Le Cronache Lucane

GIANNI PETROSILLO : riflessioni su emergenza climatica

L’esproprio ai proletari, in questo consiste l’ambientalismo. L’esecutivo Conte ha dichiarato che si prefigge di raggiungere le emissioni-zero entro il 2050. Nemmeno se i nostri politici sterminassero uomini e animali e piantassero alberi sui nostri cadaveri concimanti potrebbero riuscirci. Sono ignoranti colossali e vogliono guidare i Paesi.

Tesla di cazzo

Condivido quanto scritto ieri da Franco Battaglia su il Giornale, ovverosia che l’emergenza climatica è solo un falso allarme, una ideologia apocalittica consistente nel chiedere ai poveri fessi di fare qualcosa per il pianeta mentre i ricchi progressisti bevono champagne in una Tesla da 100 mila euro senza doversi vergognare dei loro privilegi perché presuntamente green.
Il nostro governo politicamente corretto ovviamente segue la corrente verde per infilzarci con qualche ecotassa in più. La presa non finisce nel muro ma nella rima.
L’esproprio ai proletari, in questo consiste l’ambientalismo. L’esecutivo Conte ha dichiarato che si prefigge di raggiungere le emissioni-zero entro il 2050. Nemmeno se i nostri politici sterminassero uomini e animali e piantassero alberi sui nostri cadaveri concimanti potrebbero riuscirci. Sono ignoranti colossali e vogliono guidare i Paesi.
Inaccettabile è invece quanto scrive Porro su il Giornale di oggi tirando in ballo Lenin e dicendo che quest’ultimo avrebbe apprezzato il decreto del governo sugli incentivi verdi.
Lenin non avrebbe mai accettato simili stupidaggini ambientalistiche. Fu artefice del più grande piano di elettrificazione della Russia e punto’ tutto sullo sviluppo di nuovi rapporti socio-economici. L’industrializzazione e lo sviluppo della produzione erano i suoi obiettivi anche a rischio di contraddirsi con la Nep (che, infatti, immancabilmente faceva rinascere i rapporti capitalistici espunti dalla finestra del sedicente socialismo). Stalin parimenti a lui, tanto che non si preoccupo’ né dell’ambiente e nemmeno degli esseri umani, pur di dar vita ad un grande processo di accumulazione industriale e militare. E non parliamo del grande capo della baracca, Marx, che considerava il comunismo figlio e risolutore delle contraddizioni capitalistiche; egli non ci pensava proprio a tornare alla penuria di società precedenti. Il comunismo per Marx avrebbe dovuto essere il regno dell’abbondanza e di questo ringraziava proprio il capitalismo che aveva sprigionato forze produttive, anche se dentro rapporti di produzione fondati sulla estorsione di pluslavoro, nella forma di plusvalore, dalla gran massa della popolazione, affrancanti gli uomini dai capricci della natura. Marx, Lenin e Stalin avrebbero sputato in faccia a questi coltivatori diretti di sciocchezze climatiche, coglioncelli e radical chic che predicano la frugalità agli altri prediligendo per loro il lusso socialmente edulcorato.
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