ALUNNI DISABILI: IGNORATI DALLA REGIONE

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Con una interrogazione consiliare urgente, il centrosinistra lucano, prova a scalfire il muro di gomma in Regione dell’assessore alle attività produttive Cupparo e del suo Dg Marika Panetta. Dalle colonne di Cronache Lucane direttamente nel dibattito politico del Consiglio regionale. Cupparo e Panetta devono sbloccare i fondi. La questione dell’assenza, nelle scuole lucane, degli assistenti fisici e degli addetti alla comunicazione per gli alunni disabili è rimbalzata all’attenzione non solo dell’opinione pubblica. «Abbiamo appreso da Cronache lucane – hanno dichiarato Pittella, Polese, Braia, Cifarelli e Trerotola – del “disservizio” gravissimo che va a incidere sul benessere dei bambini diversamente abili, delle loro famiglie e dell’intero sistema scolastico». Intanto a Potenza dal tavolo in Prefettura tra Comune, Regione, sindacati e cooperative del settore operanti nel capoluogo sono emersi dati sconcertanti. Secondo le stime, solo per Potenza, all’appello mancano almeno 800mila euro. Secondo quanto spiegato a Cronache lucane da Rosa della Uiltucs, per gli operatori di assistenza e addetti alla comunicazione per alunni con disabilità di tipo fisico e sensoriale c’è un rilevante differenziale tra le ore di sostegno calcolate dalla Regione e quelle segnalate, invece, dagli Istituti scolastici del capoluogo. A fronte delle 34mila ore stimate, la richiesta effettiva è stata di circa 90mila ore. La questione economica, però, non è l’unica da risolvere per addivenire a una soluzione per gli scolari disabili di Potenza. I sindacati hanno espresso l’esigenza di chiarire la tematica legata all’inquadramento contrattuale dei lavoratori. Così come, hanno sottolineato in Prefettura le parti sociali, necessita pari attenzione l’argomento stabilizzazione precari. «In questi anni – ha sottolineato Donato Rosa a Cronache – il sistema ha retto grazie all’impiego di personale a termine. Bisogna stabilizzare la platea di lavoratori fantasma che hanno garantito il funzionamento della “macchina” scuola».

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Ferdinando Moliterni

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