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ESCLUSIVA, CASO PIREDDA PITZALIS; ROBERTA MAMUSA E GIUSEPPE PIREDDA: SIAMO STATI TRAVOLTI DA UNO TSUNAMI DI FANGO ORCHESTRATO AD HOC DA CERTI INFLUENCER

Nonostante il dolore, nonostante la stanchezza e nonostante i grandi momenti di sconforto che ci pervadono, anche noi come la famiglia di Stefano Cucchi continuiamo a credere nella Giustizia, in quella Giustizia che ristora i vivi, dà pace ai morti e condanna i colpevoli senza esercitare favoritismi in base a quale posizione sociale o potere detenga chi si macchia di devastare l’esistenza altrui uccidendo fisicamente o agendo vigliaccamente contro chi come noi cerca esclusivamente di far luce su cosa sia realmente accaduto quella maledetta notte in cui abbiamo perso il nostro unico ed amato figlio.

SIAMO STATI TRAVOLTI DA UNO TSUNAMI DI FANGO ORCHESTRATO AD HOC DA CERTI INFLUENCER
Giuseppe Piredda e Roberta Mamusa
Roberta Mamusa e Giuseppe Piredda sono i genitori di Manuel Piredda, morto il 17 aprile 2011 a soli 27 anni, nella sua casa di Bacu Abis, in Sardegna. La stessa sera Valentina Pitzalis, ex del Piredda, ha avuto il volto e gli arti superiori deturpati dalle fiamme.
Il procedimento per accertare la causa di morte del Piredda è ancora in corso. Il corpo di Manuel, infatti, è stato sottoposto ad autopsia solo nel 2018, in seguito ad una riesumazione.
A breve il procuratore aggiunto Gilberto Ganassi deciderà se archiviare il fascicolo, proseguire l’indagine o chiedere il rinvio a giudizio di Valentina Pitzalis, attualmente indagata per incendio e omicidio.
PROCESSO STEFANO CUCCHI
All’indomani della condanna di due carabinieri per omicidio preterintenzionale ai danno di Stefano Cucchi, i coniugi Piredda, in esclusiva a “Le Cronache Lucane”, hanno rilasciato la seguente dichiarazione:
“Stamattina abbiamo appreso della condanna per omicidio preterintezionale ai carabinieri responsabili della morte di Stefano Cucchi. Siamo vicini alla famiglia di Stefano che stringiamo in un abbraccio anche perché ben comprendiamo la loro sofferenza.
Hanno combattuto per dieci lunghi anni e noi lo stiamo facendo da otto. Non ci sono parole per descrivere il dolore che travolge chi come noi perde un figlio in tragiche circostanze e per di più nel dubbio che i fatti si siano svolti come stabilito da indagini che, talvolta, si rivelano incomplete o superficiali.
Troviamo molte analogie tra il caso di Stefano e quello di nostro figlio Manuel deceduto in nebulose circostanze il 17 aprile 2011 ed etichettato come un mostro per otto anni. Ancora oggi, infatti, continuano a dargli dell’assassino e drogato, nonostante gli esiti delle perizie effettuate dai periti del giudice abbiano certificato che Manuel è stato dato alle fiamme dopo che era morto e che, quindi, non può aver tentato di uccidere la ex moglie Valentina Pitzalis, così come è risultato che non avesse assunto droghe, alcool o psicofarmaci ed avesse una residua e modica traccia di benzodiazepine assunte nelle quarantotto ore precedenti al decesso.
MANUEL PIREDDA
La famiglia Cucchi ha combattuto contro un sistema al cui interno vi erano soggetti indegni di indossare la divisa e che non solo hanno ucciso Stefano, ma hanno fatto di tutto per depistare e cristallizzare una verità di loro comodo. Anche noi lottiamo da anni contro i risultati della prima indagine, chiusa frettolosamente e senza che fosse effettuata l’autopsia a Manuel e combattiamo contro il potere che da subito ha portato alla ribalta mediatica come icona mondiale contro il femminicidio e la violenza di genere, Valentina Pitzalis che oggi è finalmente indagata per l’omicidio volontario e l’incendio doloso del cadavere di nostro figlio. Da anni, in completa solitudine ed attaccati mediaticamente, ma anche giudizialmente, dalla stessa indagata e da qualche suo sostenitore (che ci ha querelati) cerchiamo di smascherare gli interessi che sostengono la versione della Pitzalis e di coloro che continuano ad additare Manuel come spietato carnefice e noi come i genitori di un mostro che non siamo stati in grado di educare ed aiutare.
Anche noi, come i familiari di Stefano, siamo stati considerati cittadini di serie B ed i nostri cari deceduti sono stati etichettati come drogati e persone di cui la società fa volentieri a meno.
Anche noi, come loro, abbiamo dovuto subire la gogna mediatica e lo tsunami di fango orchestrato ad hoc da certi influencer che con violenza hanno aggiunto dolore al dolore e violentato la memoria e la dignità dei nostri figli.
Più di una volta, in seguito a queste gravi diffamazioni, agite anche da personaggi noti al vasto pubblico, abbiamo pensato di suicidarci perché ci sentiamo impotenti davanti a tanta ferocia e crudeltà.
Ci siamo più volte rivolti alla Procura con formali denunce-querele e abbiamo segnalato ai rispettivi ordini professionali coloro che si sono macchiati, soprattutto su Facebook, di condotte gravissime e di una crudeltà inaudita.
Abbiamo denunciato e segnalato all’ordine degli psicologi della Liguria ed all’ordine degli psicologi nazionale, Roberta Bruzzone, personaggio televisivo, opinionista, influencer, psicologa che da oltre due anni ci perseguita con post e commenti ferocissimi contro Manuel e siamo in attesa che vengano presi seri e tempestivi provvedimenti dato che una psicologa e paladina contro il bullismo, ancor meno che un comune cittadino, può lasciarsi andare a considerazioni in cui, anche di recente, ci indica quali stalker e genitori che non siamo stati in grado di educare il proprio figlio a non dare fuoco alle persone e che adesso possediamo solo un mucchietto di cenere col quale possiamo fare ben poco, o come quando sostiene che neghiamo l’evidenza, visto che, a suo dire, Manuel era un tossicodipendente all’ultimo stadio, un soggetto alla deriva che non siamo stati in grado di aiutare.
Anche noi come i familiari di Stefano non ci fermeremo davanti a niente e a nessuno, perché vogliamo la verità e vogliamo giustizia per nostro figlio e non ci fermeremo neanche davanti ai nomi noti che in questi anni hanno partecipato e, per certi versi, promosso la gogna mediatica di cui siamo succubi, ma che abbiamo denunciato alla autorità giudiziaria e ai vari ordini professionali.
Nonostante il dolore, nonostante la stanchezza e nonostante i grandi momenti di sconforto che ci pervadono, anche noi come la famiglia di Stefano Cucchi continuiamo a credere nella Giustizia, in quella Giustizia che ristora i vivi, dà pace ai morti e condanna i colpevoli senza esercitare favoritismi in base a quale posizione sociale o potere detenga chi si macchia di devastare l’esistenza altrui uccidendo fisicamente o agendo vigliaccamente contro chi come noi cerca esclusivamente di far luce su cosa sia realmente accaduto quella maledetta notte in cui abbiamo perso il nostro unico ed amato figlio.
La Giustizia non ci restituirà i nostri figli, ma contribuirà a restituire loro la dignità che per troppi anni è stata sporcata da aguzzini senza scrupoli e dalla superficialità di chi per motivi di visibilità mediatica, di danaro, di potere o per semplice passatempo ha lordato le memorie dei nostri cari.”
Gonnesa, 15/11/2019 ~ Roberta Mamusa e Giuseppe Piredda, genitori di Manuel
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