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AVVOLTE NELL’OBLIO LE INDAGINI SULLE MORTI “SOSPETTE” CON COVID DI NICASTRO E PARISI

Bardi aveva annunciato una indagine interna per stabilire eventuali responsabilità, ma ad oggi interpellata la task force regionale nessuna risposta. A che punto sono?

Nonostante gli innumerevoli campanelli d’allarme, la malattia è stata sottovalutata e, senza cure specifiche, alla fine ha avuto la meglio.
casi di covid – 19 inerenti ai decessi di Nicastro e Parisi, trasformatisi in remissioni ingestibili che hanno portato i due pazienti lucani alla morte. La task force regionale, pur producendo a getto continuo toppe comunicative quali «nel 90 per cento dei casi ci sono patologie pregresse che portano a complicanze e poi alla morte», non riesce a normalizzare la situazione e a nulla valgono le premesse di istituire indagini approfondite.
Le morti del blogger Nicastro e del rappresentante di bibite Parisi, noto a tutti come Coronati, i quali per primi, avevano denunciato i ritardi nell’effettuazione dei tamponi ai possibili contagiati gridano ancora giustizia.
La crisi sanitaria esplosa a fine febbraio in Basilicata con poco più di 300 casi di contagio verte soprattutto su casi “sospetti” di decessi ; da più parti, tra cittadini e politici, hanno chiesto giustizia su queste morti sollevando un vero e proprio polverone mediatico che ha avuto una risonanza anche nazionale. La polemica che si è chiusa con l’annuncio del governatore Vito Bardi di «una indagine immediata».
La nota di via Verrastro è arrivata poche ore dopo le prime indiscrezioni sulla morte del 67enne Nicastro, già presidente del comitato lucano della Federazione pallacanestro e di quello per la realizzazione di un parco nell’area dell’ex Cip Zoo di Potenza. Il governatore ha sottolineato l’esigenza di «evidenziare eventuali responsabilità» e «prendere tutte le misure necessarie conseguenti».
Non è ancora chiaro, in realtà, se l’«indagine» annunciata da Bardi sia stata presa o meno in considerazione dalla task force, considerato che, da settimane, nessuno ha pensato di riferire pubblicamente eventuali passaggi dell’inchiesta.
Abbiamo più volte provato a interpellare qualche componente della task force regionale ma sembrano essere “allergici” alle domande della stampa.
Non sappiamo nulla. Rimane avvolta nel mistero anche la scelta se condurre un’indagine unica per i suddetti decessi o se vi saranno indagini separate. Oltre a specificazioni sul decesso di Nicastro, i parenti avevano chiesto chiarimenti anche, come abbiamo riportato sopra, all’indomani della morte del 54enne potentino Palmiro Parisi: anche in quest’ultimo caso, infatti, era stato denunciato pubblicamente un clamoroso ritardo nell’effettuazione dei test diagnostici. Con la figlia di Parisi che, su Facebook, ha raccontato di aver dovuto minacciare una chiamata ai carabinieri perché fosse effettuato un tampone sul padre. Poi c’è stata la morte dell’imprenditore 53enne di Paterno, Donato Russo, su cui pure si sarebbero addensati diversi sospetti per lo stesso motivo. E, infine, quella del giovane vigile urbano di Rapolla, Pino Larotonda, la più giovane vittima lucana di covid, spentosi a soli 38 anni.
La vicenda di Nicastro è stata in parte “spiegata” dal sistema sanitario: stando a quanto riferito, il 67enne dagli inizi di marzo accusava sintomi sospetti e venerdì 13 era passato anche dal pronto soccorso del San Carlo di Potenza dove era stato accolto all’interno del percorso riservato ai casi di sospetto contagio da coronavirus. Dopo pochi minuti, tuttavia, i medici lo avrebbero rimandato a casa senza né una tac né un tampone per escludere l’ipotesi peggiore. Con il peggiorare della situazione Nicastro avrebbe chiesto una visita alla Guardia medica che, però, per carenza di dispositivi Dpi, avrebbe evitato qualsiasi contatto.
Il tampone tanto agognato sarebbe arrivato soltanto dopo la denuncia pubblica del figlio ma, anche per conoscere il risultato del test, sarebbero occorsi altri due giorni. Quindi, il 22 sera, è scattato il ricovero nel reparto malattie infettive del San Carlo dove è apparso subito chiaro, ancora una volta, che sarebbero occorse cure più invasive. Dal San Carlo e dall’Asp la dinamica di come sarebbe andata la vicenda, se pur non esaustiva per molti, almeno è arrivata. Nella spiegazione della vicenda si evince una falla del sistema. È evidente che, se Asp e San Carlo dichiarano di aver seguito il protocollo previsto per i casi di covid e provano quanto meno a dare delle risposte, lo stesso ci si aspetterebbe da chi gestisce l’emergenza sanitaria.
Nessuno vuole avviare una caccia alle streghe ma avere risposte da una task force istituita per garantire un controllo sull’emergenza in atto sarebbe quantomeno doveroso.
Le vicende poco chiare dietro la gestione di questa pandemia non sono poche, i casi di Nicastro e Parisi non sono l’unico esempio di contagiati che muoiono dopo aver avuto difficoltà ad avere il tampone ma “l’affaire Basilicata” è arrivato alle cronache nazionali il che risulta piuttosto surreale per la mancata capacità di dare risposte alla giornalista.
Forse sarebbe giunta l’ora di darsi una mossa e almeno provare a dimostrare alle famiglie delle vittime e ai cittadini che, se il presidente Bardi annuncia l’avvio di un’indagine, ci si augura che chi di competenza la porti a termine. Anche se i risultati potrebbero sembrare scontati a buona parte dell’ opinione pubblica.

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