LA CRIMINOLOGA URSULA FRANCO ANALIZZA LA LETTERA INVIATA A QUARTO GRADO DA ANTONIO LOGLI DOPO LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE

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Dottoressa URSULA FRANCO

LA CRIMINOLOGA URSULA FRANCO ANALIZZA LA LETTERA INVIATA A QUARTO GRADO DA ANTONIO LOGLI DOPO LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE

Intorno alle 23.00 del 10 luglio 2019, la Corte suprema di Cassazione ha confermato la condanna a 20 anni per omicidio volontario e distruzione di cadavere per Antonio Logli. Il Logli ha ucciso sua moglie Roberta Ragusa nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012 a Gello di San Giuliano Terme, Pisa. Dopo la sentenza definitiva, Antonio Logli ha inviato la seguente missiva alla trasmissione Quarto Grado:

“Cari Gianluigi Nuzzi e Francesca Carollo, come state? spero di trovarvi bene. Vi ringrazio di dare voce alle mie parole. Come sapete la mia condanna è divenuta definitiva. E questa condanna, tremendamente ingiusta, ha scatenato in me, in quanto innocente, una rabbia profonda. Ma soprattutto ha condannato i miei figli a dover vivere senza il loro padre. Una giustizia che sorda è andata a senso unico e non ha voluto ascoltare ben due testimoni: Filippo Campisi e Cinzia Palagi che hanno urlato a gran voce le loro testimonianze. Il primo ha visto Roberta uscire dal cancellino di casa la sera della sua scomparsa, salire su un SUV di colore scuro con a bordo un uomo e dirigersi verso Pisa mentre l’altra l’ha vista il giorno dopo al supermercato E.Leclerc Conad di Madonna dell’Acqua. Sono stato condannato per quello che ho detto, per quello che non ho detto, per le espressioni del mio viso. Qualunque cosa abbia o non abbia fatto è servita per condannarmi. Ero stato condannato da tutti già prima dei processi anche grazie alle false notizie dei giornali e delle tv. Nessuno mi ha mai valutato per ciò che sono: un padre affettuoso che ama i propri figli, un marito che seppure innamorato già da tempo di un’altra donna vuole bene alla madre dei propri figli e la difenderebbe a costo della propria vita, da tutto e da tutti. Non auguro a nessuno ciò che ho subito insieme alla mia famiglia da quando è scomparsa Roberta: adesso sono detenuto in carcere ingiustamente e prego Dio ogni giorno intensamente perché Lui vede e provvede. Vivo questa terribile esperienza a testa alta, con la serenità di chi è innocente. E vi garantisco che lotterò con tutto me stesso fino a quando avrò vita per dimostrare la mia innocenza. Vi saluto con stima. Antonio”.

Abbiamo chiesto alla dottoressa Ursula Franco, esperta in Statement Analysis, di analizzare la lettera di Antonio Logli. Ursula Franco è medico e criminologo, è allieva di Peter Hyatt, uno dei massimi esperti mondiali di Statement Analysis, si occupa soprattutto di morti accidentali e incidenti scambiati per omicidi e di errori giudiziari. È stata consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita, difensore di Michele Buoninconti; è consulente dell’avvocato Salvatore Verrillo, difensore di Daniel Ciocan; ha fornito una consulenza ai difensori di Stefano Binda dopo la condanna in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi. Binda, il 24 luglio 2019, è stato assolto per non aver commesso il fatto.

Analisi:

In Statement Analysis partiamo dal presupposto che chi parla sia innocente de facto e che parli per essere compreso. Negare in modo credibile non ha un costo eppure il Logli non è mai stato capace di dire “Io non ho ucciso Roberta, sto dicendo la verità”. In questa missiva, il Logli, per due volte, ha fatto riferimento alla sua innocenza, ma dirsi “innocente” non equivale a negare l’atto omicidiario.

Si faccia caso alla parola “anche” presente nella seguente frase “Ero stato condannato da tutti già prima dei processi anche grazie alle false notizie dei giornali e delle tv”. “anche” ci rivela che Antonio Logli è cosciente del fatto che c’è altro che ha condotto alla sua condanna, oltre alle false notizie.

Quando il Logli scrive “Nessuno mi ha mai valutato per ciò che sono: un padre affettuoso che ama i propri figli, un marito che seppure innamorato già da tempo di un’altra donna vuole bene alla madre dei propri figli e la difenderebbe a costo della propria vita, da tutto e da tutti”, egli desidera convincere i suoi interlocutori che è una brava persona, questo atteggiamento è spesso un indicatore del fatto che il soggetto che parla è incapace di prendersi le proprie responsabilità. 

Si tratta di un fenomeno detto “Gnostic Split”: il soggetto si dissocia creando un altro da sé che sarebbe incapace di uccidere, e proprio il fatto che senta il bisogno di fare ricorso a questo escamotage ci rivela la sua colpa.

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