Le Cronache Lucane

LISANTI E LA QUARANTENA VISTA DAI BAMBINI

Il Regista originario di Muro Lucano, da Parma racconta la famiglia nel periodo Covid19 e spiega come si organizza la sanità del Nord


Di lui ci siamo occupati più volte per i premi riscossi a livello internazionale in campo cinematografico: Renato Lisanti, regista di Muro Lucano residente a Parma, in questi giorni di quarantena ha realizzato, tra le mura domestiche “Magari domani” un corto che ha come attori la sua stessa famiglia. Lui, lucano che vive in una delle zone del Nord Italia più colpite dal Covid-19, a Cronache racconta: «Volevamo semplicemente lasciare a noi stessi un ricordo di questo periodo strano e straordinario, fermando il momento in un video familiare e provando a raccontare una piccola storia. Lavorandoci, però, abbiamo colto anche il potenziale per lanciare qualche spunto di riflessione ai nostri amici che avrebbero visto il video. Così abbiamo deciso di raccontare la quarantena dal punto di vista di una bimba trascurata da genitori impauriti e attenti solo ai bollettini televisivi, una condizione che probabilmente non è così distante dalla realtà di tante famiglie. Credo che nel caos in cui oggi viviamo, bombardati da informazioni continue, tragiche e contrastanti, senza più certezze e punti di riferimento, abbiamo molto da imparare dall’atteggiamento dei bambini. Eppure di loro si parla pochissimo e spesso a sproposito»

Il messaggio che arriva allo spettatore è duplice ce lo spieghi? «Il primo è quello che riguarda appunto il rapporto fra genitori e figli in quarantena. Ci siamo chiesti se stiamo facendo abbastanza per loro che vivono la scomparsa degli amici, la fine dei giochi, la chiusura della scuola, la perdita di una certa serenità in famiglia. E in che modo è possibile coinvolgerli per far maturare in loro consapevolezza e senso di responsabilità. Sotto questo livello più immediato e superficiale, però, c’è n’è un altro più profondo: quella bimba abbandonata a se stessa senza spiegazioni, privata di una vera guida che la prenda per mano, spogliata anche del suo vecchio ruolo in famiglia, costretta solo ad obbedire acriticamente e ad aspettare tempi migliori, siamo tutti noi, travolti da un terremoto che ha fatto crollare ogni  certezza e ci ha lasciato  un’unica paradossale via d’uscita: chiuderci in casa, ma senza abdicare il nostro senso critico e la nostra esigenza di comprensione in favore di chi, in fin dei conti, non ha ancora risposte certe. Bianca scappa di casa per andare a scuola: ha bisogno di capire ed ha bisogno di riferimenti autorevoli. E la sua riconquista della libertà è solo il preludio ad una rinnovata responsabilità, questa volta più consapevole e costruttiva».

Realizzato a casa, con la partecipazione di vostra figlia: lei come ha vissuto questa esperienza del tutto particolare? «È assolutamente un video domestico senza alcun fine se non quello di condividere una nostra suggestione, poi la cosa è piaciuta e si è diffusa anche un pochino più in là. Bianca ha preso subito sul serio la lavorazione, nonostante fosse impostata come un gioco. Ha capito che stavamo raccontando qualcosa di speciale e si è lasciata guidare dal papà filmmaker, divertendosi, a volte arrabbiandosi, dimostrandosi bravissima come attrice ma più interessata al lavoro di regia. È stato un bel modo di trascorrere alcune giornate in famiglia, riflettendo insieme su tematiche importanti, i grandi nei panni dei piccoli e viceversa».

Da Murese a Parma: come state vivendo l’emergenza, particolarmente violenta lì? «A Parma il virus ha colpito in modo violento ma non improvviso come altrove e il sistema sanitario tutto sommato ha retto molto bene. Seguo da vicino perché come videomaker collaboro da anni con l’Azienda Usl locale e, da ciò che ho potuto vedere, è stato fatto un enorme lavoro non solo in città ma anche in provincia dove due ospedali (Fidenza e Borgotaro) sono stati riconvertiti completamente in strutture Covid19 e con l’Ospedale Maggiore di Parma hanno lavorato in grande sinergia per far fronte all’emergenza. Con un po’ di ritardo anche le strutture private cittadine hanno iniziato a collaborare dedicando interi reparti ai malati Covid e l’intero sistema sta lavorando in modo molto efficace. Almeno finché “efficace” vuol dire essere in grado di accogliere tutti i malati gravi e non esaurire i posti in terapia intensiva. Qui a Parma ci sono anche i miei genitori che hanno scelto di non rientrare a Muro Lucano quando la situazione qui è precipitata ed era ancora possibile spostarsi. Siamo chiaramente molto attenti e preoccupati anche per quello che sta succedendo in Basilicata dove mi sembra che il grande impegno da parte della popolazione e degli amministratori stia dando buoni risultati. Quando potremo rientrare a Muro magari per una vacanza? E chi lo sa, “magari domani”!»

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