a quello annullato dal Tribunale amministrativo regionale (Tar) di Basilicata inerente, però, la nomina di Barresi. Anche la Giunta regionale di centrodestra avrebbe peccato del copia e incolla, o meglio «mera replica» e ancor più nello specifico, «stereotipa ripetizione », del giudizio della Commissione esaminatrice che ha fornito la «rosa dei candidati», 4, dalla quale è stato individuato Di Martino. Selezionato come Dg dell’Irccs Crob perchè è apparso, in quanto, questo il dettaglio fondamentale collegato all’«onere motivazionale», presentare «requisiti maggiormente coerenti con le caratteristiche dell’incarico da ricoprire», per i seguenti motivi: «in ragione dell’attività svolta e delle particolari esperienze acquisiti nelle attività di direttore in aziende ospedaliere e sanitarie, di subcommissario ad acta nei piani di rientro regionali e di consigliere in Istituti di settore, a conferma della comprovata qualificazione e specializzazione professionale e manageriale in detti organismi desumibile dall’esame del curricula». Per questo il consigliere regionale della Lega, Massimo Zullino, in Commissione ha fatto presente «l’opportunità e la facoltà da parte della Commissione, prima di prendere atto della nomina, di richiedere maggiori approfondimenti e chiarimenti alla Giunta circa i requisiti professionali del nominato direttore ».

Si scrive requisiti professionali, si legge «quid pluris motivazionale » per giustificare l’individuazione di Di Martino a discapito degli altri tre idonei quali Cristiana Mecca, Alberto Pagliafora e Stefano Lorusso capo della segreteria tecnica del ministro della Salute, Roberto Speranza. «Questo – ha sottolineato Zullino – anche in virtù della recente sentenza del Tar che ha parlato di insufficiente motivazione circa la nomina del dirigente generale dell’Aor San Carlo, Massimo Barresi e, quindi, onde evitare che si possa ricadere nello stesso errore è bene approfondire la questione, esaminando ulteriormente i requisiti in possesso del prescelto candidato in modo tale da fugare ogni dubbio». Ad ogni modo tutti i componenti della Commissione presenti alla seduta hanno deciso di aderire alla «richiesta di chiarimenti» che, pertanto è stata accolta. Secondo la relativa disposizione dello Statuto regionale, «ove la Giunta non fornisca i chiarimenti richiesti entro il termine perentorio di trenta giorni», la nomina deve ritenersi inefficace. Se Di Martino è stato inserito dalla Commissione nella rosa dei papabili, sul possesso dei requisiti per ricoprire la carica di Dg all’Irccs Crob di Rionero non ci dovrebbero essere dubbi.

Sarà interessante comprendere come la Giunta di centrodestra schiverà la circostanza, per il Tar di Basilicata dirimente nella causa intentata dall’attuale direttore amministrativo Asp, Spera, contro Barresi, che «il provvedimento di nomina, dunque, deve recare espressamente le ragioni di tale scelta», tra l’altro «riducendo il margine di totale e incontrollata discrezionalità », nel modo in cui le «ragioni» non si rivelino un copia e incolla del giudizio della Commissione stessa.

 

 

 

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