Le Cronache Lucane

ILARIA LABATE : Possibile che in un paese che dovrebbe essere civile all’alba del 2020 sia questo il modo di fare informazione?

Il reato di molestie previsto dall’art. 660 del codice penale punisce “chiunque in luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo” con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a 516 euro.
Possibile che da avvocato e da cittadina di un paese “civile” come l’Italia all’alba del 2020, nell’esercizio del mio lavoro, abbia dovuto subire tutto questo ?

Avvocato ferita dopo la sentenza sull’omicidio di Katia, la denuncia su Fb

 

Questo braccio ingessato oltre alle contusioni plurime refertate dal pronto soccorso sono il risultato degli spintonamenti di una giornalista di Mediaset la quale non mi ha nemmeno aiutata a rialzarmi dopo avermi fatta cadere perché non doveva perdere di vista Emilio Lavoretano e il suo avvocato Natalina Mastellone .
Mi chiedeva insistentemente una dichiarazione e ci rincorreva. Insistentemente.
Dopo diverse gomitate nel tragitto tra la Corte d’assise di Santa Maria Capua Vetere e il parcheggio ha pensato bene di fermarmi.
E l’ha fatto così.
Queste sono le conseguenze.
Un braccio rotto.
Possibile che in un paese che dovrebbe essere civile all’alba del 2020 sia questo il modo di fare informazione?
Un imputato e qualsiasi altro soggetto ha il diritto di restare in silenzio in questo paese?
Ognuno di noi ha o non ha diritto di non voler apparire in telecamera e cercare i riflettori?
Questo comportamento non integra quanto meno il reato di molestia?
Non è biasimevole il comportamento di colui che a tutti i costi pretende, con la forza, una dichiarazione da un soggetto sí imputato, sí condannato, ma a cui, anche dinanzi alla giustizia, è concesso di non rispondere pur prendendo atto da parte dei magistrati della sentenza emessa?
Il reato di molestie previsto dall’art. 660 del codice penale punisce “chiunque in luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo” con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a 516 euro.
Possibile che da avvocato e da cittadina di un paese “civile” come l’Italia all’alba del 2020, nell’esercizio del mio lavoro, abbia dovuto subire tutto questo ?
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“Questo braccio ingessato oltre alle contusioni plurime refertate dal pronto soccorso sono il risultato degli spintonamenti di una giornalista di Mediaset la quale non mi ha nemmeno aiutata a rialzarmi dopo avermi fatta cadere perché non doveva perdere di vista Emilio Lavoretano. Mi chiedeva insistentemente una dichiarazione e ci rincorreva. Insistentemente. Dopo diverse gomitate nel tragitto tra la Corte d’assise di Santa Maria Capua Vetere e il parcheggio ha pensato bene di fermarmi. E l’ha fatto così. Queste sono le conseguenze. Un braccio rotto.

Possibile che in un paese che dovrebbe essere civile all’alba del 2020 sia questo il modo di fare informazione?
Un imputato e qualsiasi altro soggetto ha il diritto di restare in silenzio in questo paese? Ognuno di noi ha o non ha diritto di non voler apparire in telecamera e cercare i riflettori? Questo comportamento non integra quanto meno il reato di molestia? Non è biasimevole il comportamento di colui che a tutti i costi pretende, con la forza, una dichiarazione da un soggetto sí imputato, sí condannato, ma a cui, anche dinanzi alla giustizia, è concesso di non rispondere pur prendendo atto da parte dei magistrati della sentenza emessa? Il reato di molestie previsto dall’art. 660 del codice penale punisce “chiunque in luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo” con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a 516 euro. Possibile che da avvocato e da cittadina di un paese “civile” come l’Italia all’alba del 2020, nell’esercizio del mio lavoro, abbia dovuto subire tutto questo ?”

Omicidio di Erika, il marito condannato a 27 anni ma non va in carcere

Ventisette anni di reclusione, due in più della richiesta della Procura. Il giudice Giovanna Napoletano concorda con l’impianto accusatorio del pm Domenico Musto, anzi ne acuisce la portata e determina una pena di 27 anni per l’omicidio di Katia Tondi: il colpevole della morte, per i giudici di primo grado, è dunque Emilio Lavoretano, il marito della giovane.

È questo il verdetto per il delitto avvenuto nel luglio 2013 nel Parco Laurus a San Tammaro. Per l’ex gommista, sotto processo davanti alla Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere, il pubblico ministero non ha ipotizzato l’aggravante della premeditazione.

Emilio Lavoretano è l’unico sospettato a piede libero del delitto della moglie Katia Tondi, la mamma di 33 anni trovata strangolata nell’appartamento coniugale di San Tammaro nel luglio del 2013.

Il pubblico ministero aveva chiesto 25 anni, ma i giudici (presidente Giovanna Napoletano) hanno aumentato di due anni la pena, condannandolo anche a una provvisionale e a un risarcimento oltre a dichiararlo sospeso dalla potestà genitoriale. La sentenza non è esecutiva: Lavoretano resta a piede libero.

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