Le Cronache Lucane

CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: LETTERA APERTA A GIANLUIGI NUZZI

“ È invece disancorata dalla realtà l’ipotesi omicidiaria poiché non è supportata da alcuna risultanza investigativa“

Caro Gianluigi Nuzzi,
mi hanno fatto un certo effetto le parole da lei scritte a commento di una foto di un uomo nudo in preda ad una crisi psicotica.


Come sa, da più di 5 anni affermo che Michele Buoninconti è vittima di un grossolano errore giudiziario.

Michele Buoninconti

Michele Buoninconti è stato condannato a 30 anni di reclusione non solo in seguito ad un processo mediatico che ha creato un mostro che non è agli atti ma anche grazie alla consulenza di un geometra che ha dichiarato il falso al giudice durante l’udienza del suo processo, il geometra di cui parlo è il signor Giuseppe Dezzani.

Giuseppe Dezzani

Eppure nessuno, neanche le parti civili preposte alla tutela dei suoi figli, ha appoggiato le richieste dell’avvocato Giuseppe Marazzita che invitava i giudici ad approfondire la validità della consulenza di un geometra che da anni si spaccia per laureato.

Avvocato GIUSEPPE MARAZZITA

Pochi giorni fa il cadavere di Noah Donohoe, un ragazzino di 14 anni di cui non si avevano più notizie da 6 giorni, è stato ritrovato in un tombino.


Noah aveva battuto la testa in seguito ad una caduta dalla bicicletta, dopo essere caduto era risalito sulla sua mountain bike, aveva percorso un tratto di strada, si era denudato, aveva pedalato nudo per un altro tratto e poi si era dileguato a piedi.

A Noah, purtroppo, è stata fatale una psicosi post-traumatica ed il suo comportamento ricalca quello della Ceste.

Lo stato psicotico è una condizione che provoca la perdita del contatto con la realtà e proprio per questo conduce frequentemente a comportamenti imprevedibili di tipo grossolanamente disorganizzato che, a causa dell’assenza di critica dovuta alla compromissione intellettiva, possono risultare fatali.

Il denudamento rientra semplicemente tra le anomalie del comportamento messe in atto dai soggetti psicotici.

Elena Ceste non fu uccisa né cadde nel Rio Mersa, vi si nascose deliberatamente.

Elena Ceste era in preda ad una crisi psicotica, fuggì e si nascose ai suoi immaginari persecutori nel greto di quel fiumiciattolo, inconsapevole, a causa della sua condizione psichica, che le indusse un profondo distacco dalla realtà, che il freddo avrebbe potuto ucciderla.

Purtroppo, una volta sentitasi al sicuro si addormentò, la notte prima di scomparire Elena non aveva dormito ed il lungo delirio che durava dal pomeriggio del giorno precedente l’aveva affaticata, al sonno subentrò lo stato soporoso indotto dall’ipotermia cui seguì la morte per assideramento.

RIO MERSA

La presenza dell’acqua nel piccolo corso accelerò il processo di assideramento.

I comportamenti dei soggetti psicotici sono una conseguenza delle loro idee deliranti o reazioni alle loro allucinazioni che, influenzandone il pensiero, indirizzano di conseguenza i loro atti, che proprio per questi motivi sono anomali. I deliri hanno contenuti strettamente legati all’esperienza soggettiva di chi li manifesta.

ELENA CESTE


La Ceste, la notte precedente la scomparsa, riferì a Michele di temere che la portassero via e quella mattina prese semplicemente delle misure preventive nei confronti di coloro che avrebbero voluto, a suo avviso, portarla via di casa, cercò di impedire ai suoi immaginari persecutori di compiere ciò che credeva le avrebbero fatto ed a tal scopo si nascose nel Rio Mersa.

RIO MERSA

La scienza e la casistica parlano chiaro, esistono migliaia di foto e di video di soggetti psicotici che camminano per strada nudi.

Un’infinità di psicotici si sono riversati in strada nudi durante il lockdown, in tutto il mondo.

Una crisi psicotica non ha né orari né stagioni, il distacco dalla realtà impedisce infatti a chi ne è affetto di percepire il dolore, il freddo o il caldo.

Elena Ceste e Michele Buoninconti

Il fatto che i carabinieri della stazione di Costigliole e la procura di Asti ignorassero questo dato scientifico li ha condotti a ritenere che il ritrovamento dei resti della Ceste privi degli abiti fosse la prova dell’omicidio mentre non era altro che la conferma della crisi psicotica che l’aveva colpita il giorno della sua scomparsa.

Elena Ceste

La morte accidentale durante una crisi psicotica è l’unica ipotesi che si possa prendere in considerazione quando ad un soggetto è stata diagnosticata la psicosi, sul suo cadavere non vengono rinvenuti segni di una morte violenta e quando i RIS escludono che un cadavere sia stato trasportato sulle auto di famiglia.

È invece disancorata dalla realtà l’ipotesi omicidiaria poiché non è supportata da alcuna risultanza investigativa.

Elena Ceste si denudò e raggiunse il Rio Mersa volontariamente e morì a causa delle basse temperature.

RIO MERSA

Solo questa ricostruzione dei fatti spiega l’assenza di segni di una morte violenta sui suoi resti, l’assenza di segni di una colluttazione sul corpo Michele Buoninconti, l’assenza di segni del trasporto di un cadavere sulle auto di famiglia, l’incapacità da parte della procura di ricostruire i fatti in modo logico. 

Il primo a diagnosticare la psicosi alla Ceste è stato lo psichiatra Pirfo, consulente della procura di Asti, ma il giudice Roberto Amerio, invece di accogliere le conclusioni dell’esperto ha preferito svalutarle perché non erano funzionali all’idea che la procura di Asti si era fatta sul caso.

Nelle motivazioni della sentenza di primo grado, il giudice Amerio ha affermato erroneamente che un disturbo di personalità non è un disturbo psicopatologico e che il “delirio ad intermittenza è privo di riscontro scientifico” mentre invece è provato che l’andamento di un disturbo delirante è variabile e quello che il giudice definisce “delirio ad intermittenza” è di comune riscontro nella pratica psichiatrica in specie nei soggetti psicotici non sottoposti a terapia farmacologica.

Buone vacanze

Ursula Franco

©️RIPRODUZIONE RISERVATA

Dottoressa URSULA FRANCO

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