Le Cronache Lucane

ESCLUSIVA, MORTE DI ELENA CESTE, IL GEOLOGO: LA TERRA SUGLI ABITI NON ERA DEL RIO MERSA

Mi sento di affermare che nessuno dei terreni esaminati, né quello di casa Buoninonconti, né quello del Rio Mersa, dal dottor Ivo Pavan, chimico industriale, è compatibile con la terra presente sugli abiti della Ceste a causa delle sostanziali differenze in termini percentuali degli elementi costitutivi e non solo, lo zolfo e il fosforo, eventualmente riferibili a fertilizzanti, presenti nelle particelle repertate sugli abiti della Ceste e su alcuni dei campioni di terra prelevati al Rio Mersa sono in percentuali fortemente diverse tali da escludere, anche prendendo in esame solo questi due elementi, che il terreno ritrovato sugli abiti della Ceste provenga dal Rio Mersa.

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Elena Ceste – luogo ritrovamento
IL GEOLOGO: LA TERRA SUGLI ABITI NON ERA DEL RIO MERSA
RIO MERSA

Secondo l’accusa le poche particelle di terra ritrovate sugli abiti della Ceste provenivano dal Rio Mersa

RIO MERSA

Le Cronache Lucane ha intervistato in merito il geologo Giovanni Sbardella

RIO MERSA
Davvero ci sono certezze scientifiche che la terra repertata dai RIS sugli abiti di Elena Ceste provenga dal Rio Mersa? Per saperne di più abbiamo intervistato il dottor Giovanni Sbardella, geologo con esperienza trentennale.
ELENA CESTE
– Dottor Sbardella, secondo il suo parere gli accertamenti tecnici sul terriccio ritrovato sugli abiti della Ceste e sui terreni del Rio Mersa e del cortile di casa Buoninconti svolti dal Dottor Pavan, consulente della Procura, sono stati eseguiti seguendo la giusta procedura?

In primis, la quantità di terra ritrovata sugli abiti è talmente irrisoria che l’analisi della stessa non permette di giungere ad affermare con certezza se sia o meno compatibile con un terreno o con un altro, stiamo parlando di 6 particelle sui pantaloni e di altrettante sulle calze e, come sostenuto in udienza dalla collega Di Maggio, consulente della difesa, è necessario analizzare un campione con almeno 2000 particelle per arrivare a emettere un giudizio di probabile compatibilità.
Da tecnico, inoltre, mi ha stupito sentir parlare di un unico campione prelevato nel cortile di casa Buoninconti, un unico campione non è rappresentativo di una vasta area come quella di cui stiamo parlando, ma neanche di aree più piccole, la Di Maggio, in udienza si è anch’ella espressa in questo senso, sostenendo che un unico campione non può essere sufficiente per una comparazione.

– Dottor Sbardella, come si procede quando si esamina un terreno?

Una zona antropizzata, come può essere un’aia di un’abitazione di campagna, è estremamente disomogenea a differenza di un sito naturale, a causa della costante presenza di fenomeni riferibili alle attività dell’uomo, come il transito delle autovetture, lo scarico delle merci più disparate, che per un qualsiasi motivo possono finire su zone ristrette del terreno caratterizzandolo in quell’area, la presenza in zone limitate del giardino di terricci che possono provenire da serre che hanno cresciuto piante poi trapiantate nel terreno d’interesse o per la eventuale presenza di terre prelevate altrove per ripianare alcune aree ad esempio durante attività edili. Quindi, con queste premesse l’unico modo per definire da un punto di vista chimico un terreno così disomogeneo è sottoponendolo a svariate decine di prelievi secondo una mappatura a maglia ben disposta e solo dopo averli esaminati tutti e dopo aver fatto una media dei risultati ottenuti si potrà caratterizzare con una certa approssimazione il terreno in esame.

– Dottor Sbardella, a suo avviso è condivisibile la conclusione del consulente della Procura di Asti?

Mi sento di affermare che nessuno dei terreni esaminati, né quello di casa Buoninonconti, né quello del Rio Mersa, dal dottor Ivo Pavan, chimico industriale, è compatibile con la terra presente sugli abiti della Ceste a causa delle sostanziali differenze in termini percentuali degli elementi costitutivi e non solo, lo zolfo e il fosforo, eventualmente riferibili a fertilizzanti, presenti nelle particelle repertate sugli abiti della Ceste e su alcuni dei campioni di terra prelevati al Rio Mersa sono in percentuali fortemente diverse tali da escludere, anche prendendo in esame solo questi due elementi, che il terreno ritrovato sugli abiti della Ceste provenga dal Rio Mersa.

– Dottor Sbardella, da geologo, quali altre critiche si sente di fare?

Il consulente della Procura Pavan ha affermato, non essendo però mai stato a casa di Buoninconti, in quanto fu un carabiniere a fare l’unico prelievo in quel giardino, che la traccia sul collant non era possibile che fosse riferibile a terra dell’aia di Buoninconti perché, avendo infiltrato la trama era stata prodotta da terra mista ad acqua, è vero che non pioveva da 4 giorni ma vi era un’umidità massima dell’87% (mattino-sera) ed un punto di rugiada di due gradi, dati compatibili con la presenza di guazza che poteva mischiarsi a terra e dare la traccia sulle calze, definita tra l’altro dal consulente ‘estremamente minima’.
Un altro dato di una certa rilevanza è che, se anche vi fosse, dopo aver fatto una perizia secondo le regole, la sicurezza che la terra sugli abiti è compatibile con un certo terreno nessuno può dire quando questa terra sia finita su quegli abiti, il deposito della terra non è databile, in specie in questo caso, il Rio Mersa è a poche centinaia di metri da casa Buoninconti e la Ceste avrebbe potuto sporcarsi nei giorni precedenti oppure il cane avrebbe potuto trasferire la terra da altri luoghi ai suoi abiti mentre lei si trovava in giardino, in fondo la quantità di terra presente sui suoi abiti era minima tanto che poteva passare inosservata e per questo motivo la Ceste poteva non averla notata e non aver di conseguenza lavato gli abiti.

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