GOVERNO, I BIG LUCANI CHE TORNANO IN CORSA

Condividi subito

Dall’anonimato a una poltrona nella politica che conta: è questa la parabola ascendente che potrebbe vedere come protagonisti due parlamentari lucani, Roberto Speranza e Gianni Pittella, bocciati, con sfumature diverse, dall’elettorato regionale, in danno degli altri che invece in Basilicata perlomeno, seppur perdendo le elezioni, sono riusciti ugualmente a strappare uno scranno chi a Palazzo Madama chi a Palazzo Montecitorio, rispettivamente Salvatore Margiotta e Vito De Filippo. Con l’aumentata intensità, a seguito della crisi di Governo, degli scambi sul “mercato politico”, ecco come in vista di un “equipaggio” dell’esecutivo diverso, su nave battente bandiera giallo-rossa, per una parte dei parlamentari lucani si stagliano all’orizzonte oasi di nuovi approdi. Il leader nazionale della Lega, Matteo Salvini, ha rimescolato le carte per il ritorno immediato alle urne e nonostante gli amici di Governo, in realtà veri nemici dall’inizio, del Movimento 5stelle stiano allestendo un’altra maggioranza parlamentare con il Pd e le altre forze di sinistra, per i più maliziosi analisti è ancora lui ad avere la “mano buona”. Ad ogni modo sia per i parlamentari lucani pentastellati, veri vincitori in Basilicata delle politiche del marzo dell’anno scorso, quasi mai entrati, però, nella “stanza dei bottoni”, ma soprattutto per quelli del Partito democratico, completamente travolti, invece, dalla stessa tornata elettorale, si riapre una partita importante. Della quale gli ipotetici risvolti più interessanti riguardano la sinistra generalmente intesa. Deflagrato miseramente, all’interno di quelle “scissioni dell’atomo” nelle quali certa sinistra si è da sempre profusa, il cartello elettorale di Liberi e uguali, pre e post politiche 2018, per il potentino Roberto Speranza, leader nazionale di Articolo Uno, il “giovane vecchio”, l’unto da Bersani, si stanno aprendo ugualmente cruciali possibilità. Da “scissionista” del Pd, Speranza da vittima inossidabile dell’antirenzismo, per quelle casualità che sembrano cicatrici per la memoria, è stato eletto deputato oltre che lontano dai confini lucani, ma proprio in Toscana. Non direttamente, però, si potrebbe dire per volontà popolare, ma col “ripescaggio”. Appena compreso che il governo Pd e M5S aveva concrete possibilità di realizzazione subito ha dichiarato: «Noi ci siamo, ma il nostro interlocutore è Zingaretti (segretario nazionale del Pd, ndr)». Tra i parlamentari lucani di sinistra citati, pare, a bocce ferme, che Speranza sia il fantino, rispetto agli altri, più vicino al traguardo. Potrebbe essere premiato il suo distacco da certe politiche del Pd che lo hanno portato, previa rinuncia alla postazione di capogruppo alla Camera dei deputati sempre per volere di Bersani, a strappare la tessera dem per lavorare con altri “scissionisti” a una diversa forza politica. In più occasioni, nel corso degli ultimi anni, si è speso per una intesa con il Movimento 5stelle, gli impacciati primordi dell’intesa giallo-rossa vanno ricercati nella storica diretta streaming del 2013 tra Bersani, vincitore delle politiche, ma senza maggioranza per governare, e Roberta Lombardi e Vito Crimi per il M5s, e continua a farlo, come riportano i rumors romani. Per questi e altri motivi, tra cui comunque il gruppo di parlamentari che porterebbe in dote al nuovo Governo, Speranza pare ambisca a un Ministero. Subito dietro Speranza, corre veloce Gianni Pittella, il fratello maggiore dell’ex governatore lucano, Marcello, attualmente consigliere regionale. Bocciato clamorosamente dagli elettori lucani, alle politiche del 2018, Pittella è approdato in Senato grazie al “paracadute” del ripescaggio in Campania. Già europarlamentare, nonchè presidente del gruppo dei Socialisti al Parlamento Europeo, la sua figura dal Pd potrebbe essere spesa come “specchietto per le allodole”, politicamente inteso, in riferimento a quei corretti rapporti con l’Europa che l’Italia dovrebbe, e sia M5s che Pd vogliono, avere. Per lui sembra essere in ballo un sottosegretariato, data proprio la sua  caratura europeista che viene chiesta in queste ore a gran voce dal Pd per fare il “patto col diavolo”. Pittella è un renziano, come il fratello, della prima ora. Dalla sua, però, può rivendicare positivamente il fatto di non essere mai stato direttamente coinvolto nei precedenti esecutivi, tra cui quello del toscano. Gianni Pittella, così, potrebbe vedersi ripagato dello scippo della presidenza del Parlamento europeo, perpetrato con un blitz all’ultimo da Tajani (FI) per meno di cento voti. Anche un altro renzianissimo conserva un asso nella manica: il senatore Salvatore Margiotta. È il responsabile Infrastrutture del partito democratico e in queste ore sta lavorando alacremente per evitare il ritorno alle urne. A chiudere la fila dei galoppanti nell’ippodromo Pd e affini c’è il deputato Vito De Filippo. Rispetto ai citati ha verosimilmente una esperienza di Governo maggiore degli altri, due volte presidente di Regione e due volte sottosegretario, Istruzione e Salute. Nella partita in questione, però, il dettaglio non lo aiuta a corroborare la sua personale causa, anzi. Potrebbe, per i 5stelle, essere un elemento di detrimento sulla base della declamata «discontinuità» invocata da entrambi le parti, tanto dagli eletti sinistra quanto tra i pentastellati. I rumors, in sintesi, riportano pertanto di uno Speranza in pole per un Ministero, mentre per gli altri si tratta per un Sottosegretariato. Una cosa è certa: i 5 giorni chiesti e ottenuti da Mattarella serviranno proprio a queste trattative che, stante fonti autorevoli, sono molto bene avviate

Condividi subito

Ferdinando Moliterni

3807454583