SISTEMA PROVENZANO, I PIZZINI PER PITTELLA

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Pizzini per il governatore Pittella: dopo Sanitopoli è successo di nuovo. Il portaborse di Pittella, Biagio Di Lascio, per la Procura di Potenza, era la «cinghia di trasmissione con l’apparato politico amministrativo regionale che, all’epoca, ruotava unito e compatto intorno alla figura di Marcello Pittella». L’avvocato De Bonis per l’imprenditoria e Di Lascio per la politica, ognuno per sua competenza, stando all’impianto accusatorio, “filtravano” e avevano messo in piedi un do ut des, con pizzini di conti correnti, forse anche esteri, finalizzato, per l’accusa, a “oliare il sistema”. De Bonis, in uno degli incontri con Di Lascio, gli prometteva  un finanziamento, per sostenere Pittella, da parte di un importante imprenditore per un importo di circa 500mila euro». Li avrebbe dovuti sborsare Chiorazzo della Auxilium, che opera nel settore dei migranti, che però non voleva «esporsi di persona». «Immediatamente dopo – è la scena descritta dagli investigatori – Di Lascio prendeva un foglio di carta e scriveva qualcosa che l’avvocato leggeva e subito dopo si allontanava dalla stanza». Quel foglio di carta sarebbe stato il «pizzino» usato da Di Lascio per comunicare «il numero del conto corrente bancario». De Bonis chiama Chiorazzo, ma «temendo ragionevolmente delle intercettazioni telefoniche» bruscamente arrestò la conversazione rimandando «la consegna del “pizzino” ad un incontro di persona», avvenuto poi il 15 marzo scorso. Il giorno dopo le regionali, il 25 marzo scorso, le video riprese registrano l’avvocato De Bonis consegnare a Di Lascio 25mila euro in contanti «segnatamente 50 banconote da 500 Euro». Busta pesante che Di Lascio «prontamente conserva nella tasca destra della propria giacca». Prima di lasciarlo andare, l’avvocato, però, gli scrive «un “pizzino” da consegnare al Presidente Pittella». «Mo abbiamo stabilito – dice De Bonis a Di Lascio dopo aver fatto espresso riferimento a Marcello Pittella e alla vicenda giudiziaria che lo ha interessato – quando gli devo dire una cosa … gli devo fare un pizzino, rigorosamente». Dopo aver consegnato il «pizzino» De Bonis precisa anche a Di Lascio di «strapparlo dopo averne trascritto il contenuto».

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Ferdinando Moliterni

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