GIANFRANCO BLASI: “BARDI AL BIVIO DEL CAMBIAMENTO”

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Gianfranco Blasi è uno dei fondatori del centro destra in Basilicata. È stato parlamentare, due volte consigliere regionale, consigliere comunale a Potenza, amministratore di società pubbliche. È conosciuto per le sue qualità di scrittore, poeta ed animatore culturale di primissimo livello. Ha ricoperto incarichi prestigiosi. Responsabile di Forza Italia per il Mezzogiorno. È stato uno dei collaboratori più stretti di Giulio Tremonti. Relatore di una Finanziaria dello Stato alla Camera dei Deputati. Relatore dell’Indagine conoscitiva per l’introduzione dell’Euro in Italia. Vice presidente del Consiglio Regionale di Basilicata per un lungo periodo. È un collega giornalista che collabora con diverse testate, anche nazionali. Fondatore di giornali e riviste. Cura un blog con migliaia di follower. I suoi scritti sono seguiti, temuti ed apprezzati. I suoi libri, distribuiti e venduti in migliaia di copie. L’ultimo, “La croce diversa”, un romanzo storico che è giunto alla terza ristampa ed alla seconda edizione in poco più di un anno.
La lunga intervista che ha rilasciato al nostro giornale è a metà strada fra un accorato appello e una critica molto severa. Dopo alcuni mesi di rodaggio la legislatura regionale stenta a decollare. Vi sono criticità e lentezze. Soprattutto, il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi appare – in alcuni giudizi – poco visibile ed incisivo. Secondo Blasi la Regione vive da più di un decennio una crisi profondissima di identità e di struttura. Solo una Regione forte può sostenere un nuovo, decisivo processo di crescita e ripresa.
«Il voto al centro destra è stato un grido di dolore dei lucani e un segno di forte e rinnovata speranza.Deludere il voto sarebbe drammatico e aprirebbe una stagione di scomposizione del tessuto connettivo della stessa unità regionale». Così ci ha detto poco prima di iniziare la nostra conversazione…
Buona lettura,
Onorevole Blasi, il presidente Bardi, innanzi alla Corte dei Conti, nell’impegnarsi ad una nuova fase nella predisposizione e approvazione dei documenti contabili della Regione Basilicata, ha precisato che intende utilizzare le risorse provenienti dalle royalty sul petrolio per meglio equilibrare il Bilancio regionale.
«Mi spiace dover sottolineare che l’uso delle risorse rinvenienti dal petrolio ha un percorso contabile e finanziario prestabilito da leggi e regole precise. Soprattutto in ordine alla qualità della spesa relativa a queste entrate. Più semplicemente, non è in alcun modo possibile distrarne l’uso su spesa corrente o, per esempio, su quella sanitaria. Si tratta di entrate – in questa fase anche quantitativamente poco rilevanti – da destinare a spesa per investimenti».
Il dibattito di questi giorni tutto teso a regolarizzare incarichi esterni, dirigenze apicali, non trova sintonia con le parole di Bardi davanti la Corte e soprattutto nelle censure degli stessi giudici contabili.
«Il bilancio regionale viene da anni di manipolazioni contabili. I giudici della Corte dei Conti ne hanno spiegato bene le storture, le deficienze e inadempienze. Una nuova stagione si sviluppa su un principio severo di riqualificazione della spesa pubblica, di disboscamento doloroso dalle sacche di clientelismo, di eliminazione dei costi improduttivi. C’è una buona e numerosa dirigenza interna all’Ente. È sbagliato allargare la spesa pubblica regionale con incarichi esterni. E poi, su un altro fronte, bisogna rivalutare tutto il bacino di spesa degli enti sub regionali».
Il Rapporto annuale della Banca d’Italia sull’economia lucana nel 2018, consente una riflessione più ampia sia di carattere socio economico, sia di natura politica. Ma la domanda che voglio porLe è anche sulla reazione del presidente Bardi al Rapporto.
«Gli indicatori confermano una tendenza allo sbilanciamento. Il territorio regionale è strutturalmente multicentrico con diversi punti di non convergenza. Sia negli andamenti e nelle curve positive, che nei picchi di povertà sociale e nelle discrasie economiche assai severe. Ciò segnala la necessità di un ruolo forte da parte dell’Ente Regione proprio nella capacità di ricollegare i mondi paralleli di un territorio vasto e così diverso che rischia, in alcune sue componenti e nel suo insieme, l’eutanasia socio economica e politica».
Sull’economia lucana ci torniamo. Le chiedevo un’opinione più politica sulla reazione di Bardi.
«Ho letto una nota congiunta del presidente e del mio vecchio amico di Francavilla in Sinni, l’assessore Cupparo, passata, in verità, un pò in sordina. La trovo sbrigativa dal punto di vista della comunicazione istituzionale e da quella del contenuto. La lettera è debole. Il Governatore non dovrebbe mai firmare note congiunte con un suo assessore. Delegittima sé stesso. Delegittima l’assessore. La nota entra, non diffusamente,in materie come l’ambiente, il petrolio, l’agricoltura ed il turismo che non sono di competenza specifica dell’assessore alle Attività Produttive».
Lei la pensa come Marcello Pittella, che suggerisce agli estensori di fare uno sforzo di lettura più attenta prima di pubblicare documenti ufficiali.
«Le risponderò così: Pittella ha torto nel non valutare fino in fondo le criticità e le responsabilità storiche che la Banca d’Italia e la stessa Corte dei Conti hanno messo in evidenza».
Diceva che la nota congiunta è debole.
«Non contiene un indicatore, un dato, un numero sulle prospettive di sviluppo che questa giunta regionale persegue. È confezionata con diligenza, come un buon capo di abbigliamento. Ma nulla di sartoriale. Manca di relazione con gli indirizzi contabili, con gli obiettivi finanziari ed economici del Bilancio della Regione Basilicata, con gli allegati programmatici, con la futura azione legislativa. Quando ci si confronta con una istituzione come la Banca d’Italia bisogna essere all’altezza formale e sostanziale dell’interlocutore».
Si sta parlando molto delle strutture che dovrebbero accompagnare i nuovi assessorati regionali e la stessa presidenza. Ci sembra che, ad oggi, molta strada si debba ancora fare. Ma l’ho interrotta su Bardi…
«Il Presidente Bardi può scegliere, come sembra prediligere, un profilo meno marcatamente politico. Più leggero rispetto all’invadenza del passato, persino prendendosi delle pause così ampie dal lavoro istituzionale, ma non può rinunciare ad esercitare una funzione guida. Essa deve essere trasversale rispetto alle materie e onnicomprensiva in riferimento al territorio regionale. Si tratta di una funzione delegata dalla Costituzione allo Statuto Regionale. Bardi è stato eletto a suffragio universale dalla maggioranza relativa dei lucani, in applicazione di una norma che prevede l’elezione diretta del Presidente della Regione».
Diciamo la verità. In questo momento il disorientamento degli addetti ai lavori, del mondo dell’informazione e della stessa opinione pubblica comincia ad assumere connotazioni preoccupanti.
«Guardando al palazzo della Presidenza della Giunta Regionale mi viene in mente un castello medioevale. Qualcosa di misterioso e di inaccessibile, di talmente distante che, o sia pieno di gente indaffarata, o totalmente vuoto, non modifica di nulla la vita dei cittadini. Mille incarichi non fanno un carico di lavoro se non c’è relazione con l’utilità pubblica di ogni singola attribuzione. Certo, mi dicono che ci sono molte raffinate competenze partenopee. Ma questo potrebbe non bastare».
In campagna elettorale era stato invocato lo spoilsystem. Quella pratica, diffusa nelle democrazie occidentali, di sostituzione sistematica dei dirigenti apicali di nomina pubblica da parte dello schieramento che ha vinto le elezioni, succedendo, al potere, allo schieramento avverso…
«Le voci che si inseguono disegnano un vecchio potere burocratico alla rincorsa dei soliti posti chiave. Per gli elettori, i simpatizzanti, i militanti di centro destra è come se un sogno vada spegnendosi troppo in fretta. In economia come in politica un concetto chiave è quello di non tradire mai il “sentiment” dei propri sostenitori. Lo dico anche in riferimento all’ipotizzata modifica dello statuto regionale relativa all’introduzione di una figura palesemente inutile e costosa come quella del “sottosegretario alla presidenza della giunta”».
La conferma di Aniello Ertico all’Asi di Potenza, uomo scelto nella scorsa legislatura dal centro sinistra pittelliano e dall’ex consigliere Aurelio Pace, si inserisce in questo “sentiment” negativo…
«Sono d’accordo. La scelta è grave anche in relazione all’assenza di risultati, oltre che nella mancanza di politiche industriali degne di questo nome. Sullo sfondo vedo, però, una difficoltà sia interna ai partiti, per esempio dentro Forza Italia, sia nei rapporti fra le forze politiche che sostengono la maggioranza. Speriamo che sia solo un periodo di assestamento e che non ci siano problemi strutturali. Comunque, fra qualche giorno scadrà anche il mandato del massimo responsabile dell’Azienda Regionale di Promozione Turistica. Sarà anche quello un banco di prova del tanto invocato “cambiamento”».
Torniamo al rapporto di Banca Italia, all’economia regionale e al suo stratificarsi in maniera, come dice Lei, conflittuale fra settori, filiere e territori.
«Manca proprio un’idea di rete che tenga dentro l’insieme, per ora asimmetrico, della nostra economia, perché le contaminazioni, il segno più di alcuni indicatori, possano ramificarsi e portare benefici diffusi. Manca un piano industriale regionale. Ne urge un altro sugli investimenti. Manca un come dove e quando sulla spesa dei fondi europei (e qui ci riferiamo soprattutto alle passate gestioni). Non banalizzerei il dibattito sul terzo comma dell’art.116 della Costituzione. Aprire un confronto con il governo centrale, con lo Stato, in relazione alle grandi risorse presenti in Basilicata potrebbe essere significativo».
Però il Pil regionale non lo costruisce solo la Regione.
«Ma l’Ente Regione può determinare indirizzi, investimenti e buone pratiche molto utili all’avvio di un processo virtuoso di sviluppo. Non c’è ancora un dibattito maturo, un accenno lo ha fatto per primo il presidente del Consiglio Regionale, Carmine Cicala, ad un possibile accordo fra Stato e Regione in ordine ad una interpretazione espansiva, a favore della Basilicata,del già citato “Regionalismo differenziato”».
Il presidente Cicala sembra viaggiare su binari paralleli ma non convergenti con gli altri Palazzi del potere regionale … Mi scusi … perché sorride?
«No, no. Sono io a scusarmi … Mi ha fatto venire in mente “le convergenze parallele”. Le racconto di come questo conio lessicaleandò a indicare una traiettoria politica che avrebbe dovuto portare ad un’intesa che infine si realizzò (il cosiddetto compromesso storico) tra forze democratiche tradizionalmente distanti: la sinistra comunista e il centro democristiano. Si tratta di un’espressione d’autorespesso attribuita ad Aldo Moro anche se, in realtà, alcuni sostengono sia frutto di un’invenzione, nel 1960, di Eugenio Scalfari, allora giornalista de L’Espresso».
Adesso, Onorevole, mi imbarazza farlo, ma sono costretta a chiederle di tornare a Carmine Cicala.
«Certo e con gran piacere. Il mestiere di Cicala, personalità di grande cortesia e simpatia, è occuparsi dell’unità istituzionale della Regione, di garantire il buon lavoro del Consiglio Regionale. Lui deve tutelare le minoranze, le rappresentanze, le garanzie democratiche ed il processo legislativo. Non occuparsi mai di politiche attive. Questo compete alla Giunta Regionale e al dibattito fra le parti. Il modello di riferimento può essere il presidente del Senato, la Casellati. Il modello, al contrario, da non imitare è Fico, che partecipa al dibattito politico, dimenticando di essere il presidente della Camera».
Cosa le fa credere ad uno sfilacciamento della coesione regionale.
«Noto una sorta di (involontario?) isolamento politico della città di Matera dal resto della Regione. Vivo questa condizione con allarme. O si alimenta un cordone ombelicale fra Matera ed il resto della regione o si mette in pericolo l’unità sostanziale della Basilicata. Bardi dovrebbe trascorrere un giorno alla settimana anche a Matera, conoscere la città, il suo personale politico, la classe dirigente e le istituzioni locali, respirare le atmosfere forti di Matera Capitale della Cultura per il 2019».
Ultima annotazione programmatica. Il sistema sanitario sta collassando.Dal suo Blog Lei ha lanciato diversi appelli in questa direzione.
«Personale insufficiente, reparti che chiudono, servizi poco selettivi. La sanità lucana deve svuotare le infezioni clientelari, la gestione paternalistica e dirigistica, proporsi come attrattiva, innovativa e competitiva. Molto del futuro dei servizi sociali e alla persona, anche nell’area Sud e nelle aree interne che stanno subendo lo spopolamento, passa dal sistema sanitario regionale. E’ una questione di civiltà democratica. La stessa futura qualità della vita dei lucani dipenderà da questi indicatori. Credo che non sarebbe sbagliato perseguire l’idea di una facoltà lucana di medicina con le relative specialistiche, o almeno finanziare borse di studio per le specialistiche con l’obbligo di esercitare, successivamente, ad ottenimento dei risultati, la professione in Basilicata per un congruo numero di anni».
Lei, oltre ad essere un collega giornalista, è un esperto di comunicazione istituzionale. Cosa pensa, a questo proposito, del dibattito in atto e di quanto sta accadendo in queste ore in Regione.
«Ho subito per troppi anni una informazione faziosa e di parte. È mio convincimento che la comunicazione istituzionale debba essere nell’ordine: 1.equilibrata; 2. formata all’interesse generale; 3. plurale; 4. rispondente – con intelligenza – alle esigenze politiche del committente; 5. gestita da mani esperte».
Torno sulla questione politica. Lei è molto critico anche sulla modifica dello Statuto che ha introdotto questa “particolare” figura del Consigliere Regionale supplente.
«La sinistra ha immaginato di incassare dalle clientele elettorali, poi, però, ha perso le elezioni. Il consigliere regionale deve poter svolgere le sue funzioni nella pienezza del mandato. Fare interrogazioni, interpellanze, esercitare l’istituto del controllo. Un consigliere debole rende debole il suo stesso ruolo. Comunque, nel caso di specie, conosco personalmente le consigliere e i consiglieri subentrati. La loro storia politica e la serietà personale sarà una garanzia per tutti noi. Approfitto per ricordare un altro dato positivo, frutto delle ultime elezioni regionali. Il cambio profondo di classe dirigente, anche il salto generazionale.È lecito dare un po’ di tempo al consiglio regionale per assestarsi».
Ma il presidente Bardi è un uomo maturo, con un curriculum importante. Come la mettiamo con questo vuoto di potere che si respira nell’aria?
«Speriamo, voglio crederci ancora, che il presidente Bardi esca da questa sorta di stordente luna di miele con il suo nuovo prestigioso, onerosissimo, ruolo. Tocca a lui rendersi visibile, battere un colpo. Tocca a Bardi esercitare la funzione costituzionale e statutaria di Presidente della Regione Basilicata».

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Maria Fedota

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