ALL’ARPAB SI ESPANDE LA MACCHIA DI PETROLIO ENI

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Dai dieci milioni di euro per il personale dell’Arpab, l’Eni potrebbe finanziare, per assurdo, anche l’intero Masterplan dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale. O se non questo, in scadenza nel 2020, il prossimo. I paletti per tenere ben distinti i ruoli di controllore (Arpab) e controllato (Eni) stanno per essere divelti. Intanto a quei dieci milioni mancanti, interpretando Rosa, se ne potrebbero aggiungere subito altri 7. L’importante, al di là della terzietà e dell’autonomia operativa che l’Arpab dovrebbe avere e che, stranamente, per il centrodestra lucano non verrebbero meno neanche nel caso dei bonifici milionari  inoltrati da San Donato Milanese, è «dare certezza che esiste un Ente pubblico che fa i controlli». È questo il rilancio che indirettamente emerge dalle pieghe di quanto detto dall’assessore regionale all’Ambiente, Gianni Rosa, che ieri ha riferito sul caso Arpab in terza Commissione. I passaggi chiave sono due e sono i seguenti. Per il Masterplan sono stati stanziati circa 34 milioni di euro, «rivenienti dall’avanzo finanziario dell’agenzia dai fondi Fesr, Fondo europeo di sviluppo regionale, e fondi Fsc, Fondi per lo sviluppo e la coesione». L’assessore ha, però, aggiunto che «è emerso che la sponda Fesr con le relative risorse non sono utilizzabili per le spese del personale, venendo meno la copertura finanziaria per quanto concerne tali fondi, mentre i fondi Fsc potrebbero essere utilizzati con un punto interrogativo». Questo punto interrogativo, con riferimento alla linea C del Masterplan, vale esattamente 7milioni di euro Ad ogni modo qualora Rosa e la Regione non riuscissero a trovare adeguate fonti di finanziamento per controlli, personale e attività di gestione dell’Arpab, la «soluzione» è a portata di mano. La «soluzione» corrisponde al nome di «contributi dell’Eni» detti royalty. «I fondi europei – ha sottolineato Rosa – sono venuti meno e, quindi, si è valutata la questione dei fondi dell’Eni, appunto. Esiste un protocollo del 2018 che prevede lo stanziamento di 39 milioni di euro. Da questi la disponibilità di 10 milioni dal progetto Ripam non attivato». «Questo, ribadisco – ha finanche precisato l’assessore Rosa – permette assunzioni a tempo determinato». Che poi, per inciso, era quell’«ok ai soldi dell’Eni per gli interni» che Rosa, che ha dimostrato la capacità di autosmentirsi, aveva bollato come fake news di Cronache. Sul fronte dei carteggi tra il Dg dell’Arpab, Iannicelli, con il Dg regionale del Dipartimento Finanza, Manti, e il titolare dell’Autorità di gestione dei Fondi europei, Bernardo, resta, dopo le ultime missive infuocate, tutto più o meno fermo. Il Dg Iannicelli ha anche promesso che se il fiume di milioni di euro non arriva nelle casse dell’Arpab, si farà il giro delle sette chiese delle autorità competenti e denuncerà tutto, «a tutela dell’Agenzia», in qualsiasi sede, tra le quali si presume anche quelle penali e della Corte dei Conti. È sempre più una narrazione epico-grottesca questo carteggio tra l’Arpab e i competenti uffici regionale sull’unico tema. Il Dg Arpab Iannicelli, in questa guerra ormai di trincea, mantiene la posizione nei confronti degli “avversari” Manti e Bernardo. Gli stipendi non sono l’unica criticità dell’Arpab. C’è, per esempio tra le altre cose, «l’urgenza di pagare ai fornitori le fatture per beni e servizi acquistati». Alla fine del giro appare sempre più evidente che tra quella di Rosa e quella di Iannicelli una delle due poltrone salterà

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Ferdinando Moliterni

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