Le Cronache Lucane

DISSESTO IDROGEOLOGICO IN ITALIA

Possiamo anche accusare il clima “matto”, e raccontare che ci sono fenomeni anomali, sbandierare titoli di giornale che parlano del mese più piovo da sempre, dell’estate più calda degli ultimi tot anni, e così via. Fatto sta che, nella realtà dei fatti, noi siamo tra i peggiori nemici di noi stessi, in merito al rischio idrogeologico. Ben compreso che si può e si deve fare di più per limitare il rischio idrogeologico in Italia, ma che esistono elementi che lo rendono alto e che non possiamo controllare. Al di là delle responsabilità umane e non, ciò che poi è all’origine delle vittime e dei danni, è il mix di tutti i fattori.

“L’acqua disfa li monti e riempie le valli e vorrebbe ridurre la Terra in perfetta sfericità, s’ella potesse”

#LEONARDOdaVINCI

Dissesto idrogeologico: definizione, cause e info

Dissesto idrogeologico: la situazione in Italia, tutte le cause del dissesto idrogeologico, da quelle artificiali a quelle naturali.

Dissesto idrogeologico, definizione

Il dissesto idrogeologico è l’insieme dei processi morfologici che hanno un’azione fortemente distruttiva in termini di degradazione del suolo. Con il termine “dissesto idrogeologico”, quindi, ci riferiamo a tutti quei fenomeni che distruggono il suolo, dall’erosione fino ad arrivare a eventi catastrofici come alluvioni e frane.

Dissesto idrogeologico, cause

Nell’articolo dedicato al Rischio idrogeologico vi abbiamo già parlato delle varie cause; come è chiaro, non esiste uno schema ben preciso e i fattori di rischio sono numerosi. Il dissesto idrogeologico è frutto di molti ingredienti naturali e artificiali.

Dissesto idrogeologico, cause naturali
Le cause dei fenomeni di dissesto idrogeologico come alluvioni e frane possono dipendere da fatturi naturali correlati alle condizioni atmosferiche avverse, alla geomorfologia del suolo o del bacino idrico, alla pendenza e alla copertura vegetale.

C’è da dire che le cosiddette “cause naturali” sono strettamente condizionate dalle attività umane: le condizioni climatiche sono influenzate dai “cambiamenti climatici” causati dalle massicce emissioni in atmosfera di gas a effetto serra, la copertura vegetale può essere minata dalla cementificazione e dalla forte urbanizzazione che sta distruggendo il suolo italiano.

Dissesto idrogeologico, cause artificiali 
Meglio parlare di cause artificiali dirette. Le cause del dissesto idrogeologico strettamente correlate all’attività umana vedono la presenza di opere idrauliche, argini, invasi, briglie, la tipologia d’uso del suolo e la presenza di particolari opere agricole. Non in ultimo, il tasso di urbanizzazione e impermeabilizzazione del suolo.

Come è chiaro, si tratta di un intreccio di cause che per ogni tipologia di dissesto idrogeologico può variare. Per esempio, in caso di alluvione, il rischio nasce dall’interazione del pericolo naturale (la cosiddetta “piena” determinata dalle piogge) con le infrastrutture umane (strade, edifici…). Per evitare il dissesto idrogeologico, bisognerebbe eliminare tutti i fattori di rischio e prendere forti provvedimenti: per evitare fenomeni erosivi, alluvioni o frane, in molte località si impiega il sistema Vetiver.

Mentre da un lato si lavora con la prevenzione, dall’altro bisogna attuare un piano concreto d’intervento con le procedure di protezione civile.

Dissesto idrogeologico in Italia

La sfrenata cementificazione degli ultimi decenni (approfondite con il rapporto “Italia mutilata, urbanizzazione senza fine) di certo ha aumentato la vulnerabilità del territorio italiano. A questa criticità sembra ora aggiungersi una maggior frequenza di precipitazioni intense, da correlare ai cambiamenti climatici e al surriscaldamento globale. Purtroppo questa correlazione non ha basi certe, ciò che è sicuro è che l’aumento termico globale atteso entro i prossimi 80 anni va dai 2 ai 5 gradi a seconda degli scenari di emissione di gas serra considerati. L’aumento delle temperature non fa altro che accrescere la probabilità dei nubifragi e così dei “fenomeni di piena”.
Perché il surriscaldamento globale fa aumentare la frequenza dei nubifragi? Molto semplice: più fa caldo, più dagli oceani evapora acqua che ritorna alla terra mediante la pioggia. Per comprendere al meglio la situazione del dissesto idrogeologico in Italia vi rimandiamo all’articolo Gestione del territorio in Italia.

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Pubblicato da Anna De Simone il 19 Gennaio 2015

Rischio Idrogeologico: definizione e situazione in Italia

Rischio Idrogeologico: definizione

Più tecnicamente, quasi matematicamente parlando, il rischio idrogeologico viene definito come il prodotto tra la probabilità che accada un evento idrogeologico come una alluvione o una frana, quindi definito “avverso”, e i danni ambientali potenziali su popolazione e infrastrutture che possono derivare da questo evento.Negli ultimi anni abbiamo l’imbarazzo della scelta per entrambi i casi che ho citato, basta fare mente locale e fiumi che esondano e tratti di montagne che franano hanno “fatto titolo” sui quotidiani con tanto di danni a noi, alle nostre case, a tutte le attività produttive che si erano instaurate in un territorio a rischio idrogeologico. Consapevoli o meno, quando accade, la catastrofe, accade, e solitamente è democratica, o per lo meno, causale, nello scegliere le proprie vittime.

Rischio idrogeologico in Italia

La quasi assenza di azioni da parte delle amministrazioni pubbliche, come spiega Legambiente, ma anche la mancanza di fondi dedicati a contrastare il rischio idrogeologico, un problema che l’Italia sembra a volte non voler vedere. Infatti politiche lungimiranti, in tal senso… non pervenute. Tolte virtuose eccezioni estremamente confinate che non saltano agli occhi nei grandi numeri.Il 2015 è finito, i conti sono chiusi, ma oggi giorno, ogni giorno, mentre stiamo leggendo queste righe, scorrendo numeri che spesso non hanno la potenza di comunicare la drammaticità della situazione, ci sono ben 7 milioni di persone che sul suolo italiano sono in pericolo a causa del rischio idrogeologico che aleggia. Frane o alluvioni in agguato e, conciato come è in molte zone il nostro territorio, è un attimo il trovarsi a conteggiare vite perse e danni irreparabili.Zone a rischio idrogeologicoA volte alla base c’è la natura del territorio, quindi il rischio idrogeologico risulta strettamente dipendente dalla geologia e geomorfologia dei terreni e dei pendii. Penso alla Liguria, ma non è affatto un caso unico. In molte altre zone però, c’è lo zampino dell’uomo.Non sono solo le infrastrutture fuori luogo o mal inserite nel territorio renderci responsabili di molte delle vittime del rischio idrogeologico, siamo coinvolti anche per la deforestazione e ogni volta che cambiamo la destinazione d’uso di un terreno senza pianificare bene né valutare la correlazione con fenomeni meteorologici avversi.Rischio idrogeologico: mappaFattori che producono una situazione migliorabile. Chi non si accontenta di osservare la mappa e desidera approfondire può navigare in tutta sicurezza nel sito del CNR dedicato al rischio idrogeologico in Italia.

Ben compreso che si può e si deve fare di più per limitare il rischio idrogeologico in Italia, ma che esistono elementi che lo rendono alto e che non possiamo controllare, ecco una utile mappa. Al di là delle responsabilità umane e non, ciò che poi è all’origine delle vittime e dei danni, è il mix di tutti i fattori.

Possiamo anche accusare il clima “matto”, e raccontare che ci sono fenomeni anomali, sbandierare titoli di giornale che parlano del mese più piovo da sempre, dell’estate più calda degli ultimi tot anni, e così via. Fatto sta che, nella realtà dei fatti, noi siamo tra i peggiori nemici di noi stessi, in merito al rischio idrogeologico.

Eccome se c’è e, più che zampino, ci sono la gru e il mattone messi dall’uomo che, con tutto il suo impegno, sentendosi coscientemente immune dal rischio idrogeologico, ha costruito strade, ponti, ferrovie, case andando a modificare il territorio. Che c’è di male? C’è che in alcuni casi, il nostro intervento ha fatto schizzare alle stelle il rischio idrogeologico rendendo pericolose aree che da sempre non mostravano problemi di sorta anche con alluvioni in atto.

In Italia non sono poche e non sono poco note le aree ad alto rischio idrogeologico. Campania, Calabria, Piemonte, Sicilia, Liguria sono quelle che risultano più colpite da fenomeno legati a questo rischio. Per varie ragioni, non c’è una regola, purtroppo, ma una serie di concause, connesse tra loro in modo complicato, ma vale la pena ed è doveroso cercare di indagare almeno in parte i meccanismi che trasformano il rischio idrogeologico, una probabilità, in brutte certezze.

Nel 2016 cosa possiamo aspettarci? E’ lecito chiederselo, giunti quasi a metà anno, e giusto sperare che il 2015 così triste possa averci insegnato qualcosa. Chi spera, mi trova d’accordo e anche i dati al momento avvalorano questa visione ottimistica. Infatti l’80% dei comuni intervistati da Legambiente risulta aver redatto piani urbanistici che hanno recepito le perimetrazione delle zone esposte a maggiore pericolo. Questo non toglie che ci siano ancora zone dove il costruir selvaggio fa aumentare il rischio idrogeologico a cui siamo sottoposti, noi.

Nel 2015 eventi disastrosi legati al rischio idrogeologico hanno causato 18 morti, 1 disperso e 25 feriti, ma non solo. Vive e vegete, ma sono state ben 3.694 le persone evacuate o che sono rimaste senza una casa e con tutto “spazzato via” da frane o alluvioni. Da Nord a Sud, a pagare le conseguenze del nostro esporci imprudente al rischio idrogeologico sono stati 56 province, 115 comuni e 133 località.

L’Italia nel 2015 ha pagato caro il suo continuo esporsi al rischio idrogeologico, ne possiamo infatti vedere gli effetti disastrosi nei numeri, indiscutibili, che Legambiente riporta nel suo rapporto “Ecosistema a rischio” recentemente presentato. C’è da tremare, anche se non si tratta di rischio sismico. Ad eventi che ci sono piombati addosso dal cielo, quali grandi piogge e meteo avverso, si sono sommate altre cause su cui abbiamo grande spazio di manovra.

Fatto è che se continuiamo a creare le condizioni per aumentare il rischio idrogeologico sul nostro territorio, popolazione -cioè noi – servizi e attività saranno sempre più minacciate da eventi magari imprevedibili, calendario alla mano, ma certamente evitabili. Magari non con certezza, evitabili, ma possiamo impegnarci perché siano sempre meno probabili. Potremmo, potremo, perché per ora, sembra che il nostro Paese ami giocare “col fuoco” in tal senso. Detta così, sembra una contraddizione, dato che di rischio idrogeologico si tratta, ma i dati che seguono mi danno ragione.

Ci sono tanti esempi di rischio idrogeologico, purtroppo. Può essere ad esempio il rischio derivante da versanti instabili per motivi geologici e geomorfologici. Oppure possono essere i fiumi e i corsi d’acqua in generale a dar vita al rischio idrogeologico quando “reagiscono male” a piogge esagerate.

Il rischio idrogeologico si traduce nella pratica nell’aumento di frane e smottamenti causati dall’erosione del terreno o da esondazioni, eventi che solitamente ci aspettiamo quando si verificano condizioni meteorologiche anomali o estrembe. Una alluvione, ad esempio. Piogge a non finire, magari dopo un lungo periodo senza che sia caduta una goccia dal cielo.

Rischio idrogeologico: assieme a quello sismico e a quello vulcanico, è da ritenersi uno dei maggiori rischi ambientali connessi alle attività umane. Dal nome, che richiama l’acqua, potrebbe far meno paura, e invece abbiamo tutte le ragioni per stare in guardia da questa categoria. Lo vedremo dai numeri aggiornati, grazie a report di Legambiente, e tornando con la mente a numerosi episodi a cui abbiamo assistito, in Italia e nel mondo.

 

FONTE: https://www.ideegreen.it/dissesto-idrogeologico-50316.html#URGalOvHpDbA4c3c.99

Pubblicato da Marta Abbà il 22 Maggio 2016

FONTE : https://www.ideegreen.it/rischio-idrogeologico-definizione-75734.html#25pgJGdIzsQSw0Hc.99 

Rischio Idrogeologico: definizione e situazione in Italia

Rischio idrogeologico: assieme a quello sismico e a quello vulcanico, è da ritenersi uno dei maggiori rischi ambientali connessi alle attività umane. Dal nome, che richiama l’acqua, potrebbe far meno paura, e invece abbiamo tutte le ragioni per stare in guardia da questa categoria. Lo vedremo dai numeri aggiornati, grazie a report di Legambiente, e tornando con la mente a numerosi episodi a cui abbiamo assistito, in Italia e nel mondo.

Rischio Idrogeologico: definizione

Il rischio idrogeologico si traduce nella pratica nell’aumento di frane e smottamenti causati dall’erosione del terreno o da esondazioni, eventi che solitamente ci aspettiamo quando si verificano condizioni meteorologiche anomali o estrembe. Una alluvione, ad esempio. Piogge a non finire, magari dopo un lungo periodo senza che sia caduta una goccia dal cielo.

Più tecnicamente, quasi matematicamente parlando, il rischio idrogeologico viene definito come il prodotto tra la probabilità che accada un evento idrogeologico come una alluvione o una frana, quindi definito “avverso”, e i danni ambientali potenziali su popolazione e infrastrutture che possono derivare da questo evento.

Ci sono tanti esempi di rischio idrogeologico, purtroppo. Può essere ad esempio il rischio derivante da versanti instabili per motivi geologici e geomorfologici. Oppure possono essere i fiumi e i corsi d’acqua in generale a dar vita al rischio idrogeologico quando “reagiscono male” a piogge esagerate.

Negli ultimi anni abbiamo l’imbarazzo della scelta per entrambi i casi che ho citato, basta fare mente locale e fiumi che esondano e tratti di montagne che franano hanno “fatto titolo” sui quotidiani con tanto di danni a noi, alle nostre case, a tutte le attività produttive che si erano instaurate in un territorio a rischio idrogeologico. Consapevoli o meno, quando accade, la catastrofe, accade, e solitamente è democratica, o per lo meno, causale, nello scegliere le proprie vittime.

Fatto è che se continuiamo a creare le condizioni per aumentare il rischio idrogeologico sul nostro territorio, popolazione -cioè noi – servizi e attività saranno sempre più minacciate da eventi magari imprevedibili, calendario alla mano, ma certamente evitabili. Magari non con certezza, evitabili, ma possiamo impegnarci perché siano sempre meno probabili. Potremmo, potremo, perché per ora, sembra che il nostro Paese ami giocare “col fuoco” in tal senso. Detta così, sembra una contraddizione, dato che di rischio idrogeologico si tratta, ma i dati che seguono mi danno ragione.

Rischio idrogeologico in Italia

L’Italia nel 2015 ha pagato caro il suo continuo esporsi al rischio idrogeologico, ne possiamo infatti vedere gli effetti disastrosi nei numeri, indiscutibili, che Legambiente riporta nel suo rapporto “Ecosistema a rischio” recentemente presentato. C’è da tremare, anche se non si tratta di rischio sismico. Ad eventi che ci sono piombati addosso dal cielo, quali grandi piogge e meteo avverso, si sono sommate altre cause su cui abbiamo grande spazio di manovra.

La quasi assenza di azioni da parte delle amministrazioni pubbliche, come spiega Legambiente, ma anche la mancanza di fondi dedicati a contrastare il rischio idrogeologico, un problema che l’Italia sembra a volte non voler vedere. Infatti politiche lungimiranti, in tal senso… non pervenute. Tolte virtuose eccezioni estremamente confinate che non saltano agli occhi nei grandi numeri.

Nel 2015 eventi disastrosi legati al rischio idrogeologico hanno causato 18 morti, 1 disperso e 25 feriti, ma non solo. Vive e vegete, ma sono state ben 3.694 le persone evacuate o che sono rimaste senza una casa e con tutto “spazzato via” da frane o alluvioni. Da Nord a Sud, a pagare le conseguenze del nostro esporci imprudente al rischio idrogeologico sono stati 56 province, 115 comuni e 133 località.

Il 2015 è finito, i conti sono chiusi, ma oggi giorno, ogni giorno, mentre stiamo leggendo queste righe, scorrendo numeri che spesso non hanno la potenza di comunicare la drammaticità della situazione, ci sono ben 7 milioni di persone che sul suolo italiano sono in pericolo a causa del rischio idrogeologico che aleggia. Frane o alluvioni in agguato e, conciato come è in molte zone il nostro territorio, è un attimo il trovarsi a conteggiare vite perse e danni irreparabili.

Nel 2016 cosa possiamo aspettarci? E’ lecito chiederselo, giunti quasi a metà anno, e giusto sperare che il 2015 così triste possa averci insegnato qualcosa. Chi spera, mi trova d’accordo e anche i dati al momento avvalorano questa visione ottimistica. Infatti l’80% dei comuni intervistati da Legambiente risulta aver redatto piani urbanistici che hanno recepito le perimetrazione delle zone esposte a maggiore pericolo. Questo non toglie che ci siano ancora zone dove il costruir selvaggio fa aumentare il rischio idrogeologico a cui siamo sottoposti, noi.

Zone a rischio idrogeologico

In Italia non sono poche e non sono poco note le aree ad alto rischio idrogeologico. Campania, Calabria, Piemonte, Sicilia, Liguria sono quelle che risultano più colpite da fenomeno legati a questo rischio. Per varie ragioni, non c’è una regola, purtroppo, ma una serie di concause, connesse tra loro in modo complicato, ma vale la pena ed è doveroso cercare di indagare almeno in parte i meccanismi che trasformano il rischio idrogeologico, una probabilità, in brutte certezze.

A volte alla base c’è la natura del territorio, quindi il rischio idrogeologico risulta strettamente dipendente dalla geologia e geomorfologia dei terreni e dei pendii. Penso alla Liguria, ma non è affatto un caso unico. In molte altre zone però, c’è lo zampino dell’uomo.

Eccome se c’è e, più che zampino, ci sono la gru e il mattone messi dall’uomo che, con tutto il suo impegno, sentendosi coscientemente immune dal rischio idrogeologico, ha costruito strade, ponti, ferrovie, case andando a modificare il territorio. Che c’è di male? C’è che in alcuni casi, il nostro intervento ha fatto schizzare alle stelle il rischio idrogeologico rendendo pericolose aree che da sempre non mostravano problemi di sorta anche con alluvioni in atto.

Non sono solo le infrastrutture fuori luogo o mal inserite nel territorio renderci responsabili di molte delle vittime del rischio idrogeologico, siamo coinvolti anche per la deforestazione e ogni volta che cambiamo la destinazione d’uso di un terreno senza pianificare bene né valutare la correlazione con fenomeni meteorologici avversi.

Possiamo anche accusare il clima “matto”, e raccontare che ci sono fenomeni anomali, sbandierare titoli di giornale che parlano del mese più piovo da sempre, dell’estate più calda degli ultimi tot anni, e così via. Fatto sta che, nella realtà dei fatti, noi siamo tra i peggiori nemici di noi stessi, in merito al rischio idrogeologico.

Rischio idrogeologico: mappa

Ben compreso che si può e si deve fare di più per limitare il rischio idrogeologico in Italia, ma che esistono elementi che lo rendono alto e che non possiamo controllare, ecco una utile mappa. Al di là delle responsabilità umane e non, ciò che poi è all’origine delle vittime e dei danni, è il mix di tutti i fattori.

Fattori che producono una situazione migliorabile. Chi non si accontenta di osservare la mappa e desidera approfondire può navigare in tutta sicurezza nel sito del CNR dedicato al rischio idrogeologico in Italia.

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Pubblicato da Marta Abbà il 22 Maggio 2016

FONTE : https://www.ideegreen.it/rischio-idrogeologico-definizione-75734.html#25pgJGdIzsQSw0Hc.99

 

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