Le Cronache Lucane

CASERMA LEVANTE di PIACENZA non esclusi colpi di scena

L’indagine che ha portato all’arresto di diversi carabinieri con accuse pesantissime che vanno dallo spaccio all’estorsione fino alla tortura è partita da una denuncia di un collega dei militari, un maggiore che in passato era stato in servizio a Piacenza

Il Gip di Piacenza in CONFERENZA STAMPA illustra le motivazioni dell’ordinanza di custodia cautelare

CARABINIERI arrestati, il gip:

«Indagine partita dalla segnalazione del maggiore Papaleo»

 

Maggiore ROCCO PAPALEO

«L’ufficiale aveva prestato servizio per molti anni a Piacenza, attualmente è comandante della compagnia Carabinieri di Cremona»

Maggiore ROCCO PAPALEO

CREMONA 23 luglio 2020
L’indagine che ha portato all’arresto di diversi carabinieri con accuse pesantissime che vanno dallo spaccio all’estorsione fino alla tortura è partita da una denuncia di un collega dei militari, un maggiore che in passato era stato in servizio a Piacenza.


Lo scrive il Gip di Piacenza nell’ordinanza di custodia cautelare

«Le attività d’indagine hanno preso il via in seguito alla segnalazione di un ufficiale dell’Arma che aveva prestato servizio per molti anni a Piacenza, il maggiore Rocco Papaleo attualmente comandante della compagnia Carabinieri di Cremona»

Convocato in procura per un’altra inchiesta, l’ufficiale ha infatti raccontato di aver ricevuto una serie di messaggi da un cittadino marocchino nei quali quest’ultimo affermava di essere un informatore dei Carabinieri e di conoscere l’appuntato Giuseppe Montella, uno degli arrestati.


Quest’ultimo, assieme ai colleghi Falanga e Cappellano (anche loro destinatari dell’ordinanza), scrive il gip riportando il racconto del marocchino

«era solito ricompensare le notizie ricevute attraverso la cessione di stupefacente, che era custodito in un contenitore all’interno della caserma di Piacenza chiamato “scatola della terapia”»

Quando le risposte dell’informatore non erano però esaustive, i tre Carabinieri «avevano l’abitudine di esercitare pressioni su di loro e minacciarli, il tutto con la complicità del comandante delle stazione, il maresciallo Orlando»

Sempre secondo il racconto del marocchino riportato dal Gip, i Carabinieri «tenevano comportamenti sopra le righe, come organizzare festini a base di stupefacente ai quali partecipavano diverse prostitute tra le quali un transessuale»

Al termine della deposizione, il maggiore Papaleo ha detto agli inquirenti di non aver mai riferito nulla di quanto appreso ai carabinieri di Piacenza poiché

«non si fidava degli attuali dirigenti»

Ad insospettire Rocco Papaleo infatti era stato il tenore di vita di Montella «ben al di sopra di quanto ordinariamente possibile per un militare dell’Arma del suo grado»

INDAGINI di PIACENZA 1ªparte e gli ARRESTI dei CARABINIERI
Ecco i passaggi chiave della ordinanza.
Il gip: “Un romanzo noir”

Questo Giudice è stato messo a conoscenza dei fatti sin dalle prime battute delle indagini, avendo modo di seguire lo sviluppo dell’attività investigativa nel provvedere sulle
richieste di autorizzazione per lo svolgimento di attività di intercettazione.
La lettura delle annotazioni di polizia giudiziaria, redatte nel corso del procedimento da personale in
servizio presso il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Piacenza e il Comando della Polizia Locale della stessa città, allegate alle predette richieste, ha subito rivelato uno scenario estremamente preoccupante, visto il coinvolgimento di Carabinieri
impegnati anche quali agenti e ufficiali di polizia giudiziaria nell’ambito di numerosi
procedimenti penali. Non è stato semplice rendersi conto, settimana dopo settimana, che dietro i volti sempre cordiali e sorridenti di presunti servitori dello Stato, incrociati più volte nei corridoi e nelle aule del Tribunale di Piacenza mentre svolgevano attività
istituzionali, potessero celarsi gli autori di reati gravissimi. Leggendo la richiesta di applicazione di misure cautelari, è capitato spesso di alzare lo sguardo per capire se non ci si stesse trovando di fronte alle pagine di qualche romanzo noir riguardante militari infedeli.
Tutto vero, invece, e reso ancor più palpabile e concreto grazie all’impiego di uno strumento investigativo inedito e potentissimo, come il captatore informatico.
Ebbene, quasi accompagnando chi dovrà leggere le prossime righe – per valutare se condividere le conclusioni raggiunte dallo scrivente, in accoglimento di gran parte delle richieste della Procura – si è scelto di suddividere la motivazione del presente
provvedimento in capitoli dai titoli evocativi, i quali sembrano creare un ponte con il mondo della letteratura e del cinema, ma che costituiscono solo chiavi di accesso per la ricostruzione di vicende che, purtroppo, non costituiscono frutto dell’immaginazione.

“La droga ai tempi del Coronavirus”

Le indagini di Piacenza e l’ordinanza di custodia cautelare.

Le attività di indagine hanno preso il via in seguito alla segnalazione di un Ufficiale dell’Arma che aveva prestato servizio per molti anni a Piacenza, il Maggiore Rocco Papaleo, attualmente Comandante della Compagnia Carabinieri di Cremona.
Lo stesso era stato convocato presso la Sezione di polizia giudiziaria della Procura della Repubblica di Piacenza per essere sentito come persona informata sui fatti nell’ambito del proc. pen. n. 3790/2019 R.G.N.R., concernente il reato di atti persecutori: discorrendo con gli inquirenti di vari argomenti, egli aveva assunto l’iniziativa di far ascoltare loro alcuni files audio salvati sul proprio telefono cellulare. Si trattava di messaggi vocali asseritamente ricevuti da un soggetto di origine marocchina e non pertinenti ai fatti per i quali era in corso l’indagine per la quale Papaleo era comparso. L’individuo in questione, che rispondeva al nome di Lyamani Hamza, dichiarava in tali messaggi di essere un informatore dei Carabinieri in servizio presso la Stazione Piacenza Levante e di aver assunto tale ruolo in virtù di una conoscenza personale con l’Appuntato Giuseppe Montella. Quest’ultimo, insieme ai colleghi Falanga e Cappellano a ricompensare le notizie ricevute attraverso la cessione di stupefacente, che era in un contenitore presente all’interno della Caserma di Piacenza, via Caccialupo, e che era chiamato “scatola della terapia”.

Quando non ritenevano esaustive le indicazioni rese dagli informatori, i Carabinieri sopra menzionati avevano l’abitudine di esercitare pressioni su di loro e di minacciarli, il tutto con la complicità del Comandante della Stazione, il M.llo Orlando. Oltre a questi aspetti, i Carabinieri tenevano altri comportamenti sopra le righe, come organizzare festini a base di stupefacente ai quali partecipavano diverse prostitute, tra le quali un transessuale che abitava a Piacenza in via Torta. Montella, poi, in più occasioni aveva sottratto parte del denaro sequestrato agli spacciatori che venivano arrestati nel corso di regolari operazioni di polizia. Lyamani aggiungeva di essere disposto a formalizzare una denuncia anche a costo di essere rimpatriato, non essendo in regola con i documenti, poiché la situazione per lui non era più sostenibile. Al termine del colloquio con gli operanti della Sezione di p.g. della Procura, Papaleo aveva precisato di non aver mai riferito quanto appreso ai Carabinieri di Piacenza in quanto non si fidava degli attuali dirigenti.
Egli aveva sottolineato che, comunque, nelle dichiarazioni di Lyamani poteva esserci un fondo di verità, anche perché a lui stesso era sempre parso strano come Montella ostentasse un tenore di vita – caratterizzato, ad esempio, dal frequente acquisto di automobili di grossa cilindrata – ben al di sopra di quanto ordinariamente possibile per un militare dell’Arma del suo grado.

1.2. Le dichiarazioni di Lyamani Hamza In seguito alle rivelazioni di Papaleo, il 22.1.2020 Lyamani Hamza era stato convocato presso gli Uffici della Polizia Locale di Piacenza per essere sentito come persona informata sui fatti in ordine ai suoi rapporti con Montella e con i Carabinieri della Stazione Piacenza Levante.

Stazione Carabinieri PIACENZA Levante

Egli aveva dichiarato di aver conosciuto Giuseppe Montella nel 2010, quando quest’ultimo faceva il preparatore atletico di una squadra di calcio dilettante nella quale lo stesso Lyamani giocava.
Qualche anno più tardi, nel 2016, il marocchino era stato arrestato nell’ambito di un procedimento riguardante lo spaccio di sostanze stupefacenti e, dopo la convalida dell’arresto, era stata applicata nei suoi confronti la misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. L’incombente doveva essere svolto presso la Stazione Carabinieri Piacenza Levante: proprio in questo frangente Lyamani aveva avuto modo di rivedere Montella, il quale lo aveva avvicinato proponendogli di collaborare alla cattura di altri spacciatori.
Sul punto, il cittadino marocchino ha ricordato:
“La prima volta che mi ha visto quando sono andato a firmare MONTELLA mi ha detto: “vedi… ti hanno cantato e quello che ha cantato è ancora fuori”.
Nel frangente MONTELLA in modo molto esplicito mi ha detto che se avessi avuto qualche operazione “cotto e mangiato ”, ossia senza svolgere indagini lunghe una parte del denaro e dello stupefacente poteva essermi data quale compenso. In particolare mi diceva che la mia parte, nel caso di informazione positiva, sarebbe stata pari al 10%.

Inoltre MONTELLA mi diceva che avrei potuto stare tranquillo e nel caso di eventuali controlli potevo fare il suo nome e anche chiamarlo personalmente. Ho subito accettato in quanto dopo quello che mi aveva detto mi sentivo tradito da chi aveva passato le informazioni sul mio conto e poi mi sentivo protetto e sicuro per il fatto che lui fosse un Carabiniere. Questo accordo iniziava quindi alla fine del 2016 inizio 2017 in concomitanza con l’inizio del mio obbligo di firma presso la stazione di Via Caccialupo. Un altro vantaggio consisteva anche nel fatto che potevo andare a firmare quando volevo senza rispettare l’orario che era stato fissato e per fare questo era sufficiente che li avvisassi. Preciso che i contatti avvenivano tramite Messenger, in quanto successivamente non ho più avuto un telefono cellulare.

Preciso che principalmente parlavo con MONTELLA, il quale mi diceva che comunque tutti gli altri Carabinieri della stazione erano “sotto la sua cappella”, compreso il comandante ORLANDO.
Tenevo principalmente i rapporti con MONTELLA ed è capitato che alcune volte ho parlato anche con FALANGA Giacomo ”
A partire da quel momento Lyamani aveva accettato di collaborare, fornendo a Montella indicazioni in ordine a soggetti che detenessero stupefacente a fini di spaccio, in modo che i Carabinieri potessero sottoporli a perquisizione, sequestrare la droga e arrestarli in flagranza per il reato di cui all’art. 73 D.P.R. 309/1990.

Il compenso spettante a Lyamani in cambio di tali informazioni era costituito da quantitativi di sostanza stupefacente o da somme di denaro, che venivano direttamente prelevati dai Carabinieri attingendo dal materiale sequestrato.
Descrivendo le modalità con le quali si svolgeva la consegna di stupefacente in suo favore da parte di Montella, Lyamani ha sottolineato: “Posso riferire che la droga viene conservata all ‘interno di un barattolo che veniva riempito parzialmente e in queste occasioni MONTELLA me lo agitava davanti per far capire che era quasi vuoto e che c’era bisogno di altre informazioni per poterlo riempire…Preciso che nel periodo di collaborazione con MONTELLA la terapia mi veniva data da lui all ‘incirca ogni due giorni oltre ai quantitativi pattuiti a seguito degli arresti effettuati.

Per quanto riguarda invece i soldi MONTELLA mi ha dato circa 1.000 euro di denaro sequestrato durante le operazioni Rievocando le operazioni concluse dai militari in seguito alle informazioni da lui fornite, Lyamani aveva descritto con dovizia di particolari i seguenti episodi:

Arresto di Belaazri Noreddine, avvenuto a Piacenza in via della Ferma: nell’occasione erano stati rinvenuti 25 grammi di hashish, di cui la metà si trovavano all’interno del reggiseno di un’acquirente, tale Caruso Valentina, sottoposta a controllo dopo aver ricevuto la droga dallo spacciatore.
Il compenso elargito a Lyamani era stato di 3 grammi, ossia il 10% della sostanza sequestrata.

♦ Arresto di CAGGIANO Michele, al quale erano stati sequestrati 4 chilogrammi di hashish di notevole qualità. Lyamani aveva ricordato che il giorno prima dell’arresto si era recato insieme a Montella e a un suo collega, tale Salvatore, a effettuare un sopralluogo per mostrare ai Carabinieri dove abitava lo spacciatore. Essendo molto tardi, invece di riaccompagnarlo a casa i militari gli avevano proposto di trascorrere una notte presso l’Hotel Vip di Piacenza, dove lo/avevano accompagnato preoccupandosi di pagare il pernottamento.

Oltre all’arresto di Caggiano, Montella aveva consegnato a Lyamani 80 grammi di hashish e la somma di 180 Euro, dicendogli che erano “elargiti dall’Arma”.
Arresti di piccoli spacciatori nel parco “Giardini Margherita”, situato a Piacenza in prossimità della Stazione ferroviaria: in proposito Lyamani aveva raccontato che i Carabinieri “si collocavano al 14° piano del grattacielo dei Mille mentre io rimanevo nei giardini comunque sempre a vista di MONTELLA e quando avveniva lo scambio gli facevo un cenno oppure, sempre con Messenger, gli fornivo le indicazioni del caso. La terapia che mi dava MONTELLA per queste piccole operazioni consisteva in una/due canne

♦ Arresto di tale Leonardo (Rodriquez), un ragazzo al quale venivano sequestrati, all’interno di un appartamento, una piantagione di canapa e mezzo chilo di marijuana già confezionata per lo spaccio. Il compenso per questa operazione era stato di 50 grammi di droga e 150 in contanti. Lyamani aveva aggiunto che, successivamente, aveva appreso dallo stesso arrestato e da amici comuni che durante le fasi dell’arresto i Carabinieri avevano sottratto dalla sua abitazione la somma di Euro 18.000 in contanti, della quale non era stata fatta menzione nei verbali delle operazioni.

♦ Arresto di tale Ayoub. un ragazzo cui erano sequestrati a Codogno, nella sua abitazione, 30 grammi di cocaina e 70 euro in contanti. Descrivendo l’episodio Lyamani aveva raccontato: “Ci hanno portato in Caserma per finta e in quell’occasione MONTELLA, GIACOMO, SALVO ed un altro Carabiniere con i capelli rossi di nome DANIELE e non ALFREDO, per stare al gioco e rendere credibile la situazione mi hanno anche dato uno schiaffo. In quell ’occasione insieme a noi c‘era un altro mio amico, tale EL OUAFI Ayoub, il quale, successivamente a questo episodio, ha iniziato anche lui a collaborare con i Carabinieri.

Preciso anche che ad AYOUB di Codogno hanno trovato 70 euro in contanti e come ho detto 30 grammi di coca. 170 euro MONTELLA li ha dati a me davanti a tutti i suoi colleghi e, per quanto riguarda invece i 30 grammi di coca, 5 li ha dati a me, 5 a EL OUAFI Ayoub. Ho personalmente confezionato, su richiesta di MONTELLA, 15 dosi da 0.6 grammi e di questi appunto 5 li hanno dati a me e 5 ad EL OUAFI Ayoub. Non so dove abbiano messo le altre 5 dosi però ricordo che sul giornale c ’era scritto che avevano sequestrato 15 grammi di coca. In quel periodo ho cominciato a farmi di coca e mi facevo schifo per cui ho diminuito le informazioni che passavo a MONTELLA ”

♦ Anche nel caso dell’arresto di EL OUAZZANI Ibrahim, secondo Lyamani, i Carabinieri avevano ufficializzato il sequestro di soli 10 grammi di cocaina senza far riferimento a somme di denaro, mentre in realtà erano stati rinvenuti altri 5 grammi di stupefacenti che i Carabinieri avevano consegnato a lui e a E1 Ouafi Ayoub, oltre all’importo di 100 Euro ciascuno, sempre prelevata dal materiale sequestrato nel corso dell’operazione.
Oltre a E1 Ouafi Ayoub, un altro degli informatori che gravitavano intorno alla Stazione Piacenza Levante era tale Ghormy E1 Medhi, che aveva fornito a Montella e ai suoi 38 colleghi notizie utili per arrestare due italiani, Stocchi Mattia e Forte Antonio.
Al riguardo, Lyamani ha rammentato: “Il giorno in cui sono stati arrestati due ragazzi di nome Mattia STOCCHI, figlio del panettiere BOSONI, Gianluca FORTE e Antonio FORTE e in quell’occasione, in Via Genocchi, hanno sequestrato 1.5 kg di CBD e un etto di fumo.
L’informazione è stata data a MONTELLA da Mehdi e a lui ha dato se non sbaglio 80 grammi di erba, mentre a me ha dato un anello d ’oro che ho venduto ad un amico di nome Francesco CATINELLA, anche lui collaboratore di MONTELLA.

L’anello è una fede nuziale in oro giallo che MONTELLA ha estratto da una busta gialla”

In quello stesso periodo si era verificata un’altra vicenda che aveva particolarmente segnato Lyamani e i suoi rapporti con Montella. In proposito, egli aveva riferito agli inquirenti: “Dopo l ’arresto di Ayoub di Codogno volevo dare altre notizie a MONTELLA per cui mi sono rivolto al transessuale NIKITA che ha chiamato uno spacciatore, tale ZOUHAR, il quale grazie a questa segnalazione è stato arrestato con due dosi di coca da 0.4 grammi e 50 euro in contanti. Al momento dell’arresto lo hanno picchiato forte ed è stato 3 giorni in ospedale con la vigilanza dei Carabinieri. Questo ragazzo li ha portati a casa sua in Via Calzolai dove hanno fatto la perquisizione senza trovare altra droga. La casa però era piena di abiti costosi provento di furti effettuati da ZOUHAR e MONTELLA mi ha lasciato la porta aperta affinché dopo l ’intervento della Stazione Principale potessi entrarci. Sono entrato in casa ed ho sottratto una valigia contenente materiale elettrico taccheggiato, tipo taglia capelli, macchine fotografiche digitali ecc. e altre 3 valigie di vestiti. Ho diviso tutta la refurtiva con MONTELLA e EL OUAFI Ayoub.

Io e EL OUAFI Ayoub abbiamo portato questa roba a Gragnano nel garage della casa di MONTELLA che ha scelto quello che gli interessava. Dopo che ho manifestato l ’intenzione di smettere di fare queste cose con MONTELLA Mehdi glielo ha riferito e lui mi ha chiamato in Caserma dicendomi di “lasciar lavorare Mehdi ” e mi diceva anche che Mehdi era un mio amico però mi aveva venduto per cui il mio unico amico era lui ”. Stando a quanto riferito da Lyamani, in seguito a tali avvenimento egli aveva iniziato a non sentirsi più convinto del tipo di collaborazione che stava offrendo ai Carabinieri.
Di ciò aveva avuto modo di parlare un giorno con EL OUAFI Ayoub ed EL GHORMY Mehdi, suoi concittadini che sapeva essere a loro volta informatori della Caserma di via Caccialupo.
A quel punto era accaduto qualcosa che aveva profondamente scosso Lyamani: “poco dopo la fine del nostro colloquio MONTELLA mi ha chiamato in Caserma e di fronte a GIACOMO e a DANIELE il ROSSO mi ha picchiato. In quel frangente c ’erano anche Mehdi, tale MIDO e tale Ali MAHMOUD che abita in Via Cornegliana, e il mio pestaggio voleva essere una lezione.
In quell’occasione ero andato in Caserma con SONIA che è rimasta fuori ad aspettarmi e l’avevo avvisata che poteva succedere qualcosa. Quando ho detto a MONTELLA che c’era anche Sonia mi ha detto che sarebbe uscito per parlare con lei, ma io l’ho avvisata di andare via perché era tutto a posto Nel periodo successivo, secondo Lyamani, l’intento di Montella era stato quello disfargli “terra bruciata” intorno. “Successivamente MONTELLA ha iniziato ad effettuare una serie di arresti nei confronti di miei fornitori per far credere che fossi un infame. Infatti, come da lui riferito, il 23 febbraio 2019, era arrestato tal EL ARRAFI Badr, nato in Marocco, il 1. 6.1993, domiciliato in via Scalabrini, 40, essendo stato trovato in possesso complessivamente di 19 grammi circa di cocaina.

Inoltre, il 28 ottobre 2019, era stato tratto in arresto, sempre dalla Stazione dei Carabinieri di Piacenza Levante e sempre con la partecipazione dell’Appuntato MONTELLA Giuseppe, un altro suo fornitore, ossia SENIGUER Megid nato a Piacenza il 5.11.1997, residente a Borgonovo Val Tidone in via Fermi 19/B, per detenzione a fine di spaccio di stupefacenti. In dettaglio, come si legge in banca dati S.D.I., la dinamica del fatto: “in data odierna alle ore 15.30 veniva tratto in arresto per detenzione ai fini di spaccio SENIGUER Megid per essere stato trovato in possesso di grammi 432,9 di marijuana, somma in denaro pari a euro 630 e tutto il materiale per il confezionamento rinvenuto presso l’abitazione sita a Piacenza in via Stradella ”.
Lo stupefacente sequestrato era rinvenuto presso l ’abitazione della compagna, TERRIBILE Deborah, sita in via Stradella, 27, esattamente come riferito da LYAMANI Hamza”. Ancora: “Elemento comune a tutti gli interventi effettuati dalla Stazione Carabinieri di Piacenza Levante, come sopra specificati, è la presenza costante ed il ruolo dell’Appuntato MONTELLA Giuseppe a conferma dello stretto collegamento tra lui e LYAMANI Hamza e dello scenario da questi raffigurato.

I militari dell’Arma dei Carabinieri citati, ossia: MONTELLA Giuseppe, ORLANDO Marco, CAPPELLANO Salvatore e FALANGA Giacomo sono effettivamente tutti in servizio presso la stazione Carabinieri di Piacenza Levante. Così come effettivamente esistente il transessuale di nome “Nikita ”, ossia MORAES DA CUNHA Fagner Mozart, nato in Brasile, il 15.2.1984.

Parimenti esistenti i due amici indicati nelle dichiarazioni rese il 22 gennaio 2020, quali informatori dei Carabinieri, ossia GHORMY El Mehdi, nato il 17.5.1990 in Marocco, e residente in Piacenza, via Torta 33, ed EL OUAFI Ayoub, nato in Marocco, il 20.5.1988 e residente in Piacenza, via Gino Trespioli, 11 Ulteriori conferme dei racconti di Lyamani Hamza erano emerse dopo l’avvio delle intercettazioni autorizzate da questo Ufficio. Con riguardo, ad esempio, ai rapporti tra Montella Giuseppe e Catinella Francesco, va sottolineato come quest’ultimo fosse stato identificato dagli inquirenti come l’utilizzatore dell’utenza n. 391.1269012 intestata a tal FOTI Amalia, con la quale il 13.3.2020 egli aveva contattato Montella premettendo che la telefonata “non riguarda le solite cose ”, ma era finalizzata a suggerirgli di aprire un’indagine in materia di coronavirus presente sui prodotti alimentari.

In un’altra conversazione intercettata nell’ambito del presente procedimento, SENIGUER Mejid aveva raccontato a tal MINASOLA Antonio di essere stato tratto in arresto per colpa di LYAMANI Hamza, da lui indicato come informatore delle Forze dell’ordine che molti stavano cercando per ucciderlo (“Ma m ‘ha infamato, fra‘, ma anche lì in carcere a Piacenza, tutti ce l ’hanno con lui, fra’, questo si chiama… un marocchino di merda, Hamza Lyamani, è un collaboratore, cioè… è Lyamani … omissis … ma di brutto, fr a ’, questo qua mi ha fatto venire a prendere lui, m’ha fatto l’infamata … omissis … non è mai stalo dentro lui, fra ’, quello è il bello, lui se l ’è sempre filata liscia, capito? Perché infama la gente, fa arrestare le persone, fra ’, quello è il suo lavoro, fa proprio arrestare, capito?”… omissis … non mette più piede a Piacenza, troppa gente lo vuole ammazzare, troppa”). In ordine ai rapporti tra lo stesso Seniguer Megid e l’Appuntato Montella, va evidenziato come l’utenza in uso a quest’ultimo sia stata localizzata in più occasioni, tra cui l’8.2.2020, presso l’abitazione in cui Megid vive con la compagna Terribile Deborah.

I rapporti tra Montella Giuseppe, i fratelli Giardino e Gherardi Tiziano Le dichiarazioni rese da Lyamani erano parse meritevoli di ulteriori approfondimenti, ancorché avessero rivelato un quadro cui gli inquirenti – come lo stesso scrivente – stentavano a credere. Gli elementi indiziari emersi in relazione ai reati di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti e peculato avevano giustificato l’avvio di intercettazioni telefoniche e ambientali, valutate come strumenti investigativi assolutamente indispensabili per l’accertamento dei fatti. Le utenze sottoposte a monitoraggio erano state anzitutto quelle dei Carabinieri in servizio presso la Stazione Piacenza Levante menzionati da Lyamani nelle sue dichiarazioni.

A queste si erano aggiunte via via quelle di altri soggetti che risultavano intrattenere con loro conversazioni dal chiaro contenuto illecito. Erano state poi installate le apparecchiature per l’ascolto delle conversazioni all’interno delle autovetture in uso ai soggetti coinvolti nelle indagini e, infine, erano state autorizzate le intercettazioni telematiche sugli IMEI corrispondenti ai telefoni cellulari abitualmente utilizzati dall’indagato Montella2. L’identificazione degli utilizzatori delle utenze intercettate – e dei veicoli monitorati – era avvenuta grazie a una serie di servizi di o.c.p., che avevano permesso di accertare come sovente gli indagati si servissero di schede telefoniche formalmente intestate a cittadini stranieri. In particolare, sin dai primi giorni di svolgimento delle captazioni autorizzate da questo Ufficio era emerso chiaramente come l’Appuntato Montella avesse contatti frequenti con alcuni soggetti già indiziati nell’ambito di altri procedimenti come dediti al traffico di sostanze stupefacenti, ovvero i fratelli Giardino Daniele, Giardino Simone e Giardino Alex, nonché Gherardi Tiziano.

A questo riguardo, come riferito al’iinterno della richiesta cautelare, va sottolineato che il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Piacenza aveva in effetti avviato, nel corso del 2019, indagini in materia di traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, a seguito di una segnalazione trasmessa dalla Direzione Centrale Servizi Antidroga del Ministero dell’Interno, nella quale l’Ufficiale di Collegamento della Dogana tedesca comunicava il tentativo di importazione di sostanze stupefacenti, in particolare anfetamina, perpetrato, via corrispondenza, da un soggetto originario di Piacenza.
L’attività investigativa, che aveva dato origine al proc. nr. 1180/19 Reg. Gen. N.R., era stata sviluppata a mezzo intercettazioni telefoniche e ambientali, servizi di osservazione documentati da riprese video e rilievi fotografici, consultazione di banche dati ed invio di richieste a enti esterni.
Nell’ambito degli accertamenti in corso era accaduto che, in data 9 gennaio 2020, i militari della Guardia di finanza avevano sottoposto a controllo GIARDINO Daniele mentre viaggiava insieme a GHERARDI Tiziano a bordo dell’auto di quest’ultimo.
Le operazioni avevano consentito di rinvenire 100 grammi di hashish e 31,5 grammi di marijuana, di seguito sottoposti a sequestro. Nell’occasione GIARDINO Daniele, all’atto del controllo e durante la successiva verbalizzazione, rivendicava la proprietà esclusiva dello stupefacente.
GIARDINO Daniele risulta gravato da alcuni precedenti di polizia; nel 2017 e 2019 è stato segnalato per uso personale di stupefacenti e, nel 2018 per ricettazione.
Ebbene, proprio Giardino Daniele e Gherardi Tiziano risultano come soggetti con i quali Montella Giuseppe intrattiene frequenti dialoghi, il cui contenuto rimanda chiaramente allo svolgimento di una serie di attività illecite.
Tra le altre, nella conversazione ambientale, al minuto 06.43, GIARDINO Daniele ascoltava un messaggio vocale di MONTELLA Giuseppe da cui emergeva la completa disponibilità dello stesso, e ove diceva: “va bene, va bene, Dani, per qualsiasi cosa basta che mi chiami, lo sai …poi anche se mi chiami di notte, sveglio Simo e veniamo quindi problema non ce ne sta! …abbiamo anche l’autista personale! ”
Nella conversazione ambientale progressivo nr. 1597 del 5.2.2020, (RIT 08/20), alle ore 22:11:31, entravano in macchina GHERARDI Tiziano e GIARDINO Daniele, il quale stava parlando al telefono con MONTELLA Giuseppe (conversazione telefonica progressivo nr. 66 (RIT 21/2020) e gli diceva di averlo messo in vivavoce ma che poteva parlare liberamente.
MONTELLA Giuseppe ci teneva a precisare che al fratello, ossia a GIARDINO Simone, era meglio dire il meno possibile perché lui poi lo riferiva alla sua compagna: “I cazzi nostri non glieli devo dire!” … “le cose mie e tue …lui non sa niente!” … “le cose mie e tue non le sa nessuno! …neanche Simone! …no, però, a me dà fastidio che dice le cose mie.e sue …le cose mie e tue non le sa mai!!!”.

Secondo quanto evidenziato dal P.M. richiedente tali frequentazioni apparivano, fin da subito, in evidente contrasto con lo status rivestito e l ’attività svolta all’interno della stazione Carabinieri di Piacenza Levante [da Montella Giuseppe], soprattutto considerato il coinvolgimento di GIARDINO Daniele e GHERARDI Tiziano in attività di traffico e spaccio di sostanze stupefacenti anche volta all’approvvigionamento della piazza piacentina”

In relazione alle attività illecite concernenti il traffico di stupefacenti, gestite da Gherardi Tiziano, Giardino Daniele, Giardino Simone e Taltro fratello Giardino Alex, erano stati già raccolti importanti elementi indiziari neH’ambito del procedimento n. 1180/2019 R.G.N.R. In tale contesto gli inquirenti avevano avuto modo di appurare quanto segue: “Il ruolo dei due fratelli Daniele e Alex GIARDINO emergeva fin dall ‘inizio dell’intercettazione dell’utenza nr. 347.9619687, intestata ad un soggetto fittizio, ossia tal ACHKZIA Abdul Aziz, e in uso a GIARDINO Daniele, avendo luogo numerose conversazioni con tale “Ale”, ossia il fratello, avente in uso l ’utenza nr. 347.3190145 anch ’essa intestata fittiziamente a tal LMACABUAG Jumyr.

Il tenore delle conversazioni lasciava da subito intendere un ’illecita attività di spaccio in virtù del gergo utilizzato, ovvero: “… il fumo! ”, “…per l’altra! (la marijuana)”, “sono a zero io!”, “volevo sapere se c’era un deca! ”.

Il 30 gennaio 2020 aveva luogo una comunicazione telefonica dalla quale si intuiva che GIARDINO Alex necessitasse di sostanze stupefacenti, ossia hashish e marijuana (proc. nr. 1180/19, progressivo nr. 4 – RIT 21/20). Questi, infatti, nel lardo pomeriggio, trovandosi sprovvisto di droga (“sono a zero io! ”), contattava il fratello Daniele per effettuare un ordine di hashish che, inizialmente, tentava di mascherare con la parola “effe “, salvo poi, accantonati i propri timori, anche incalzato dalle difficoltà di comprensione del fratello, sbilanciarsi dicendo: “… il fumo! … ” quantificando a seguire la sua richiesta in circa 10 grammi (“volevo sapere se c’era un deca! “)”. Una volta avviate le intercettazioni anche nel presente procedimento, l’ascolto delle conversazioni intercettate non aveva lasciato alcun dubbio circa la sintonia instauratasi tra l’indagato Montella e i suoi sodali, verso i quali egli aveva mostrato di mettere a completa disposizione tutti i vantaggi derivanti dal suo ruolo istituzionale.

Tra gli altri aspetti significativi di questa collaborazione, ricorda in proposito il P.M. richiedente: commenti afferenti l uso, la custodia e la detenzione di stupefacente, la sistematicità nel far valere le proprie pretese attraverso atti intimidatori e violenti, l’offerta di informazioni di carattere giudiziario, attraverso l ’accesso abusivo alle banche dati, rappresentano un indice allarmante del rapporto tra il militare e i diversi spacciatori, tra cui i tre fratelli GIARDINO, ossia Daniele, Simone e Alex, che rappresentano un canal VL’” di rilievo nell’approvvigionamento di molti assuntori piacentini”.
Di estrema rilevanza anche il seguente commento svolto da Gherardi Tiziano circa, una interlocutrice telefonica, alla quale lo stesso aveva riferito di poter contate informazioni riservate in possesso dell’Arma dei Carabinieri, evidentemente in virtù della frequentazione di alcuni di essi.
Nel primo pomeriggio dell’8 febbraio 2020, infatti, nel corso di una telefonata {progressivo nr. 1684 – RIT 08/2020), una donna non identificata aveva chiesto a GHERARDI Tiziano se avesse avuto qualche problema in seguito al controllo operato dalla Guardia di Finanza il 9 gennaio 2020, conclusosi con la denuncia a piede libero all’A.G. di GIARDINO Daniele. Al che GHERARDI Tiziano palesava il timore di essere controllato dalle Forze dell’ordine (GHERARDI Tiziano: “…a me non m’è onda… a me non è successo niente proprio!…… omissis…… no, io non devo essere beccato con niente, in pratica! …”) avendo appreso da “amici Carabinieri” di essere “‘già segnalato’” (GHERARDI Tiziano: “…ero già segnalato anche prima!…….omissis……. eh, ma lo so tramite amici Carabinieri! …lo sanno tutti quelli che spacciano! …lo sanno tutti, cosa pensi? …è che a volte non vale la pena venire da te!!! …è quello lì il discorso! …è solo quello! …”).

Tale asserzione, a detta degli inquirenti, rivelerebbe come “amici Carabinieri” avessero fornito a Gherardi informazioni acquisite effettuando interrogazioni ai terminali o in altro modo.

L’attività di spaccio di sostanze stupefacenti (fatti di febbraio e marzo 2020) Oltre a rivelare l’esistenza di uno stretto rapporto tra Montella Giuseppe, Gherardi Tiziano e i fratelli Giardino, gli esiti delle intercettazioni avevano permesso di acciarare come gli stessi avessero avviato una florida attività di spaccio di sostanze stupefacenti nella città di Piacenza. Di seguito viene riportata una ricostruzione cronologica degli avvenimenti collocati nei mesi di febbraio e marzo 2020, evocati attraverso la disamina delle trascrizioni sommarie dei dialoghi intercettati.
Per comodità espositiva sono qui riproposti ampi stralci della richiesta cautelare, epurata dalla trasposizione integrale delle conversazioni captate, se non nei punti in cui le stesse appaiono di particolare pregnanza.

1.5.1. La festa a casa di Montella e il rifornimento di stupefacente nel milanese Il 5 febbraio 2020 era stata registrata una conversazione all’interno dell’automobile in uso a Gherardi Tiziano, nella quale quest’ultimo parlava con Giardino Daniele {proc. nr. 1180/19 – progressivo nr. 1592 – RIT 08/20). Inizialmente GIARDINO, dopo aver commentato un messaggio vocale inviatogli da MONTELLA Giuseppe (MONTELLA Giuseppe: “…vai dall’altra parte! …perché io te la do …te la do subito basta che poi me ne riesci a procurare una nuova quanto prima!…”), rivelava come questi fosse il custode della propria marijuana (Daniele GIARDINO: “…è l’erba che mi tiene lui! …omissis … lui mi tiene l’erba, eh! …”). Poco prima di scendere dall’auto, Giardino aveva anche modo di commentare: “non ho mai chiesto così tanti soldi in giro come oggi, mi vergogno!! ”.

Nel corso della medesima giornata GIARDINO Daniele, parlando con GHERARDI Tiziano, diceva di doversi liberare di un oggetto non meglio specificato mostrando un’ansia tale da far ipotizzare che la detenzione dello stesso fosse illecita (proc. nr. 1180/19 – progressivo nr. 1595 – RIT 08/20), (GIARDINO Daniele: “…bello, io voglio buttare sta merda, figa! …ah, mi ha detto di non buttarla là che ci sono le telecamere! …ma quante paranoie mi faccio per un pezzo di plastica?…’/) A seguire, Daniele ascoltava il messaggio vocale inviatogli da MONTELLA Giuseppe, già menzionato in precedenza, in cui quest’ultimo si dichiarava disponibile a raggiungerlo in ogni momento insieme a Giardino Simone (MONTELLA Giuseppe: ‘‘…va bene, va bene, Dani, per qualsiasi cosa basta che mi chiami, lo sai …poi anche se mi chiami di notte, sveglio Simo e veniamo quindi problema non ce ne sta! …abbiamo anche l’autista personale! Nel prosieguo della giornata, GIARDINO Daniele rinnovava la necessità di liberarsi dell’oggetto che teneva con sé, non specificandone tuttavia la natura, (GIARDINO Daniele: “…oh, c’abbiamo ancora sto …minchia, io mi devo liberare di sto coso!… ..omissis….. è una cosa mica da ridere! ….”). Incalzato da GHERARDI (GHERARDI Tiziano: “…va/ che non c’è dietro nessuno! …buttalo lì! …vai che non c’è nessuno!….. omissis……buttalo nel bidone, d i r e t t o ! da ultimo GIARDINO si decideva a lanciarlo dal veicolo in movimento e, non appena gettato, si lasciava andare ad un’esternazione che inequivocabilmente rimanda all’illiceità del bene detenuto (GIARDINO Daniele: “…si, si, ci penso io! …uria……omissis…… affanculo coglioni del cazzo, siamo puliti adesso!…”).

La conversazione terminava con GIARDINO che coinvolgeva ancora MONTELLA Giuseppe offrendone un’immagine incline alla violenza, alla minaccia ed alla rissa (GIARDINO Daniele: “…fi, Peppe ha picchiato tutti, no! …ha picchiato quello, poi è arrivato il buttafuori, la sicurezza ed il coso …al locale che sì (ine.)……omissis…… no, poi quando sono arrivati, è arrivato li vicino e Peppe gli fa “non ti azzardare a toccarmi che sennò ce ne ho pure per te!”, gli ha detto! …no, no ti giuro che gli ha detto così! …”non mi toccare” gli fa “che sono un Carabiniere e non ti azzardare a toccare che ti smonto!”…”). Nei giorni successivi, dall’ascolto delle conversazioni intercettate, si apprendeva che nella sera di sabato 8 febbraio 2020, i fratelli GIARDINO Simone e Daniele avrebbero partecipato ad una cena a Gragnano Trebbiense presso l’abitazione di MONTELLA Giuseppe (progressivi nr. 123 e 131 – RIT 29/20) mentre il terzo fratello, Alex, pur invitato, non sarebbe stato presente per un altro precedente impegno (progressivi nr. 125 e 127-R IT 29/20). Prima della cena a Gragnano Trebbiense, GHERARDI Tiziano, raggiunta la casa piacentina della famiglia GIARDINO, in prossimità della propria autovettura scambiava: alcune battute con Daniele che . gli chiedeva una canna da portare a Peppe (GIARDINO Daniele: “…oh, ma …hai preso delle cannette, tu, vero? …me ne dai una piccolina che gliela do a Peppe? …”).

Di seguito informava GHERARDI Tiziano che un terzo soggetto, non identificato, aveva ricevuto qualcosa dal Marocco (GIARDINO Daniele: “…oh, cosa fai allora? …dal Marocco sliel’hanno portata …non è (ine.) che messo giù! Il tenore della conversazione, l’attività di spaccio svolta dagli interlocutori e l’assenza di ragioni lecite che possano giustificare l’attesa di merci dal Marocco, avevano spinto gli inquirenti a desumere che gli interlocutori si riferissero a un rifornimento di sostanze stupefacenti. Il lunedì successivo, 10 febbraio 2020, GIARDINO Simone telefonava a MONTELLA Giuseppe (progressivo nr. 159 – RIT 29/20) accennando che stava “lavorando” con tale Davide, verosimilmente JAMAI MASROURE Zin E1 Abidine, detto “Davide” che nelle ore precedenti avrebbe fatto un pesante uso di stupefacenti (“No, niente, io sto lavorando, c ‘è Davide che è fatto come un cavallo ”) paragonando la condizione di questi a quella del fratello Alex il sabato sera precedente (“GIARDINO: Hai presente quando sbiaccicava Alex sabato? – Montella-. “Eh!” – Giardino: “Peggio, peggio, stiamo morendo: è venuto da me con una museruola e mi fa: “ dopo la po-po-po… la po-po-porti a-al marocchino e gli metti su la museruola”, cosi, eh!”).

Dal che se ne deduce che Alex, risolti i propri impegni, avesse poi preso parte alla cena a casa di MONTELLA, facendo significativo uso di sostanze stupefacenti. Nel prosieguo del colloquio, il Carabiniere aggiungeva che Davide non aveva la testa a posto e GIARDINO Simone replicava dicendo che, malgrado i suoi 50 anni, era ancora stupido peggio di suo fratello (Montella: “Minchia, è tutto scemo proprio” – Giardino: “Ah, ma lui c ’ha cinquantanni, eh… c ’ha cinquanl’anni, è ancora uno scemo peggio di mio fratello ”).

Alla fine della conversazione, MONTELLA Giuseppe diceva a GIARDINO Simone di prendere “quella borsa” e di riporla, per cautela, nella sua auto (“Montella: Oh, prenditi quella borsa e mettitela… e mettitela nella… nella… omissis …mettitela nel baule perché… non si sa mai, quagliò!” — Giardino: “Vai tranquillo, vai tranquillo, vabbuò? ”).

La borsa a cui fa riferimento il Carabiniere potrebbe essere un accessorio della sua moto che, fin a quel momento, era nel luogo di lavoro di GIARDINO Simone, ovvero la carrozzeria GLASS SERVICE S.r.l. sita a Podenzano. Infatti, due giorni prima, il Carabiniere aveva chiamato Simone (progressivo nr. 119 – RIT 29/20) accennando a tale borsa e, al termine della telefonata, alla possibilità che qualcuno la potesse prendere, commentava in modo forte, palesando e la sua indole proclive alla violenza, dicendo: “l’albanese rimane senza denti “

Nel complessivo e preoccupante contesto sopra descritto, si concretizzava un ulteriore episodio delittuoso, accaduto il 12 febbraio 2020 .
In tale data, alle 20.26, aveva luogo una telefonata (progr. nr. 112 del 12.2.2020) tra GIARDINO Daniele e il fratello Alex, nel corso della quale quest’ultimo comunicava i quantitativi di stupefacente reperiti e destinati a una pluralità di soggetti, tra cui MONTELLA Giuseppe. GIARDINO Alex quantificava la sostanza stupefacente spacciata a fronte delle richieste ricevute “…una è di PEPPE (“chiaro riferimento a MONTELLA Giuseppe – n.d.r.) …”, “…etto capito? (ine.) …poi dopo ti avevo scritto “il doppio di P e p p e “…gli ho dato …i 20 a MANU (fonetico – n.d.r.)…”, “…50 a Kledi (DOMI Klejdo – n.d.r.)”, “…150 li ho presi io …c’ho già i soldi…”, “…in una borsa ti ho lasciato …il CHILO e i 20 grammi che mi avevi chiesto…”, “…a PEPPE gli ho portato 50 grammi…”, “…a ROBI gli ho portato metà di quello che mi hai detto…”, “…avanza …metà dentro là dov’era… ” e quanto stupefacente fosse ancora rimasto. GIARDINO Daniele, di contro, lo informava del proprio arrivo a Piacenza, in programma per la giornata a seguire {“…domani ci vediamo che io vengo giù …ok?”).
Come osservato dagli inquirenti, l’insieme del dialogo, e, a seguire, l’espressione di Daniele sì sì vengo giù vado a prendere tutte cose’\ oltre a dar conto del loro agire comune, lasciano intendere che, all’atto dell’incontro, i due avessero concordato un passaggio di stupefacente.

Il 13 febbraio 2020 avevano luogo tre telefonate (progressivi nr. 123. 124 e 125 – proc. nr. 1180/19) da cui si evinceva che GIARDINO Daniele stesse aspettando, in prossimità dell’abitazione dei genitori, sita a Piacenza, località Dossi, Strada della Resega, 36, due uomini, non identificati, aventi in uso utenze telefoniche intestate a tali CARBONE Marcello e CASANA Ilaria, verosimilmente per cessioni di stupefacenti. Al fine di verificare l’effettività dell’incontro, i militari operanti predisponevano un servizio di osservazione nei pressi di strada della Resega, 36, ossia dell’abitazione dei genitori di GIARDINO Daniele, accertando che alle 18.35 circa, da tale strada si allontanava verso il centro città una Fiat Panda di colore grigio, vecchio modello, targata BJ*754*SK, condotta da un uomo. Il veicolo risulta intestato ad ACCARDI Mirko, soggetto gravato da precedenti penali per vari reati. In particolare di rilievo la circostanza che, il 20 luglio 2016, lo stesso Accardi era stato tratto in arresto insieme al già citato LYAMANI Flamza, essendo stati trovati in possesso, a bordo di un veicolo nella disponibilità di entrambi, di 75 grammi di marijuana, oltre ad un bilancino, un tritura marijuana tipo “grinder” e denaro contante pari ad oltre 5.000 euro.

All’interno della richiesta cautelare è stata allegata una fotografia ritraente Accardi Mirko insieme a Montella Giuseppe, Falanga Giacomo e Giardino Simone mentre tutti mostrano delle banconote. L’immagine è stata estrapolata dal profilo Facebook di Giardino Simone: si reputa opportuno inserirla all’interno del testo di questo provvedimento ‘gfr. segnalare come la stessa non possa essere guardata come una delle migliaia di fotografia 49 V che affollano i social network e che vedono i loro protagonisti ricreare situazioni divertenti per colpire i loro “followers”. Ancorché i soggetti ritratti siano tutti di giovane età, amici e avvezzi a scherzare insieme, appare assolutamente inopportuna la compresenza nello stesso contesto di due appartenenti all’Arma dei Carabinieri – Montella e Falanga – insieme a soggetti pregiudicati o comunque indagati per reati inerenti al traffico di sostanze stupefacenti, addirittura nell’atto di mostrare all’obiettivo una significativa quantità di denaro contante. Spesso un’immagine conta più di molte parole e, a parere di chi scrive, questa ha il pregio di immortalare la realtà quasi onirica nella quale gli indagati credevano di vivere. Un sogno caratterizzato da immense contraddizioni e dallo stravolgimento delle regole della convivenza civile, che con il presente procedimento penale si cercherà di interrompere in fretta.
Il giorno successivo, ossia il venerdì 14 febbraio 2020, veniva accertata una ulteriore condotta delittuosa, sempre afferente allo spaccio di stupefacenti.
Il tutto muove da alcune telefonate {progressivi n. 127 e 128 del 14 febbraio 2020. rispettivamente delle ore 09.24.39 e delle ore 09.32.26, in uscita dall’utenza n. 347.9619687, in uso a GIARDINO Daniele, e in entrata sull’utenza n. 380.1375011, intestata e in uso al padre GIARDINO Matteo – RIT 21.2020) da cui emergeva che lo stesso GIARDINO Daniele avrebbe dovuto incontrare MONTELLA Giuseppe da lì a poco presso il bar “della Lupa”, adiacente alla locale autostazione.

Al fine di verificare quanto appreso, alle 09.25 circa, gli operanti predisponevano un servizio di osservazione nei pressi del luogo del previsto incontro tra MONTELLA Giuseppe e GIARDINO Daniele , appurando, alle ore 09.50 circa, la presenza dei due a bordo dell’autovettura Audi A4 Avant, di colore nero, targata FD*406*YW intestata ed in uso a MONTELLA, nel momento in cui il veicolo si immetteva lungo via Cristoforo Colombo con direzione via Emilia Parmense. Da una delle immagini allegate alla richiesta cautelare si evince la presenza della vettura lungo via Cristoforo Colombo, condotta da MONTELLA Giuseppe, con a bordo quale passeggero GIARDINO Daniele.

L’Audi A4 Avant veniva successivamente seguita per le vie cittadine di Piacenza, fino alla rotonda di via Caorsana.
Alle ore 9.32, la cella radiomobile agganciata dall’utenza nr. 347.9619687 in uso a GIARDINO Daniele era localizzata nell’area di via Roma in Piacenza.
Di seguito il telefono veniva spento per essere poi riattivato alle ore 11.32, quando agganciava la cella radiomobile sita in prossimità del civico 2 di via Gianelli.


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