IL CONTESTATO APPARTAMENTO a 5 STELLE CHE TUTTI VOGLIONO al 2° PIANO di “LIVELLO 1”

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Fiorenza Sarzanini

“Roma : Ha ottenuto l’alloggio «di servizio» poco dopo essere stata nominata ministra della Difesa. Ma in quell’appartamento in uno dei luoghi più suggestivi del centro di Roma, Elisabetta Trenta ha deciso di rimanerci anche adesso che non ha più alcun ruolo pubblico.

E ci è riuscita facendolo assegnare al marito, il maggiore dell’Esercito Claudio Passarelli.

Una vicenda che imbarazza il dicastero ma soprattutto il Movimento 5 Stelle che l’aveva indicata per l’esecutivo come «esperta di questioni militari» e da sempre è schierato — almeno a parole — contro i privilegi. Anche perché la concessione potrebbe essere avvenuta aggirando i regolamenti, visto che la coppia ha una casa di proprietà nella capitale e dunque non sembra avere necessità di usufruire dell’alloggio.

In ogni caso il «livello 1» di dimora attribuito al momento di scegliere la casa per la ministra, è molto superiore a quello previsto per l’incarico e il grado del suo consorte.

E dunque non è escluso che la magistratura contabile sia chiamata a valutare eventuali danni erariali e quella ordinaria debba verificare la regolarità della procedura di assegnazione. Senza contare che potrebbe essere il Movimento, primo fra tutti il capo politico Luigi Di Maio, a chiedere conto all’ex ministra di quanto accaduto.

Si torna dunque al giugno 2018 quando Movimento 5 Stelle e Lega formano il governo guidato da Giuseppe Conte. Trenta viene scelta come responsabile della Difesa.

In genere i ministri che risiedono a Roma o comunque hanno a disposizione un appartamento in città non ottengono l’alloggio di servizio.

Si provvede a «blindare» la loro casa e a predisporre tutte le misure di sicurezza adeguate al ruolo mentre il trasferimento viene deciso soltanto in situazioni eccezionali di grave minaccia. Lei ha una casa al quartiere Pigneto, non sembra ci siano rischi particolari, però chiede una «residenza» dove si trasferisce con il marito. Si trova in uno stabile del ministero a poche centinaia di metri da piazza San Giovanni in Laterano.

L’appartamento è al 2° piano, molto ampio, chi lo ha visto parla di «casa di alta rappresentanza»

La procedura viene seguita dal V reparto della Stato Maggiore dell’esercito guidato dal generale Paolo Raudino. Ben prima che il governo gialloverde entri in crisi, la ministra decide di rendere definitiva l’assegnazione. E così si stabilisce che l’intestatario sia il marito. In realtà appena due giorni dopo l’arrivo alla Difesa il rapporto tra Trenta e il consorte era stato al centro delle polemiche su un possibile conflitto di interessi.

 Passarelli era infatti «ufficiale addetto alla segreteria del vice direttore nazionale degli armamenti all’ufficio Affari generali» e questo aveva spinto l’opposizione a sollevare il problema di possibili incompatibilità.

Con una nota ufficiale i collaboratori di Trenta avevano dunque comunicato che «la ministra ha chiesto il trasferimento del capitano maggiore Claudio Passarelli per questioni di opportunità all’ufficio Affari generali, retto da un dirigente civile, che sovrintende alle esigenze organizzative e logistiche del funzionamento del segretariato generale».

Lo spostamento in realtà non risulta avvenuto, ma evidentemente Trenta non ritiene che il suo legame familiare possa crearle problemi. Dunque va avanti la procedura relativa all’appartamento. E quando a fine agosto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte decreta la fine del governo gialloverde, Passarelli risulta intestatario dell’alloggio.

Secondo le regole del ministero della Difesa — pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale — gli alloggi «di servizio» vengono assegnati in base all’incarico ricoperto.

E il grado di #capitanomaggiore di Passarelli non rientra tra quelli che possono ottenere un alloggio di primo livello, come è appunto quello occupato dalla ministra e ora rimasto nella disponibilità della coppia. E poi c’è da chiarire il problema della casa al quartiere Pigneto, visto che uno dei requisiti per entrare in graduatoria è dimostrare di non avere un’altra abitazione nel Comune di residenza.

Circostanze sulle quali Trenta e suo marito dovranno fornire spiegazioni.

Il grado del consorte : L‘appartamento, nel centro di Roma, non è compatibile con il grado del consorte”

 

di Fiorenza Sarzanini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

@ElisabettaTrenta

 “Gentilissima dottoressa Sarzanini,

con meraviglia ho letto l’articolo di questa mattina. Ciò che non mi spiego è perché una giornalista seria come lei, l’ho sempre rispettata, prima di scrivere non senta la fonte principale.

Comunque sapevo che ieri aveva chiesto il mio numero ed io ho autorizzato a fornirglielo, ma ha scritto prima di ascoltarmi. Non importa. Le spiego lo stesso.

Da ministro ho chiesto l’alloggio di servizio perché più vicino alla sede lavorativa, nonché per opportune esigenze di sicurezza e riservatezza.

L’alloggio è stato assegnato ad aprire 2019, seguendo l’opportuna e necessaria procedura amministrativa, esitata con un provvedimento formale di assegnazione da parte del competente ufficio.

Quando ho lasciato l’incarico, avrei avuto, secondo regolamento, tre mesi di tempo per poter lasciare l’appartamento;termine ancora non scaduto (scadenza tre mesi dal giuramento del nuovo governo, vale a dire 5 dicembre 2019).

Come è noto, mio marito è ufficiale dell’Esercito Italiano con il grado di maggiore e svolge attualmente un incarico di prima fascia, incarico per il quale è prevista l’assegnazione di un alloggio del medesimo livello di quello che era stato a me assegnato (infatti a me non era stato concesso un alloggio ASIR – cosiddetto di rappresentanza – ma un alloggio ASI di prima fascia.

Pertanto, avendo mio marito richiesto un alloggio di servizio, per evitare ulteriori aggravi economici sull’amministrazione (a cui competono le spese di trasloco, etc.), è stato riassegnato lo stesso precedentemente concesso a me, previa richiesta e secondo la medesima procedura di cui sopra.

Tanto per doverosa informazione.

Le sarei grata se volesse pubblicare questa mia.

Grazie

Cordiali saluti

Questa è la lettera da me inviata alla giornalista, strumento di qualcuno che da due giorni mi attacca. Mi chiedo il perché ma intanto credo che sia giusto chiarire.

Buona domenica a tutti!

 

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L’ex ministra risponde alla critiche e ribadisce di essere decisa a non lasciare la casa finita al centro delle polemiche

Caso Trenta, l’ex ministra: «Non lascerò la casa, ho bisogno di un appartamento grande»

Nonostante le critiche da parte di Luigi Di Maio e Stefano Buffagni, Elisabetta Trenta è decisa a non lasciare l’appartamento che aveva ottenuto quando era titolare del ministero della Difesa. E spiega le sue ragioni in un’intervista concessa a Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera.

Era stata proprio la giornalista – in un’articolo pubblicato ieri, 17 novembre, sulle pagine del quotidiano milanese – a denunciare alcune stranezze nella concessione della casa a Elisabetta Trenta. L’ex ministra aveva poi spiegato in un post su Facebook come fosse rimasta nell’abitazione perché la casa era stata riassegnata al marito.

Una giustificazione che non le aveva risparmiato critiche dallo stesso Movimento 5 Stelle.

Dice l’ex ministra:

«Sono molto arrabbiata. Questa storia mi porterà danni. Sono sotto attacco»

È convinta però di non dover lasciare l’appartamento:

«È stato riassegnato a mio marito. Non ho chiesto subito l’alloggio, ho resistito il più possibile nel mio, ma un ministro durante la sua attività ha necessità di parlare con le persone in modo riservato, avevo bisogno di un posto sicuro. E anche adesso ne ho bisogno, un alloggio grande mi serve e anche che sia in una zona sicura»

Quando la giornalista fa notare all’ex ministra che, avendo una casa di proprietà a Roma, è singolare che sia stata concessa loro una casa nella Capitale, Trenta risponde: «La casa nel quartiere Pigneto è intestata solo a me. Mio marito ha la residenza nella sua città quindi ha diritto a un alloggio dove lavora»

Trenta ribadisce più volte che «è tutto regolare», ma Buffagni, già dopo il post dell’ex ministra, ha fatto notare che «la risposta di Trenta benché formalmente ineccepibile, non è da 5 stelle», mentre Di Maio le ha chiesto di chiarire.

Lei risponde alla critiche: «Ho dato le mie spiegazioni a Di Maio con cui ci siamo sentiti: lascerò la casa quando l’incarico di mio marito sarà terminato»

E Buffagni? «Se mi avesse chiamata avrei risposto anche a lui»

L’ex ministra poi ipotizza che la vicenda della casa sia «un attacco premeditato» contro di lei, ma che ha un obiettivo più grande: forse Conte o la Link Campus dove lavora (finita al centro delle polemiche per il filone italiano del Russiagate)

Ma Trenta esclude categoricamente di lasciare il Movimento: «Ci rimarrò di sicuro»

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Fiorenza Sarzanini

Premio Ischia giornalista dell’anno carta stampata

Fiorenza Sarzanini, è nata a Roma nel 1965.  E’ stata assunta nel 1988 dal quotidiano “Il Messaggero” dove è rimasta, occupandosi di cronaca giudiziaria, fino al 2000, quando è stata assunta presso il Corriere della Sera dove lavora come inviato. Ha seguito i principali casi giudiziari degli ultimi anni, dal G8 di Genova al delitto di Novi Ligure, dalla morte della contessa Vacca Agusta fino alle inchieste sui politici e sulla corruzione. In particolare: le indagini sui “Grandi Appalti” e quelli sulle feste del presidente del Consiglio fino agli arresti dei parlamentari accusati di aver rubato i fondi pubblici destinati alle spese dei partiti. Si occupa dei temi legati alla sicurezza e all’immigrazione occupandosi del ministero dell’Interno. Per Bompiani ha pubblicato “Amanda e gli altri” sul delitto di Perugia, per il Corriere della Sera ha pubblicato con Marco Imarisio “Concordia, la vera storia” sul naufragio dell’isola del Giglio.

MOTIVAZIONE : Giornalista di razza e figlia d’arte da 10 anni inviato speciale e punta di diamante della Cronaca Giudiziaria del Corriere della Sera. Da tempo ha conquistato la stima dei colleghi, il consenso di un vasto pubblico di lettori che l’ha consacrata come una dei maggiori protagonisti del Giornalismo d’Inchiesta”.

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