BARDI E GIUNTA ATTACCANO LA LIBERTÁ DI STAMPA

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«Il presidente Vito Bardi e la Giunta non si lasciano intimidire da questa campagna di falsità, disinformazione e odio personale attuata da Cronache Lucane». Con un attacco alla superior stabat lupus, ma accusava l’agnello che beveva a valle della fonte di inquinargli l’acqua, il capo Ufficio stampa della Giunta regionale, Massimo Calenda, ha finalmente gettato la maschera. Con un attacco frontale, dai toni durissimi, Bardi e la Giunta regionale sono partiti in missione contro Cronache Lucane. Il tutto costituisce un precedente importante: non era mai successo che ad articoli riguardanti un capo Ufficio stampa, rispondessero gli assessori. C’è di più, molto di più. Non si può non rilevare come per rispondere a notizie diffuse, secondo Bardi e la Giunta regionale, con «toni diffamatori», non solo si sfoci nell’apodittico, ma soprattutto si ricorra a un lessico ben più marcatamente offensivo. Per Bardi e la Giunta regionale, Cronache Lucane non è «nuovo a campagne di questo genere nel più recente passato contro uomini della Giunta regionale», però poi allo stesso tempo ci si accusa di aver simpatizzato per la sinistra. Già questo dovrebbe rendere la cifra della confusione dell’attacco di Bardi e Giunta. Ma c’è di più. Per il governatore e il suo esecutivo Cronache Lucane ha segnato «una “pagina buia” nella gloriosa storia dell’informazione democratica della Basilicata».  L’ambiguità cardine dell’attacco a Cronache Lucane, inoltre, risiede nella non comprensione del dato sul come il commento e la spiegazione di un disegno di legge, quale quello di Bardi sul riordino degli uffici di Giunta e Consiglio, possa essere diffamatorio. Del resto non è casuale che nel lungo e pesante attacco del governatore e degli assessori a Cronache Lucane non c’è una riga che sia una di rettifica su tre pagine intere dell’edizione cartacea dedicate all’argomento Disegno di legge. Non una riga. Dato che conferma come le stesse tre pagine tre, ammesso e non concesso che siano state scritte «per i propri sparuti lettori», come sottolineano Bardi e  Giunta, ignorando che a prescindere non è la quantità di lettori a rendere veritiera una notizia, non siano state scritte con «il massimo della fantasia» come ci hanno accusato. Su tre pagine intere, neanche una riga di rettifica: è bene ripeterlo. L’apodittico attacco si conclude con loro, Bardi e la Giunta, che invitano i loro tantissimi lettori a «diffidare da chi persegue ben altri scopi rispetto a quelli della libera informazione». Noi, invece, non ci scusiamo con i nostri lettori di non esserci fermati sulla vicenda della Neonatologia di Potenza all’assessore Leone sapeva, documentando come anche se magari non sarà stato abbastanza, sia Leone che il Dg Barresi avessero attuato molte misure per evitare la chiusura. Non ci scusiamo per aver anticipato tutti i passaggi che avrebbero portato i milioni delle royalties Eni a tappare i buchi del masterplan Arpab, come poi è avvenuto. E non ci scusiamo, giusto per fare un altro esempio, per aver informato che Bardi come il suo predecessore Pittella ha confermato Viti, ex assessore e consigliere regionale del Pd, è stato anche capogruppo, nel Consiglio di Amministrazione dello Svimez. Continueremo nel nostro impegno per l’informazione e ci scusiamo con Bardi e la Giunta regionale se il loro imprevisto è che ancora ci stiamo

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Ferdinando Moliterni

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