CASO CHICO FORTI, DOTTOR CLAUDIO GIUSTI: CHICO È SFACCIATAMENTE COLPEVOLE, TUTTO IL CASO MONTATO È UN IMBROGLIO

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UN CASO ALLA VOLTA: INTERVISTA SCOMODA

Dopo la puntata de “Le Iene” abbiamo intervistato Claudio Giusti, un esperto di diritto internazionale che ha approfondito bene il caso Forti/Pike. Giusti ha 68 anni e una figlia di 33, ha scritto “La vera storia di Chico Forti”, libro spesso citato dalla criminologa Ursula Franco che come Giusti è convinta della colpevolezza di Forti. Giusti si è laureato in Storia, a Scienze Politiche, a Bologna, con una tesi sul dissenso politico in Unione Sovietica. Ha partecipato alla fondazione della Sezione Italiana di Amnesty International e anni dopo è stato uno dei fondatori della World Coalition against the Death Penalty. Fa parte del Comitato Scientifico dell’Osservatorio sulla Legalità e i Diritti.
In diverse occasioni ha collaborato con abolizionisti di tutto il mondo, come il professor David Garland, che lo ha citato nel suo “Peculiar Institution”, ed è più conosciuto all’estero che in Italia.

– Dottor Giusti, perché Chico Forti non si è mai rivolto ad associazioni tipo Innocent Project?

Perché è sfacciatamente colpevole e non lo accetterebbero. Ho proposto che chiedessero aiuto a Reprieve e alla Professoressa Sandra Babcokck, che operano proprio in Florida, ma se ne sono ben guardati: proprio perché è colpevole. Inoltre qualsiasi organizzazione pretenderebbe la pubblicazione degli atti del lunghissimo processo, cosa che Forti non vuole assolutamente fare.

– Dottor Giusti, lo Stato americano della Florida ha mai violato i diritti del nostro connazionale?

Se è accaduto nessuno lo ha mai dimostrato. Una delle cose su cui puntano è una presunta mancata della lettura dei diritti Miranda. Peccato che non siano mai stati in grado di dimostrarlo e che questa storia sia priva di valore come la bugia sul “doppio lavoro” di uno dei suoi legali. Resta il dubbio che Chico Forti sia l’unico italiano che non abbia mai visto un telefilm del Tenente Colombo. Per quanto riguarda le geremiadi chicchiane sulla sentenza basata su di una sensazione, dopo un processo lampo in cui l’avvocato lo ha tradito, il giudice complottava con Accusa e Difesa per spedirlo in galera imponendo il massimo della pena che non consente l’appello… mi limito a constatare che queste spudorate menzogne valgono almeno cinque anni di prigione per insulto alla Corte.

– Secondo Lei è possibile che il giudice Platzer abbia pronunciato la frase: “La Corte non ha le prove che lei, Sig. Forti, abbia premuto materialmente il grilletto, ma ho la sensazione, al di là di ogni dubbio, che lei sia stato l’istigatore del delitto. I suoi complici non sono stati trovati ma lo saranno un giorno e seguiranno il suo destino. Portate quest’uomo al penitenziario di Stato. Lo condanno all’ergastolo senza condizionale! “?

Credo che questa idiozia dovrebbe far capire da sola che razza di imbroglio sia il caso Chico Forti. La storia della sensazione compare solo nel 2009 e ci si deve chiedere perché nessuno ne abbia parlato prima. È appena il caso di notare che è la giuria, senza il giudice, a decidere il verdetto: verdetto che non viene MAI motivato, mentre il giudice determina la sentenza che, nel caso di Forti, era obbligatoriamente l’ergastolo lwop. La frase incriminata non avrebbe avuto alcun peso anche se fosse stata effettivamente pronunciata.

– Recentemente, durante un’intervista a “Le Iene” sul caso Chico Forti, Lorenzo Matassa, un magistrato del Tribunale di Palermo, ha detto: “Un altro Stato, pensi Israele (ride), Israele avrebbe lasciato un… un concittadino lì? Ma forse avrebbero creato una cellula del Mossad per andarlo a prendere!”, lei che ne pensa?

Che Matassa le barzellette proprio non le sa raccontare. Nelle nostre galere si trova una dozzina di cittadini israeliani e il doppio di americani. Ma la sua più ridicola affermazione, “reasonable doubt” a parte, è quella che il giudice Victoria Platzer non poteva presiedere il processo a Forti perché avrebbe investigato sul caso Versace/Cunanan, cosa questa assolutamente falsa perché la Platzer è stata in polizia, ma quindici anni prima degli avvenimenti che ci interessano.

– Dottor Giusti, chi difende Chico sostiene che sia stata la polizia di Miami ad “incastrare” Chico dopo che lo stesso aveva accusato i colleghi di Miami Beach di aver “suicidato” Cunanan, lei che può dirci in merito?

Che ci vuole un violento desiderio di essere imbrogliati per credere a queste patetiche fesserie. Se la polizia, ma quale delle 37 polizie della Miami Dade County?, lo voleva fregare gli avrebbe infilato un po’ di droga in macchina e non avrebbe certo aspettato che si cacciasse nei casini da solo.

– Forti continua a sostenere di aver mentito inizialmente agli investigatori per paura, lei che ne pensa?

Forti aveva paura anche della moglie? È a lei che dice, alle 19.16 della sera dell’assassinio, che Dale Pike NON è arrivato: bugia questa che ha raccontato a tutto il mondo e anche più volte alla polizia. Forti mente sull’arrivo di Dale Pike per quattro giorni e lo fa “fino al momento in cui l’evidenza degli accertamenti della polizia non lo obbligò ad ammetterla” (Matassa pagine 71-75)

– Chi difende Forti dice che non c’è un movente in quanto Chico è stato assolto dall’accusa di truffa nei confronti di Anthony Pike, dottor Giusti ci illumini su questo punto.

Questa stupidaggine ben ci mostra il patetico livello di questa sordida faccenda. Chico Forti doveva essere processato per la truffa nei confronti di Anthony Pike a inizio ottobre 1999. Il processo fu però bloccato e lui arrestato di nuovo perché lo State Attorney della Contea aveva deciso di processarlo per l’omicidio di Dale Pike di cui la truffa era il movente. Il legal device utilizzato si chiama nolle prosequi e consentiva all’Accusa di utilizzare la truffa come movente del delitto e di poter utilizzarla di nuovo nel caso CF non fosse stato condannato. La questione è ben spiegata nell’Allegato 57, uno dei documenti che i chicchiani hanno avuto l’impudenza di pubblicare.

– Dottor Giusti, chi è Chico Forti?

Chico Forti è il classico bulletto italiano, quello che crede di essere più bravo e furbo degli altri e che crede di essere Superman, come ha scritto un suo biografo.

– Dottor Giusti, com’è possibile che in tanti siano stati convinti dell’innocenza di Forti?

Bah… che siano in tanti è tutto da dimostrare visto che su Internet 100-200 persone sembrano un esercito. Comunque la storia raccontata dai chicchiani, e che quasi nessuno ha il coraggio di contraddire, propone alcuni luoghi comuni della narrativa pietistica che tanto piace alle nostre platee televisive. Il martirologio del sorridente italiano, intelligente, buono, onesto e lavoratore che viene circuito dai cattivi imbroglioni stranieri. La malvagia polizia americana che lo vuole punire per il suo coraggio. I bambini piccoli, la mamma in lacrime, gli amici che non lo rinnegano. Sembra di essere in uno di quei polpettoni con Amedeo Nazzari e la Yvonne Sanson.

– Dottor Giusti, cosa la irrita di più in questo caso?

La stupidità italiota è quella che più mi irrita, ma anche il trombonismo, il mongolfierismo, l’assoluta incompetenza e la cecità della nostra classe dirigente, per non parlare poi dell’assoluta incapacità di scegliere degli esperti che non siano dei buffoni. Queste sono le cose che mi esasperano e che hanno distrutto cinquant’anni di lotta abolizionista alle Nazioni Unite, ma questa è un’altra storia. In questi anni i chicchiani mi hanno insultato, maledetto, ridicolizzato e minacciato, anche per telefono. L’unica cosa che mi consola è sapere che c’è una persona molto vicina a Forti che mi apprezza e che vorrebbe portarmi dalla loro parte.

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