Le Cronache Lucane

SANITÀ LUCANA, OPERAZIONE ARPAB 2: ASSALTO ALLE POLTRONE

Non ci sono strumenti giuridici per far saltare i Dg: inventano una nuova riforma per piazzare i loro

Ogni problema ha una soluzione, altrimenti per rapporto specularmente inverso, se non c’è soluzione, non esiste neppure il problema. Per il centrodestra lucano, però, le assidue elucubrazioni ad unguem seppur ogni volta da genetiche angolature differenti hanno sempre sortito l’effetto convergente di addivenire alla stessa e identica soluzione: il problema esiste, la soluzione no. O più precisamente, la soluzione ancora no. Il problema del centrodestra lucano è la mancata occupazione militare delle poltrone nella Sanità regionale.

Se poi oltre che a liberare le già note, se ne riescono a creare delle altre, di bene in meglio. Almeno per il centrodestra. Con borbottio soffiato, al tavolo della Giunta, l’assessore dalla mascella prognatica al collega di banco ha suggerito la proposta che, «come una freccia dall’arco scocca, vola veloce di bocca in bocca», nel passaparola originatosi da proposta si è trasmutata in pietra angolare del reale piano operativo: “fare come con l’Arpab”. Una legge di Riordino-reset di tutte le nomine con instaurazione del Commissariamento pro-tempore della Sanità lucana, e sfornata, finale, delle nuove nomine, queste di centrodestra. L’ex Direttore generale dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale, nominato una prima volta dal centrosinistra e poi dallo stesso confermato, è stato fatto fuori, lo scorso gennaio, così. Alla scarsa abilità della governance regionale di sfruttare i margini di manovra che lo “spoils system” ha concesso, vanno aggiunti gli sbarramenti di legge, e delle interpretazioni giurisprudenziale delle stesse, su determinate postazioni apicali.

Tra queste, quelle della Sanità regionale, ma non solo, vedi Arpab, i cui Direttori generali, devono essere considerati «funzionari neutrali», poiché non sono nominati in base a criteri «puramente fiduciari», essendo l’affidamento dell’incarico subordinato al possesso di specifici requisiti di competenza e di professionalità, e non richiedendosi agli stessi «la fedeltà personale alla persona fisica che riveste la carica politica», ma la «corretta e leale esecuzione delle direttive che provengono dall’organo politico, quale che sia il titolare pro tempore». I Dg sono «funzionali ad assicurare una fondamentale coerenza tra l’indirizzo politico regionale e la gestione aziendale», per cui la defenestrazione deve seguire una meccanica tecnica, gravi inadempimenti, buchi di bilancio e via discorrendo, non potendo essere consequenziale a logiche politiche puramente volitive. Mappando i principali centri di comando della Sanità lucana, la cartina è la seguente. All’azienda ospedaliera San Carlo di Potenza, il Dg Massimo Barresi, all’Azienza sanitaria locale di Potenza (Asp), il Dg Lorenzo Bochicchio, all’Asm di Matera il Dg facente funzioni Gaetano Annese e all’Irccs Crob di Rionero in Vulture, il Dg facente funzioni Cristiana Mecca. Nel sottolineare la particolarità che all’Asm di Matera i facenti funzione sono tre, il Dg, il direttore amministrativo e il direttore sanitario, per le valutazioni del centrodestra nessuno dei citati è “uno dei loro”, anzi.

C’è qualcuno, come all’Asp, che ha determinati collegamenti con il centrosinistra. Come fare, dunque in concomitanza della necessità di epurazioni tecniche al momento non attuabili? Con il Riordino. Per questo gli Uffici competenti della Regione sono già operativi per portare a compimento la missione. Così decadono tutti, arriva il super Commissario pro tempore, come il Dg Busciolano all’Arpab, per poi col nuovo piano sanitario pronto procedere con le nomine di uomini di fiducia del centrodestra. Come per l’Arpab, anche per la Sanità si prospetta all’orizzonte una riforma finalizzata non tanto, o a voler far salva un poco di buona fede, non soltanto, a modificare l’organizzazione del sistema sanitario regionale, quanto, invece, a cambiare gli uomini.

Ciò tanto più alla luce del fatto che tra le prime ipotesi di mescolamento delle carte, spostamenti di non fondamentale rilevanza. L’esempio forse più facilmente comprensibile potrebbe essere quello di porre il presidio sanitario di Venosa sotto l’egida dell’Aor San Carlo, invece che, come è attualmente, lasciarlo alle dipendenze dell’Asp. Qualcosa di simili al Riordino del sistema sanitario regionale varato soltanto nel 2017 in conseguenza del quale, per esempio, l’Aor San Carlo ha assunto la titolarità dei presidi ospedalieri di base di Lagonegro, Melfi e Villa d’Agri, «ad essa trasferiti dall’Azienda Sanitaria Locale di Potenza (Asp)». Il Riordino, però, non solo può liberare le poltrone occupate, ma potrebbe anche crearne di nuove. Il 2017, come riferimento temporale torna nuovamente utile, in relazione alla proposta, risalente a quell’anno, del “Piano regionale integrato della salute e dei servizi alla persona e alla comunità 2018- 2020”.

La proposta, «redatta da un gruppo di lavoro formato dal Dipartimento regionale Politiche della persona e dalla Sda Bocconi School of Management di concerto con le Aziende Sanitarie regionali», prevedeva l’unificazione dell’ospedale Madonna delle Grazie di Matera e del presidio ospedaliero di base di Policoro, all’Azienda ospedaliera regionale “San Carlo”. In modo tale da creare un’Azienda ospedaliera unica regionale con sede nel capoluogo lucano. Per poi fondere le due aziende sanitari in un’unica azienda sanitaria: l’Azienda unica sociosanitaria locale della Basilicata detta Ausl Basilicata con sede a Matera. Nel cui ambito, inoltre, come da proposta, prevista la creazione di un Dipartimento di Salute mentale per la neuropsichiatria infantile. Il presidio territoriale, infine, doveva essere costituito da 9 Distretti della Salute con alla guida dei Direttori responsabili scelti per incarico fiduciario dal Direttore generale della nuova Azienda unica sociosanitaria locale della Basilicata. Questo, però, era il centrosinistra, si vedrà adesso cosa partorirà il centrodestra pur di occupare militarmente le poltrone della Sanità lucana.

Ferdinando Moliterni

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