MORTE DI LICIA GIOIA, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: L’ANALISI CRIMINOLOGICA CONFERMA LA RICOSTRUZIONE DEL MARITO

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Il maresciallo dei carabinieri Licia Gioia è morta nella notte tra il 27 e il 28 febbraio 2017 dopo essere stata attinta da un colpo d’arma da fuoco alla testa.

Licia Gioia si trovava nella camera della villetta di Contrada Isola che divideva con il marito, il poliziotto Francesco Ferrari, 45 anni.

La procura di Siracusa ha chiesto il rinvio a giudizio di Francesco Ferrari per omicidio volontario. Il Ferrari in precedenza era stato accusato di istigazione al suicidio e di omicidio colposo.

Abbiamo spesso intervistato sul caso la criminologa Ursula Franco che sostiene da sempre che Francesco Ferrari dice la verità: Licia Gioia estrasse l’arma e minacciò di suicidarsi e, mentre il Ferrari tentava di disarmarla, partirono due colpi, il primo dei quali ferì a morte la donna.

I consulenti del GUP, come la Franco, ritengono che il racconto del Ferrari sia credibile:

il colpo letale sarebbe stato esploso accidentalmente mentre Francesco Ferrari cercava di disarmare Licia Gioia che, in preda a una crisi nervosa, si sarebbe puntata l’arma d’ordinanza alla testa, nella notte tra il 27 e il 28 febbraio 2017
URSULA FRANCO

I consulenti del PM sostengono invece che la dinamica raccontata dal Ferrari non spiegherebbe alcune microtracce ematiche rilevate nel palmo della mano destra di Licia Gioia 

– Dottoressa Franco, lei cosa ne pensa?

Sulle microtracce ematiche presenti sulla mano della Gioia, non avendole viste, non posso esprimermi più di tanto, voglio solo dirle che il colpo è partito mentre il Ferrari tentava di disarmare sua moglie, pertanto l’impugnatura dell’arma da parte della Gioia si potrebbe essere allentata.

Si tratta comunque di un caso che va studiato nella sua globalità attraverso un’analisi criminologica.

Un medico legale ha sostenuto che Licia Gioia “non era in una posizione usuale per un soggetto che intenda suicidarsi ma era in una posizione scomoda e innaturale”.

Il colpo d’arma da fuoco che ha ucciso Licia Gioia è partito mentre il Ferrari stava cercando di disarmarla ed è proprio la dinamica dell’incidente ad illuminarci sul perché, quando la Gioia fu attinta dal colpo mortale, non fosse “in una posizione usuale per un soggetto che intenda suicidarsi, ma in una posizione scomoda e innaturale”, così come affermato dal medico legale.

Questa dinamica spiega le microtracce ematiche presenti sulla mano della Gioia e anche la presenza di polvere da sparo sulla mano sinistra della Gioia, la donna infatti cercò di allontanare il Ferrari, che intendeva disarmarla, con l’unica mano libera, la sinistra, in quanto nella destra impugnava l’arma.

l fatto che Francesco Ferrari sia risultato positivo al tampone per la ricerca di residui di polvere da sparo significa che dopo l’incidente non si è lavato le mani, un dato che ci conferma che l’ispettore ha detto la verità. Se infatti l’omicidio fosse stato volontario il Ferrari si sarebbe lavato ripetutamente le mani prima dell’arrivo delle forze dell’ordine. La casistica insegna: chi simula un suicidio, la prima cosa che fa dopo aver sparato è cancellare le tracce di polvere da sparo da sé, in specie se è un soggetto avvezzo all’uso delle armi.

Le analisi dei tamponi usati per rilevare tracce di polvere da sparo, che sono stati eseguiti sulle mani dei due coniugi, hanno dato esito positivo in entrambi i casi, quindi l’arma era in mano ad entrambi.

Se l’arma fosse stata solo nelle mani dell’ispettore Francesco Ferrari non sarebbe partito nessun secondo colpo, essendo il Ferrari un soggetto abituato a maneggiare una pistola, ma, soprattutto, il proiettile non avrebbe avuto quella traiettoria.

L’arma da cui sono partiti i colpi era la pistola in dotazione al maresciallo Licia Gioia, non quella in dotazione all’ispettore Francesco Ferrari, pertanto si può logicamente inferire che sia stata proprio la Gioia a tirar fuori la pistola e a puntarsela alla testa. Se il Ferrari avesse ucciso la Gioia in un momento di rabbia avrebbe usato la propria arma e non si sarebbe certo servito di quella della moglie che, peraltro, da quanto è trapelato, la donna era abituata a tenere scarica. In ogni caso, a prescindere dalle abitudini del maresciallo Licia Gioia, l’ispettore Francesco Ferrari non poteva sapere se quella sera la pistola fosse carica o meno.

Dopo l’incidente il Ferrari chiamò la sua ex moglie invitandola a raggiungerlo per prelevare il loro figlio minore, questo atteggiamento protettivo del Ferrari nei confronti del bambino ci permette di escludere che sia stato lui a tirar fuori l’arma in dotazione a sua moglie Licia Gioia.

Francesco Ferrari non aveva alcun motivo di desiderare la morte della moglie mentre la Gioia non era contenta del proprio matrimonio e quella stessa sera si era trattenuta in auto e non aveva cenato con il marito, un comportamento compatibile con la successiva minaccia di suicidio.

Il SiracusaPost qualche mese fa ha pubblicato le foto e i messaggi WhatsApp che Licia Gioia inviò al marito poche ore prima della tragedia. In una foto – come si legge nella relazione del Nucleo Investigativo Telematico – si vede la pistola di ordinanza della Gioia, una Beretta calibro 9 parabellum, con il cane armato e priva di sicura e si legge: “Stronzo addio”; in un’altra foto si vedono un precipizio a strapiombo sul mare e un piede sospeso nel vuoto e si legge: “Ho due opzioni”. Queste foto, contestualmente alla conversazione WhatsApp – continua la relazione – vengono indicate da Licia Gioia come due alternative possibili al proprio intendimento di togliersi la vita”.

L’analisi continua: “La lettura della conversazione evidenzia il tentativo di placare la discussione del marito che cerca di convincere la moglie per poterla raggiungere e calmarla”

Certi comportamenti rientrano in un quadro denominato Attention Seeking Behavior

Non sono certamente di supporto all’ipotesi omicidiaria né il fatto che la Gioia avesse cucinato una torta alla cioccolata per il Ferrari e suo figlio, né che il maresciallo si fosse lavata i denti e si fosse messa la crema, né che avesse predisposto un programma settimanale delle proprie attività, estetista, massaggi e una cena. La casistica relativa ai suicidi insegna.

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