Le Cronache Lucane

LA FESTA DI SANT’ANTONIO E IL PREDOMINIO DELLA SCIENZA

Lettere lucane

 


Per una serie di ragioni sono almeno vent’anni che non partecipo alla festa di Sant’Antonio di Rotonda, il mio paese di origine – è una festa poderosa, che unisce riti cristiani a riti pagani.
Da qualche anno avverto il bisogno di partecipare alla più importante festa del mio paese, magari per scriverci qualcosa, ma ogni volta subentra qualche imprevisto che me lo impedisce.
Quest’anno, per la prima volta, a causa del Coronavirus, la festa non ci sarà.

Il vicensindaco del mio paese Giulia De Cristofaro sta raccogliendo su Facebook, insieme alla Pro Loco, foto e filmati della festa – che ha il suo momento più suggestivo il 13 giugno, con la sollevazione popolare dell’abete squadrata: una scena davvero impressionante – e sta cercando di approfittare di questa sospensione per raccogliere testimonianze e documenti che, secondo me, prima o poi dovranno dare vita a un grande archivio, se non addirittura a un museo. Mentre osservavo l’attivismo di Giulia mi sono chiesto: era mai capitato che la festa di Sant’Antonio venisse sospesa?

L’ho immediatamente chiesto a lei e ad altri amici. La risposta è stata no. Guerre di ogni genere, epidemie e carestie non avevano mai impedito al popolo rotondese di salire sul Pollino per compiere il rito arboreo. Nemmeno in anni orrendi come il 1918 o il 1944. Le leggi ovviamente si rispettano, ma ho la sensazione che questa epidemia sancisca il definitivo predominio della scienza sulla religione, della ragione sanitaria sulla ragione spirituale. È come se per la prima volta fosse evidente a tutti – e la sospensione lo testimonia – che la religione non dà più le risposte che dava un tempo. Tanto che anche nei nostri paesi la gente fa la fila dai medici e non più dai preti.

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