Le Cronache Lucane

PERICOLOSA PARENTELA METTE A RISCHIO IL GEN.

Calenda: dal + 45% sullo stipendio, al “ritardo” nel C.v e alle “ferie” in Rai


Correttezza amministrativa e cultura della legalità. Adesso che in Basilicata il governatore è un ex Generale della Guardia di Finanza, Vito Bardi, l’immediata suggestione che avere un militare medagliato al vertice è che almeno sulla trasparenza di certe cose, i lucani possono stare tranquilli. E invece no, così potrebbe non essere. Nel merito esempi fattuali possono essere rinvenuti proprio a partire dalle vicende che legano il governatore Bardi al capo Ufficio stampa della Giunta regionale, Massimo Calenda.  Le prime ombre su operati a limite risalgono addirittura a prima dell’investitura popolare. In campagna elettorale, la vicenda passata in cavalleria, nata da segnalazioni, con tanto di allegati video, di un Calenda factotum delle strategie dell’allora candidato governatore Bardi. Capo ufficio stampa già allora, ma ufficiosamente, perchè ufficialmente non poteva in quanto dipendente Rai.  In quelle tre settimane Calenda era casualmente in ferie, dato che comunque non faceva venire meno il divieto. Ad aprile Antonio Perillo, capo delle sede napoletana, ha reso che in attesa di aggiornamenti sui controlli, Calenda quantomeno non si sarebbe più occupato di servizi politici. Calenda smentì dicendo che Bardi era un parente e che si trovava a passare per la Basilicata. Poi c’è stato il capitolo dell’emolumento fuori norma. Anche, secondo gli esperti, tra le altre cose per la legge regionale del 2001 che è quella che col suo ddl Bardi, il governatore intende abolire. E così è stata segnata la prima sconfitta normativa di Bardi che ha dovuto rinominare Calenda capo Ufficio stampa togliendo, rispetto al primo conferimento incarico, la maggiorazione del 45% dello stipendio, che aveva fatto sbalzare la retribuzione oltre i 120mila euro annui, motivata anche per via del curriculum connotato «da caratteristiche di eccellenza professionale e culturale». Di questi tempi per una carica così importante, viene da pensare che la conoscenza dell’inglese sia quasi il minimo sindacale. E invece no. Come sottoscritto dallo stesso Calenda, lui ha discreto in spagnolo e buono in francese. Inglese: non pervenuto. Ma soprattutto restando in tema curriculum agli atti risultano anomalie inerenti l’iter burocratico della nomina di Calenda e in riferimento proprio a una mail, datata 15 luglio, inviata dallo stesso a un Dg della Regione con più o meno un testo simile: “Ciao, ti invio il mio cv così lo puoi allegare alla delibera”. Peccato, però, che la delibera in questione è quella del del 12 luglio. Vicenda anche questa mai chiarita. Se il fatto raccontato dovesse trovare riscontro positivo nelle indagini della magistratura inquirente, non sarà una rimodulazione di stipendio, la “seconda” nomina concordata, quella dalla quale scompare la maggiorazione sullo stipendio del 45%, a far venire meno l’eventuale illecito penale.

Ferdinando Moliterni

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