Le Cronache Lucane

CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: IN QUESTI 20 ANNI CHICO FORTI HA RILASCIATO INTERVISTE AUTO INCRIMINANTI

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UN CASO ALLA VOLTA 
Criminologa Dott.ssa URSULA FRANCO

CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: IN QUESTI 20 ANNI CHICO FORTI HA RILASCIATO INTERVISTE AUTO INCRIMINANTI

CHICO FORTI

La criminologa Ursula Franco è nota soprattutto per le sue competenze in tema di morti accidentali e suicidi scambiati per omicidi.

La Franco è consulente della difesa di Paolo Foresta, marito di Annamaria Sorrentino, avvocato Giovanni Pellacchia; è stata la consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita nel caso Ceste; è stata poi consulente degli avvocati Esposito e Martelli, difensori di Stefano Binda.

Binda, dopo essere stato condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi, il 24 luglio scorso è stato assolto per non aver commesso il fatto.

La Franco è consulente dell’avvocato Salvatore Nicola Verrillo, difensore di Daniel Petru Ciocan che da più di 3 anni è indagato per violenza e omicidio dalla Procura di Benevento nel caso Ungureanu, nonostante il Tribunale del Riesame di Napoli e i giudici della Suprema Corte di Cassazione abbiano dato ragione alla difesa su tutta la linea ed abbiano soprattutto invitato gli inquirenti ad indagare sui genitori di Maria in merito agli abusi.

– Gianni Forti, zio di Chico Forti, sostiene che lei non abbia studiato bene il caso

Quello di Gianni Forti non è un argomento, come, da parte mia, non sarebbe un argomento mettere in dubbio le competenze in campo criminologico e giuridico dello zio di Chico. Per capire l’inesistente caso Chico Forti sono sufficienti le informazioni disponibili sul web e i contenuti delle auto incriminanti interviste rilasciate in questi 20 anni da Chico Forti. È nelle interviste rilasciate da Chico Forti dopo la condanna la conferma del fatto che è lui l’omicida di Dale Pike. Chico è un manipolatore, non ha mai detto di non aver ucciso Dale, sono i suoi sostenitori a dirlo. Dal punto di vista dell’analisi linguistica, se Chico non avesse ucciso Dale, ma anche se fosse solo il mandante dell’omicidio, sarebbe riuscito a dire “io non ho ucciso Dale Pike”

– Che ne pensa dei servizi mandati in onda dalla trasmissione Le Iene?

Non sono di nessun valore. È infatti provato che, riguardo ai casi giudiziari, l’interesse primario dello show Le Iene non è la verità. È evidente che, allo scopo di sostenere le loro tesi preconcette, Le Iene non solo contaminano le interviste attraverso le domande ma, prima di mandarle in onda, le sottopongono ad un imponente “taglia e cuci”

– Torna a chiarirci il perché lei, a differenza dell’accusa, ritiene che sia stato proprio Chico Forti ad uccidere Dale Pike 

1) Chico Forti, già nella telefonata delle 19:16, intercorsa tra lui e la moglie la sera dell’omicidio, negò di aver incontrato Dale Pike in Aeroporto.

Il fatto che, dalle 19:16 del 15 febbraio 1998, Chico Forti abbia negato alla moglie e, da quel momento in poi a tutti i suoi interlocutori (il suo avvocato, Thomas Knott, il padre di sua moglie, il padre di Dale e la polizia) di aver incontrato Dale Pike ci rivela che, a quell’ora, Dale era già morto.

2) L’assassino, dopo aver sparato a Dale, mise in atto una messinscena, ovvero simulò un omicidio in un contesto omosessuale.
Solo Chico Forti, che aveva prelevato la vittima in Aeroporto, aveva interesse a simulare un omicidio in ambito omosessuale per allontanare i sospetti da sé, non certo un soggetto sconosciuto alla vittima.

3) È stato Chico a rivelare durante l’intervista rilasciata dal carcere di Everglades il 4 novembre 2004 di essere stato a Sewer Beach il giorno dell’omicidio di Dale.

4) Se Chico avesse avuto dei complici non sarebbe arrivato in ritardo all’aeroporto di Fort Lauderdale dove aveva appuntamento con il suocero.

5) Dale fu ucciso con due colpi di una “calibro 22” Un’arma dello stesso calibro di quella a disposizione di Chico Forti e che non fu mai ritrovata. Se Chico avesse avuto dei complici non gli avrebbe consentito di usare un’arma dello stesso calibro di quella a sua disposizione.

6) Infine, lo ripeto, se fosse stato il mandante dell’omicidio di Dale Pike, Chico sarebbe riuscito a dire “io non ho ucciso Dale Pike”

Aggiungo che gli oggetti ritrovati intorno al cadavere di Dale, che riconducevano a Chico Forti, caddero dalle tasche di Dale durante il denudamento del cadavere da parte di Chico, un denudamento che fu messo in atto in un momento in cui c’era pochissima luce. E’ da scartare l’ipotesi che l’assassino avesse apparecchiato la scena con gli effetti personali della vittima per incastrare Forti, in tal caso infatti non si spiegherebbe il denudamento del cadavere allo scopo di simulare un omicidio in ambito omosessuale posto che Forti non è gay.

– Chi è Thomas Knott?

Thomas Knott è una delle tante vittime di Chico Forti. Dopo aver ucciso Pike, Chico Forti raccontò a Thomas Knott che la polizia di Miami lo stava cercando per la truffa dei palloni aerostatici e per la la storia dei soldi sottratti a Anthony Pike, lo fece per spaventarlo e per fargli lasciare Miami in modo da indurre gli inquirenti a sospettare di lui. Riguardo poi alle carte di credito di Anthony Pike, non era il solo Knott ad usarle, anche Chico Forti aveva tentato di acquistare materiali per le riprese video con quelle carte di credito usando però il nome di Thomas Knott. Peraltro, durante un’intervista, Chico Forti ha mostrato di stimare Thomas Knott per le sue capacità e ha definito Anthony Pike una “gallina dalle uova d’oro”, affermazioni particolarmente utili per delineare la personalità dell’ex campione di windsurf. Non è solo la mancanza di disprezzo per le attività illegali di Knott a colpire, ma anche l’assenza di rabbia nei suoi confronti. Chico Forti non ce l’ha con Thomas Knott perché evidentemente mente quando sostiene di credere che sia stato lui ad incastrarlo.

Riguardo invece al giorno dell’omicidio di Dale Pike, Thomas Knott rimase a casa, ce lo confermano i tabulati telefonici e le testimonianze degli ospiti che raggiunsero il suo appartamento dopo le 19:00.

È Chico Forti ad aver mentito agli investigatori ed è lui ad essere privo di un alibi. Peraltro, durante le indagini riguardanti l’omicidio di Dale Pike, un informatore della polizia riferì a chi indagava che, poco tempo prima, Chico Forti aveva provato ad assoldare un killer per uccidere un avvocato e le indicazioni fornite dal Forti al potenziale killer ricordavano da vicino le circostanze in cui è avvenuto l’omicidio di Dale Pike.

– Come fa ad essere sicura che la sabbia ritrovata sull’auto di Chico provenga da Sewer Beach, spiaggia dove venne ucciso Dale Pike?

È stato Chico a dirci che il giorno dell’omicidio di Dale Pike si recò a Sewer Beach, lo ha fatto durante l’intervista rilasciata dal carcere di Everglades il 4 novembre 2004: “Le prove create. La sabbia è una finzione. La mia macchina è stata smontata letteralmente in se… oltre settecento pezzi, è stata tenuta nel deposito della polizia, analizzata da esperti in ogni millimetro, in ogni area, dalla parte sottostante dell’interno alla parte esterna, le gomme, gli ammortizzatori, non hanno trovato nessun tipo di connessione con la spiaggia del morto, due o tre mesi dopo, il giorno prima che devono rilasciarmi la macchina decidono di prendere e guidare la mia macchina… su una spiaggia identica, di composizione identica alla spiaggia dove è stato trovato il morto, smontare dalla macchina e decidere, di punto in bianco, di guardare all’interno del gancio di traino, tolgono l’interno del gancio di traino e trovano tracce solamente della spiaggia del morto, non delle altre spiagge dove io ho guidato con la macchina dopo… il… il 15 di febbraio.”

“non delle altre spiagge dove io ho guidato con la macchina dopo… il… il 15 di febbraio” è un’ammissione involontaria. Con questa frase Chico si è tradito e ha rivelato di essere stato a Sewer Beach il giorno dell’omicidio.

– Dottoressa, vuole aggiungere qualcosa?

Non esiste un caso Chico Forti. A Forti non resta che chiedere la grazia a Donald J. Trump. Nonostante gli appelli, le prove contro di lui hanno tenuto e sono balle le storie che raccontano i sui sostenitori sui fantomatici diritti violati. Infine, il tentativo di incastrare Thomas Knott è una vergogna tutta italiana.

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