BASILICATA: SE SI VOTASSE OGGI IL PD SPARIREBBE

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In Basilicata il Partito democratico e le altre forze di sinistra sono a una manciata di voti, persi, dal passare da specie politiche protette a generi ideologici estinti. Il ministro dell’Interno, nonchè vicepremier e leader nazionale della Lega, Matteo Salvini, spera di affondare l’attuale governo e tornare subito al voto per incassare l’all in elettorale che si prospetta all’orizzonte. Così sulla base degli ultimi sondaggi ufficiali Youtrend per Agi, ha elaborato,  considerando ognuna delle plurime opzioni di alleanze di coalizione, tre ipotesi corrispondenti a tre diversi responsi che le urne potrebbero restituire in caso di elezioni per il rinnovo del Parlamento italiano. Per la Lega, quindi, i grafici riportano tre possibili schieramenti. In coalizione sia con Forza Italia che con Fratelli d’Italia. Alleato solo con Fratelli d’Italia, il cosiddetto polo sovranista che tiene fuori dal perimetro politico i berlusconiani, e infine come ultima eventualità è stato considerato il risultato che il Carroccio otterrebbe se si presentasse da solo agli elettori italiani e lucani. In più, dettaglio fondamentale per la rilevanza della distribuzione dei seggi alla Camera e al Senato, l’elaborazione dati fa riferimento al “Rosatellum” approvato nel 2017, che col suo “effetto disproporzionale”, assegna circa due terzi dei seggi con metodo proporzionale e un terzo con collegi uninominali. Per quanto riguarda l’Italia la Lega rappresenta in tutte e tre le ipotesi citate, con gradualità decrescente a seconda dell’ordine esposto, il classico partito “pigliatutto”. Con il centrodestra unito la nazione diventerebbe una distesa verde-blu, con piccoli cespugli di giallo (M5stelle) e qualche filo d’erba di rosso (Pd e sinistra). Ma ecco cosa accadrebbe in Basilicata. Partito democratico: non pervenuto, res nullius, tutto tace, spettatore non pagante e via discorrendo. In tutte e tre le supposizioni elettorali lucane la partita è esclusivamente tra il centrodestra multiforme e il Movimento 5stelle. In Basilicata il Pd riuscirebbe nella non lodevole impresa di peggiorare drammaticamente la già pesante sconfitta delle politiche del marzo del 2018. Nella circostanza due soli parlamentari, Gianni Pittella è stato ripescato dalla Campania, sono riusciti a varcare rispettivamente la soglia l’uno di Palazzo Madama, Salvatore Margiotta, e l’altro di Palazzo Montecitorio, Vito De Filippo. Al prossimo giro, qualora davvero si dovesse ritornare al voto il prossimo autunno, i parlamentari lucani dem sarebbero zero. Il centrodestra unito conquisterebbe tutto sia in provincia di Potenza che in provincia di Matera. Le elezioni sarebbero per Salvini e alleati, nonchè pretendenti parlamentari dello schieramento, niente di più di “una passeggiata di salute”. Non lo stesso, però, può dirsi per le rimanenti due ipotesi. Per il contesto lucano, il mantra che da oltre un anno ripetono i berlusconiani, «senza Forza Italia il centrodestra non vince», trasformerebbe la “profezia degli azzurrini” in realtà. Il polo sovranista, Lega più Fratelli d’Italia, vincerebbe a Potenza e provincia, ma solo in questa porzione di territorio. L’operazione esclusione Forza Italia avrebbe il non meritevole obiettivo di resuscitare i grillini a Matera e provincia. Totalmente e clamorosamente opposto alle previsioni di Salvini, del lucano d’adozione Marzio Liuni, il novarese pronto a “rubare” un seggio ai lucani, e dell’attuale senatore Pasquale Pepe, l’unico leghista eletto a marzo scorso, sarebbe, invece, il responso delle urne con una Lega libera e sola, ma perdente. In questo caso la Basilicata andrebbe tutta al Movimento cinquestelle che riuscirebbe così a rafforzare il già trionfante esito, anche se due parlamentari si “sono persi per strada”, Salvatore Caiata e Saverio De Bonis, entrambi espulsi, delle politiche dell’anno scorso. Come emerge chiaramente dalle proiezione di YouTrend per Agi al di là dei vincitori una cosa è, con i condizionali del caso, certa. Il Pd lucano, al momento ancora paradossalmente Commissariato, ma senza Commissario, scomparirebbe definitivamente dai radar della politica nazionale. Passando dalle attuali macerie post terremoto, quattro sconfitte in poco più di un anno, dalle politiche alle regionali, passando per le europee e le Comunali del capoluogo, ai fossili archeologici dai quali estrarre la storia che fu, ma che non sarà.

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Ferdinando Moliterni

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