Le Cronache Lucane

CORECOM BASILICATA, MARRA SI DIMETTA

Convegno Acerenza, il presidente difende la scelta e perde l’imparzialità


In piena allerta Coronavirus, il presidente Marra invece che svolgere le proprie funzioni e agevolare una comunicazione efficiente sulla tematica, ha due preoccupazioni: aumentare la dotazione finanziaria per rimborsi del presidente del Corecom di Basilicata, cioè lui, e querelare Cronache Lucane. Per il presidente del Corecom di Basilicata, Antonio Donato Marra, è forse il caso di valutare di rassegnare le dimissioni. In alternativa, chi di competenza, come il presidente del Consiglio regionale, Carmine Cicala, che gli ha affidato l’incarico lo scorso ottobre, o lo stesso Presidente Bardi, potrebbe, invece, vagliare la destituzione di Marra dalla carica. Alla luce degli ultimi aggiornamenti dovrebbe risultare piuttosto chiaro come il presidente Marra abbia inficiato parzialmente, per non dire perso del tutto, la condizione imprescindibile, in riferimento al ruolo che ha, di terzietà. Come l’adagio letterario recita: «Non lasciare che i fatti rovinino una bella storia».

Nei romanzi, appunto, non durante l’agire amministrativo di figura apicale in Basilicata, come lo è Marra, dell’Organo funzionale dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni: il Corecom. Anche Marra ha inteso unirsi allo squadrone delle querele che il centrodestra lucano, Lega in testa, ha ormai formato contro Cronache Lucane. Sarà l’autoconvinzione di una retorica narrante idealtipi di puristi, soffre in modo peculiare le denunce, queste prettamente giornalistiche, di Cronache Lucane. Anche in presenza di documenti ufficiali, pure in concomitanza di pubbliche udienze in Palazzi di Giustizia della Repubblica italiana e finanche, per limitare e completare solo in parte la serie esemplificativa, simultaneamente a inopportunità politiche tutt’altro che residuali. Recita, invece, l’adagio canoro, «bisogna farne di strada da una ginnastica di obbedienza». L’uso sistematico della querela da parte del centrodestra, dal centrosinistra al governo regionale neanche una pur la maggioranza oggetto di articoli “urlanti” allo scandalo, sembra configurarsi come volitiva decisione di tentare di apporre un bavaglio. Bavaglio che, errore umano permettendo, somiglia a quelle museruole così grandi di cui i cani riescono a liberarsi con un piccolo colpo di zampa. Per ulteriore chiarezza, l’unico scopo delle nostre inchieste è quello di una testata che vuol essere “il cane della democrazia”. Ma tant’è: il presidente Marra oltre che querelare, comunicandolo ufficialmente e pubblicamente a tutti, un organo di informazione che dovrebbe controllare, ha, quand’anche avesse voluto riportare la propria versione, abiurato all’esercizio del diritto di replica o eventualmente di rettifica. E lui dovrebbe sapere bene la prassi.

Atteso che il primario compito del suo ufficio è le gestione delle controversie in materia di comunicazione, partendo proprio dal tentativo di conciliazione. Insomma quello di Marra è un organismo di conciliazione che non concilia. Questo perché? Perché il presidente vuole forse imbavagliare la comunicazione. Che paradosso per il presidente dele comitato regionale sulle comunicazioni! Paradossi tali che lo ripetiamo, se fossimo in un mondo normale vedrebbero Bardi o Cicala alzare il telefono e chiamare Marra per chiedergli di farsi da parte. Ma qual è la vera colpa di Cronache? Torniamo un attimo al famoso Convegno, previsto per il 28 febbraio, ma rinviato, del Corecom ad Acerenza, per l’organizzazione del quale è stata bandita una gara d’appalto con importo a base d’asta di 14mila e 640 euro, Iva inclusa. Sarebbe dovuto essere, ma lo sarà, il primo Convegno Corecom dell’era Marra.

Più che sulla serie di voci di costo che hanno fatto lievitare il “prezzo” del Convegno, pagato coi soldi dei lucani, tra le quali l’affitto della location alla Curia arcivescovile, «avrà un costo», ma nel capitolato non veniva indicato quale, per dirne una, gli articoli di Cronache Lucane sono stati incentrati prioritariamente sull’inopportunità politica della scelta. Appalto, solo per la cronaca, vinto dalla società del sindaco di Vietri di Lucania. Il presidente del Corecom, come da legge regionale, viene individuato «tra persone che diano garanzia di assoluta indipendenza sia dal sistema politico istituzionale che dal sistema degli interessi di settore delle comunicazioni». Non casualmente la carica è incompatibile con altre, tra le quali, quella di consigliere comunale. Il leghista Marra, corrente Pepe, un attimo prima di diventare presidente del Corecom era proprio consigliere comunale ad Acerenza, poi costretto alle dimissioni per il nuovo incarico. Da presidente del Corecom, Marra terrà il primo Convegno nel paese in cui ha fatto fino al giorno prima attività politica. Anche senza entrare nei dettagli, come già fatto, appare lampante come ciò paventi concreti fattori di strumentalizzazione politica. Per Marra, come da lui sostenuto, è «non veritiera l’asserita illegittimità della decisione di programmare e organizzare il convegno ad Acerenza». «Non si tratta, come scritto – ha proseguito il presidente del Corecom -, di una decisione mia, ma di una decisione collegiale e ampiamente avallata dai dirigenti dall’Agcom, favorevolmente impressionati dalle immagini del borgo lucano andate in onda in occasione del Capodanno 2019». Questo il dito dietro il quale si è nascosto il presidente Marra.

A questo punto è bene forse ricordare al presidente Marra anche il codice etico del Corecom, inoltre, per il presidente prescrive non solo l’obbligo di «astenersi dall’adottare decisioni e dal partecipare ad attività in cui vi sia conflitto di interesse, nonché astenersi in ogni caso in cui esistano evidenti ragioni di opportunità», ma anche e soprattutto il vincolo di «evitare qualsiasi abuso della propria posizione finalizzato a conseguire vantaggi personali o per terzi». In questa cornice, forse anche al presidente Marra, partendo dai piccoli dettagli dovrebbe apparire chiara la questione inopportunità. Per esempio, nella “sua” Acerenza, a decidere dove si terrà la cena di benvenuto, quella con «addobbi floreali a centrotavola», «candele» e «cristalleria», che inizierà con un aperitivo di benvenuto «a giro braccio», proseguirà poi con un antipasto misto, due primi, due secondi, due contorni, tutti pasti accompagnati da adeguata selezione di vini, e finirà con assaggi di dolci e l’immancabile caffè, sarò il Corecom stesso: «la scelta della sede andrà approvata dalla Segreteria Corecom».

Certe “finezze” rendono difficile la ricerca di interpretazioni alternative alla prebenda politica. Come può non essere legittimo sollevare il dubbio, tanto da essere querelati? E i dettagli sono molti. L’attinenza tra il Convegno sulla tutela del consumatore e l’esborso di denaro pubblico per, in riferimento ad altri esempi, 40 litografie con cornice raffiguranti la città di Acerenza, o per le visite guidate alla Cattedrale, rappresenta elemento ancor più arduo da individuare. E per queste semplici domande un giornale merita di essere querelato? O una querela così a “brucia pelo” nasconde ben altri e meno nobili motivazioni? E allora per dimostrare a Marra che non è questo il modo in cui può domare la libera informazione, gli facciamo ancora una domanda: era così necessario essere così in discontinuità col passato? E non ci riferiamo purtroppo per merito, ma per l’appena richiesto e ottenuto aumento dei rimborsi. Come nella seconda puntata meglio spiegheremo. Continua…

Ferdinando Moliterni

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