Le Cronache Lucane

“FEDERICO, IL RE FALCONE” DI GENNARO FRANCIONE

A 800 anni dalla incoronazione a Imperatore dello Stupor Mundi, un’ opera teatrale in tre atti

A 800 anni dalla incoronazione a Imperatore di Federico II, ecco “Federico il re Falcone”(A&B Editore) opera teatrale in tre atti scritta da Gennaro Francione, magistrato in pensione, col grado di Consigliere di Corte di Cassazione attivissimo scrittore, artista, drammaturgo e animatore socio- culturale. Ho avuto l’onore di scrivere la presentazione di questa opera teatrale che ha anche la prefazione di Mirko Vagnoni, ricercatore senior presso la cattedra di Storia dell’Arte Medioevale nell’Université de Fribourg in Svizzera.Tre atti, un dramma dai tratti di commedia, per l’ironia in molti passaggi e una certa spensieratezza nei dialoghi e nei canti che accompagnano quest’opera del magistrato drammaturgo

Poi anche un simbolismo semantico, nei giochi di parole di uno dei protagonisti. Un nano dalla statura intellettiva notevole, arguto e dotato di  un immenso sarcasmo, dal nome Francione. Appunto come l’autore, che si diverte a mescolare il suo cognome, dalla derivazione di antica lingua franca. Francione, grande franco per un piccolo giullare poliedrico, dai capelli multicolore, dalla sfumature psicologiche complesse.

«Francione… forse Francione nei capelli ricci neri. Quasi quasi me li dipingo di biondo normanno anzi arancione capigliatura arancione, Francione… arancione!… capigliatura arancione, Francione… arancione!».Eccolo il nano  piegato su una ghironda, chissà forse antenato del mandolino, nobile strumento del quale anche l’immenso Nicolò Paganini era virtuoso, legato nell’immaginario collettivo all’antica Partenope.

Napoli…. Protetta da San Gennaro, come il nome del partenopeo autore, ma anche sede della prima università laica nel mondo. Scuola di diritto per eccellenza, che porta il nome del suo fondatore e personaggio principale di questo dramma.

Federico Ruggero Costantino Staufen, meglio conosciuto come Federico II di Svevia. “Federico. Il Re Falcone”, così si intitola questo lavoro di Gennaro Francione, del resto fu un esperto della caccia con i rapaci. Eredità anche degli usi arabi, che conobbe nella sua infanzia in Sicilia, attività che svolse nelle sue amate sedi di svago come Lagopesole, Palazzo San Gervasio, Castel del Monte…

Passione ma anche scienza e studio, trasmessa al biondo figlio Manfredi, nato, nella lucana Venosa, la città di Venere e Orazio, dalla amatissima Bianca Lancia. Nel dramma rappresentata a viso scoperto all’origine, poi Regina di Cuori e altro non poteva essere, dato che fu la sua immensa passione e ultima, prima di dipartire. Stupor Mundi, Puer Apuliae, l’Imperatore scomunicato, l’Imperatore Illuminato, L’Imperatore protomoderno o ancora medioevale, l’Anticristo, il poeta o il Tiranno.

 

Tra Mito e Leggenda, lo svevo, cresciuto tra gli arabo-normanni, è stato nel tempo osannato e maledetto, considerato un precursore della modernità o un regnante del medioevo. Nei nostri tempi, adulato, esageratamente da giungere alla agiografia. Certo, quando fece costruire la porta Venosina a Melfi, fece incidere: «Melfi nobile città dell’Apulia, circonvallata da mura di pietra, celebre per salubrità dell’aria, per affluenza di popolazioni, per fertilità dei suoi campi, ha un castello costruito su di una rupe ripidissima, opera mirabile dei Normanni».  E lì la sua opera legislativa: le Costituzioni di Melfi (dette anche Liber Augustalis).

Il figlio di Costanza d’Altavilla, già dalla nascita fece scalpore, in quel lontano 1196, in una piazza al freddo, partorito il giorno dopo Natale in una tendaalla vista del pubblico. Lui stesso giocò su quest’episodio, per stupire, meravigliare, con la sua corte girovagante, multietnica e raffinata.

Francione, però, porta lo spettatore in altri viaggi teatrali, in un dramma colto e fantasioso, storico e di immaginazione, di arte e di psicologia. Ma il Re Falcone è un uomo, con amori forti e passioni travolgenti, dai matrimoni d’interesse politico a colpi di testa e tradimenti. E la Poesia, arte dove Federico Ruggero Costantino fu virtuoso.

 

Misura, providenzia e meritanza

fanno esser l’uomo sagio e conoscente

e ogni nobiltà bon sen[n]’avanza

e ciascuna ric[c]heza fa prudente.

Nè di ric[c]heze aver grande abundanza

faria l’omo ch’è vile esser valente,

ma della ordinata costumanza

discende gentileza fra la gente.

Omo ch’è posto in alto signoragio

e in ricchezeabunda, tosto scende,

credendo fermo stare in signoria.

Unde non salti troppo omo ch’è sagio,

per grande alteze che ventura prende,

ma tut[t]ora mantegna cortesia

Cosi canta Federico, nel dramma, in un suo sonetto composto quando si svagava con la Corte nelle gare di lirica. Per non parlare dei matrimoni, degli amori, dei tanti figli legittimi o no.

Un Federico moderno, quello di Gennaro Francione, imperatore ma uomo allo stesso tempo, personaggio di Potere ma anche poeta raffinato e amante dei piaceri di Venere. Le sue donne:Costanza d’Aragona, la giovane sposa Jolanda di Brienne e la sua cugina Anais, divenuta amante del PuerApuliae, Isabella d’Inghilterra, figlia di Re Giovanni Senza Terra e nipote di Riccardo Cuor di Leone, l’amatissima Bianca Lancia.

Mito e realtà, arte e storia, si intrecciano con personaggi, tratteggiati con originalità. Da Pier Delle Vigne, notaio campano di Capua, a Michele Scoto che parla scozzese «Yes,YourHighness!» e predice la sua stessa morte causata da un sasso in testa.  Gli intenterà un  processo per stregoneria e negromanzia, finendo con l’assoluzione  e l’esortazione del Re Falcone di procedere con l’alchimia: «Continuate la vostra ricerca con gli alambicchi, Maestro. Un po’ del vostro  oro ci farebbe assai bene in questi tempi di partenza per la crociata».

L’ironia colta di Francione appare tutta nei vari dialoghi, tra divertimento per lo spettatore e momenti di piacere estetico, per la scelta delle musiche e le danze.

Ci sono anche i papi:  papa Onorio III, papa Gregorio IX e papa Innocenzo IV, non tralasciando l’autore in campo religioso l’ipotetico incontro con San Francesco d’ Assisi, quasi coetaneo, essendo  i due  nati a pochi chilometri di distanza: Assisi e Jesi.

Una leggenda questa dell’incontro tra l’Imperatore e il poverello d’Assisi, trasportata con ironia nel dramma, come quando va a vuoto il tranello per scoprire il “Falsario di Assisi».  Rileva Scoto: “Parco nel mangiare: sarà a dieta e forse è astemio. Se così fosse, quel poco di vino lo renderà almeno brillo. Il sesso ci rivelerà chi veramente è costui». Non cade Francesco nella trappola dell’attrice Matilda seduttrice ma la invita a dormire con lui sui carboni ardenti dove si siede come un fachiro.

Ancora un fitto dialogo tra 1200 e 2019, tra Medio Evo Antico  e Medio Evo moderno, sulla fratellanza dei popoli e integrazione, su crociate contro l’Islam  e l’amicizia tra Federico  II e il sultano al-Malik al-Kamil. Mirabile incontro tra il Normanno-Svevo italiano e il nobile Curdo. I due nipoti di due antagonisti per la terza Crociata: Federico Barbarossa e il Saladino.

Ma Federico di Staufen, era pur sempre cresciuto nel multietnico Regno di Sicilia, come il nonno, il grande Re Ruggero II il normanno. Come lo zio Guglielmo I d’Altavilla e il cugino Guglielmo II parlava oltre al siciliano, anche il latino, il greco e l’arabo; sì quell’arabo della Sicilia moresca. Un messaggio di fratellanza linguistico-culturale, oltre le barbarie del nostro mondo attuale….

Infine  uno Stupor Mundi umano, con il dolore per la prigionia dell’amato figlio Heinz di Hohenstaufen, ovvero Enzo, altro poeta che nella dorata cattività di Bologna scrisse questi versi.

Va’, canzonetta mia
e saluta messere
dilli lo mal ch’i’aggio
quelli che m’à ‘n bailìa
sì distretto mi tene
ch’eo viver non por{r}aggio.
Salutami Toscana
quella ched è sovrana
in cüi regna tutta cortesia:
e vanne in Puglia piana,
la magna Capitana,
là dov’è lo mio core nott’e dia

Che altro dire? Che altro scrivere?

Tra una ballata di Taranta e una ballata di scheletri, quasi alla Macbeth, non ci resta che leggere dramma “Federico, il Re Falcone” di Gennaro Francione

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