CALENDArizzazione IN REGIONE, VENTI DI CRISI

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Un grande scompiglio in Regione ha generato la notizia diffusa da Cronache Lucane circa il Disegno di legge (Ddl) del governatore Bardi sul riordino degli Uffici di Giunta e Consiglio. In ballo non c’è solo l’abolizione delle strutture comunicative del Consiglio e degli Enti sub-regionali. Tanto nella maggioranza quanto tra l’opposizione, fervono i preparativi per l’innalzamento delle barricate. Con il ddl di Bardi la Giunta regionale verrebbe a trovarsi sotto le grinfie della struttura tentacolare progettata dal governatore. Ma anche la vicepresidenza, retta da Francesco Fanelli (Lega), con l’introduzione dei Sottosegretari con deleghe importanti, nonchè con quest’organo sovrastrutturale ideato da Bardi, sarebbe se non proprio inutile, qualcosa che si avvicina di molto al concetto: una vicepresidenza svuotata da poteri. Innanzitutto il governatore Bardi ha intenzione di eliminare, solo per sè, il limite delle 6 unità oltre le quali non può eccedere la consistenza numerica della sua Segreteria particolare. Vi sono poi i comma nei quali palesemente il governatore Bardi ha mutato lo status delle scelte da collegiali, con riferimento alla Giunta, a personali, con riferimento ai soli decreti presidenziali. E’ il caso, per esempio, dell’Autorità regionale per la valutazione e il merito della dirigenza e del personale della Giunta regionale, del Consiglio regionale, degli Enti ed Organismi subregionali.  Sarà solo Bardi, e non più l’intera Giunta, che deciderà per gli esperti dell’Autorità requisiti, modalità di selezione, durata dell’incarico e retribuzione. Così come solo Bardi, e non più l’intera Giunta, deciderà chi sarà il responsabile della segreteria tecnica dell’Autorità. A ciò va aggiunto che per l’Organo terzo e indipendente, che in teoria dovrebbe solo riferire al presidente della Regione e non dipendere da lui, sarà il solo governatore ad attribuirne le funzioni, le competenze e le risorse umane necessarie.  L’azzeramento legislativo di Bardi riguarda anche le norme che disciplinano gli incarichi dei direttori generali dei Dipartimenti regionali. Abrogata, nel ddl di Bardi, tutta la parte, per esempio, che riguarda i limiti, soprattutto percentuali, per gli “esterni”. Le “ristrutturazioni” normative di Bardi si allungano fino al 1996. Alla norma che prevede che «l’incarico di dirigente generale è conferito, per un periodo non superiore a cinque anni, rinnovabile per una sola volta», Bardi vuole aggiungere «una sola volta, per la medesima struttura apicale». La “novella normativa” di Bardi va contro la ratio legis di tutte le leggi nazionali in materia, nonchè è disarmonica rispetto alle raccomandazioni dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), che impongono una tassativa rotazione dei dirigenti nel medisimo ruolo per una serie di motivi obiettivi, tra cui quello del prevenire o evitare l’emergere dei fenomeni di corruttela nella pubblica amministrazione.

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Ferdinando Moliterni

3807454583

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