Le Cronache Lucane

In Italia La prima vittima del coronavirus è un anziano di Vo’ Euganeo

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Coronavirus 1ºmorto in Italia provincia di Padova: è un 77enne ricoverato con una donna di 67anni

Coronavirus, Roberto Burioni:
«Sui pericoli non ci hanno ascoltato, ma ora niente panico: ecco cosa fare»

Dopo i primi sei casi di coronavirus segnalati in Italia, dal sito Medical Facts, è arrivato il commento del noto epidemiologo Roberto Burioni, che già era entrato in polemica contro alcuni politici che l’avevano accusati di essere allarmista.

«Abbiamo sempre detto di considerare la possibilità che i pazienti asintomatici potessero trasmettere l’infezione: ci hanno dato dei bugiardi e dei male informati. Abbiamo sempre sostenuto che l’isolamento delle persone provenienti dalla Cina fosse l’unico modo efficace per evitare il diffondersi del virus in Italia: ci hanno detto che eravamo allarmisti e fascio-leghisti. Ora spero che sia evidente che in entrambi i casi avevamo ragione»

Allo stesso modo però invita a non farsi prendere dal panico:
«I casi sono solo sei, ma non stupiamoci se ce ne saranno altri: quello che dobbiamo fare è bloccare ora l’ulteriore diffusione di questo virus. La modalità è semplice: tutti quelli che hanno avuto un contatto con le persone infettate devono stare in quarantena. Volontaria, obbligatoria, con la porta chiusa o con la porta aperta non importa. Tutti in isolamento per quattordici giorni. E lo stesso deve valere, senza alcuna eccezione, per chi viene in Italia dalla Cina, facendo scalo in altri aeroporti»

E conclude:
«È il momento di prendere le decisioni giuste per bloccare la diffusione di un pericolosissimo virus»

ITALIA la prima vittima del coronavirus è un anziano di Vo’ Euganeo

La prima vittima del coronavirus è un anziano di 77 anni. Si tratta di uno dei due anziani, l’altra è una donna di 67 anni, risultati positivi al primo test effettuati all’ospedale di #Schiavonia, in provincia di Padova, dove era ricoverato da una decina di giorni per precedenti patologie.


Non era stato ancora trasferito all’Ospedale di Padova, come riferito in un primo momento:
«Non c’è stato neppure il tempo per poterlo trasferire», ha detto il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia.

I due anziani abitavano entrambi a Vo’ Euganeo, paese nella zona dei Colli padovani. I due anziani, secondo quanto riporta Il Gazzettino, sarebbero rimasti contagiati frequentando lo stesso bar.
Per questi due casi si era ancora in attesa delle controanalisi dei tamponi, inviati allo Spallanzani di Roma.

Chi era

Si chiamava Adriano Trevisan e aveva 78 anni, l’uomo di Vo’ Euganeo deceduto in Veneto a causa dell’infezione da coronavirus.
Ex titolare di una piccola impresa edile, oggi era in pensione. Trevisan aveva tre figli, una delle quali, Vanessa, era stata sindaco di Vo’.

Finora in Veneto erano stati riscontrati nove casi sospetti, tutte persone che erano rientrati dalla Cina, risultati finora negativi ai test. Restano in isolamento fiduciario 77 persone.
In totale sono 14 i casi positivi di coronavirus in Lombardia, con gli 8 nuovi segnalati nella conferenza stampa alla Regione.


A questi si devono aggiungere gli altri 2 casi in Veneto, risultati positivi ai primi test.

A Vo’ Euganeo chiuse scuole e negozi

«Per noi le analisi sono positive, stiamo aspettando la conferma dallo Spallanzani, ho parlato più volte con Borrelli oggi pomeriggio»
Lo ha detto il presidente del Veneto, Luca Zaia, giungendo a Padova nella sede dell’Ulss 6 Euganea dopo la notizia dei due veneti positivi al coronavirus. Zaia ha confermato che «sono due cittadini di Vo’ Euganeo, uno del ’42 e uno del ’53, uno in condizioni critiche in terapia intensiva»

«Siamo preoccupati – ha aggiunto – ho parlato col sindaco di Vo’ Euganeo per adottare tutte le misure: chiusura delle scuole, degli esercizi commerciali, cercando di ricostruire tutte le attività sociali e i contatti che queste persone hanno avuto per capire qual è il livello di cordone sanitario da mettere in atto. Non bisogna diffondere il panico ma prima regola è l’isolamento».

Nel Comune di Vo’ Euganeo è stata decisa la sospensione di tutte le manifestazioni pubbliche, delle attività commerciali e lavorative, sportive, ludiche e la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado. Vietate anche le fermate dei mezzi pubblici e deciso l’avvio dello screening a tutta la popolazione. Lo ha deciso la task force riunitasi a Padova. Per i contatti stretti e familiari dei due casi conclamati e’ avviato un controllo approfondito a malattie infettive con test e esami e in isolamento fiduciario con sorveglianza attiva: saranno contattati due volte al giorno dal personale medico.

Tamponi per i dipendenti dell’ospedale di Padova

Tamponi per tutti i dipendenti dell’ospedale di Schiavonia (Padova), dove inizialmente sono stati ricoverati i due pazienti veneti risultati positivi al coronavirus. Ad annunciarlo è il presidente del Veneto, Luca Zaia. «I due erano all’ospedale di Schiavonia e uno ci è rimasto una decina di giorni. Si tratta di un contagio secondario perché arriva da un’altra persona. Ora il tavolo della task force sta lavorando unicamente per cercare di definire il cordone sanitario da creare, ovviamente con la massima tutela per gli operatori della sanità che hanno avuto contatti diretti. La mia volontà è di fare i tamponi a tutti per questa verifica».

Uno dei due pazienti ricoverati per coronavirus «ha sviluppato una malattia importante alle vie aeree ed era curato per una normale influenza»
«Siamo molto preoccupati – ha spiegato Zaia – perché questo è un virus maledetto, è problematico e sorprende ora dopo ora».

La situazione a Schiavonia

A Schiavonia (Padova), invece, «andiamo gradualmente a svuotare l’ospedale, in maniera tale da sanificare il tutto» ha dichiarato il presidente del Veneto. Per quanto riguarda Vo’ Euganeo, dove i due risiedono «anche lì i luoghi frequentati dai due signori verranno chiusi e stiamo ricostruendo tutte le relazioni sociali e i contatti che questi signori hanno avuto, per fare i tamponi e verificare se ci sono soggetti positivi»

Questo post di Roberto BURIONI è molto importante e serio

“I casi confermati in Italia aumentano.
Nessun allarme, ma è necessario agire subito in modo drastico.
Quattordici casi in Lombardia, due casi in Veneto.
È accaduto quello che era prevedibile e che è successo in altri Paesi.
Con un afflusso costante di persone dalla Cina, dove l’epidemia di coronavirus ha numeri ben diversi da quelli ufficiali, era inevitabile che avvenisse. Non c’è motivo di panico.
Sono sedici casi e un Paese come l’Italia può reagire prontamente e contenerli.
Ma basta esitazioni, polemiche e divisioni.

Cosa fare immediatamente
Primo, bisogna individuare e isolare tutte le persone entrate in contatto con questi malati. Meglio isolarne venti di più, che venti di meno. Parliamo di due settimane d’isolamento, non di dieci anni di carcere duro.
Un piccolo sacrificio, che sono sicuro questi cittadini sapranno fare per il bene pubblico.

Secondo, bisogna evitare che altre persone infette arrivino in Italia a diffondere il virus.
Per questo, isolamento di tutte le persone che arrivano dalla Cina.

Diritto alla salute
Fa benissimo il nostro Ministro della Salute, Roberto Speranza, a essere estremamente rigoroso: non è segno di allarmismo, ma grande responsabilità nel volere garantire in un momento particolarmente difficile il diritto alla salute ai cittadini italiani, quel diritto che è enunciato nella nostra Costituzione.

Non è il momento delle polemiche, non è il momento della paura.
La salute non è di destra e non è di sinistra ed è una pessima idea utilizzarla a fini elettorali.
Spero che i cittadini saranno spietati nelle urne contro chi sarà così spregiudicato da farlo.

Nel frattempo, niente paura, ma basta faciloneria. Quello che c’è da fare è chiarissimo, facciamolo e basta.

Medical Facts di Roberto Burioni’

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